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Sanità: Ceis, nel 2009 cure troppo costose per 5 milioni di italiani

Lo svela il rapporto del centro studi di Tor Vergata che lancia l'allarme: la nostra spesa pro-capite inferiore del 17,6% a quella dell'Europa. Regioni spolpate, per il 2010 servono 6 miliardi in più, 7 per il 2011.

» Cronaca Medicina e Salute Valentina Marsella - 17/06/2010

L'impoverimento delle famiglie accresce le difficoltà nell'accesso alle cure sanitarie non coperte dal Servizio sanitario nazionale. Un problema che nel 2009 ha riguardato circa 5 milioni di persone, per le quali sostenere ingenti spese legate a motivi di salute, appare impossibile. Colpa della crisi che ha alleggerito il portafogli. A rivelarlo è il Centro interdipartimentale di studi internazionali sull'economia e lo sviluppo (Ceis), dell'Università di Tor Vergata, nella sua settima edizione del 'Rapporto Sanità 2009'.

Il dossier fa notare che 338mila nuclei familiari italiani, ossia oltre un milione di persone, sono stati soggetti a fenomeni di impoverimento a causa di spese sanitarie o sociali, soprattutto per problemi di non autosufficienza: il 94 per cento degli assistiti in residenze socio-sanitarie per anziani non autosufficienti e il 90 per cento degli assistiti in residenze sanitarie assistenziali (rsa) partecipano di tasca propria alle spese della struttura. Solo il 34,9 per cento degli over65 presi in carico ha ricevuto qualche forma di assistenza sociale. Altre 992mila famiglie, circa 3 milioni di persone, sono state costrette a sostenere spese per la sanità molto elevate rispetto ai propri redditi.

E ancora, in oltre 2 milioni 600mila famiglie almeno un componente ha dovuto rinunciare a sostenere spese sanitarie per il peso economico che avrebbero comportato. In totale si presume siano oltre 5 milioni gli italiani che, nel 2009, hanno avuto problemi di diversa entità nell'accesso alle cure, facendo i conti con un budget in cui non potevano rientrare. La nostra spesa pro-capite è oggi del 17,6 per cento inferiore a quella dell'Europa a 15, e quasi il doppio più bassa rispetto ad alcuni Paesi extraeuropei. Il rapporto fotografa anche le ripercussioni di questo gap di finanziamento del sistema sanitario, ancor più evidente con l'accentuarsi della crisi economica esplosa nel 2008. 

A farne le spese, si fa notare, saranno le Regioni, già in dissesto finanziario e oggetto di Piani di rientro. La distribuzione delle risorse sarà ancor più disomogenea, dato che la ripartizione procapite viene calcolata in base all'età della popolazione, e questo crea una forbice significativa tra il picco di 2mila 119 euro procapite del Trentino Alto Adige e il minimo di 1.638 euro pro capite della Campania. Un gap giustificato dal presupposto che una popolazione anziana 'consumi' più sanità ma che lascia certamente dubbi sull'entità e l'effettiva correttezza della redistribuzione, in relazione al fatto che è dimostrato essere l'età la principale ma non l'unica determinante dei bisogni sanitari. È inoltre necessario garantire dotazioni essenziali di personale e strutturali, indipendentemente dalla quantità di prestazioni erogate. 

Le capacità delle Regioni di evitare tali fenomeni di impoverimento paiono molto diverse: l'analisi sull'equità, in termini di impatto della spesa sanitaria sui bilanci familiari, indica una significativa differenza regionale, con picchi di maggiore impoverimento relativo (minore equità nella soddisfazione della domanda di cure e assistenza) in Piemonte, Molise e Liguria e una minore incidenza di impoverimento (maggiore equità nella soddisfazione della domanda) in Campania, Marche e Puglia. Tasse, ticket o tagli alle prestazioni. Sembra questa la nuova spada di Damocle con cui le Regioni dovranno fare i conti nel prossimo futuro. Per coprire la spesa sanitaria occorrerà reperire circa 6 miliardi di euro per l'anno 2010 e 7 miliard per il 2011.

La spesa sanitaria per il 2010, aggiornata secondo la nuova manovra economica, dovrebbe assestarsi sui 116,5 miliardi nel 2010 e 121 miliardi nel 2011. "Se tali previsioni dovessero essere confermate - dice il Ceis – il disavanzo rischia di pesare in modo diverso tra le Regioni e le Provincie Autonome". Lo scenario appare preoccupante dal punto di vista economico finanziario, e il rapporto Ceis evidenzia la necessità di un significativo intervento regionale a copertura della spesa sanitaria. E questo anche dopo l'ultima manovra economica attualmente all'esame del Parlamento, che sembra sostanzialmente neutrale rispetto al finanziamento regionale per il 2010, e moderatamente incisiva per il 2011 (- 418 milioni per blocco contratto del personale).  

La spesa sanitaria italiana può ormai considerarsi sotto controllo. Per effetto degli interventi di contenimento degli ultimi anni, rileva il Ceis, "la nostra spesa pro-capite è oggi del 17,6 per cento inferiore a quella dell'Europa a 15 e quasi il doppio più bassa se si considerano anche Paesi extraeuropei quali il Canada, il Giappone e gli Usa. Nel 2008 la spesa sanitaria totale è stata pari all'8,7 per cento del PIL, ma con l'indotto che crea, si stima che l'economia legata alla sanità rappresenti la terza industria italiana dopo alimentari ed edilizia". È necessario "un monitoraggio continuo - ha commentato Federico Spandonaro, coordinatore scientifico del Rapporto - dati contabili certi, e continuare ad investire nelle strutture. Il continuo taglio dei farmaci è solo una misura tampone". 

Più ottimista il ministro della Salute, Ferruccio Fazio, che ha spiegato: "Ci sono certamente criticità e diseconomie, ma in ogni caso la sanità italiana regge ed è tra le migliori al mondo. È una sanità buona - ha detto - che piace ai cittadini". Quanto ai finanziamenti sulla sanità, Fazio fa notare che "in Italia sono in linea con quelli dell'Europa, dove c'è un trend di decremento. Oggi la nostra sanità si presenta all'appuntamento con il federalismo fiscale con le carte in regola. Per il futuro sarà necessaria una revisione dell'Health Technology Assessment (Hta) e della normativa sui dispositivi medici".