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Vasari torna a splendere grazie al Getty
Grazie al finanziamento della Fondazione di Los Angeles, l'Ultima Cena, danneggiata nell'alluvione del 1966, potrą essere restaurata dagli esperti dell'Opificio delle Pietre Dure, in un progetto che mira anche alla formazione dei giovani.
Fonte: www.opificiodellepietredure.it
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Le tavole gonfiate dall'acqua, il colore che si perde nella cupezza del grigio, le figure soffocate dal passare del tempo. Non è semplice far tornare all'antico splendore 'L'ultima Cena' di Giorgio Vasari, il dipinto su tavola di grandi dimensioni (6,60 x 2,62 metri), vittima della furia dell'alluvione che nel 1966 sommerse Firenze, deturpandone i tanti capolavori: occorre la bravura dei migliori restauratori del mondo e un finanziamento importante, oltre a un approfondito lavoro di ricerca.
Quello che, fino a poco tempo fa, sembrava impossibile, oggi si sta realizzando grazie alla collaborazione tra la prestigiosa Fondazione Getty di Los Angeles e l'Opificio delle Pietre Dure di Firenze, in un progetto, presentato il 12 maggio scorso nella città toscana, che agli interventi sull'opera affianca un percorso formativo per giovani volto a tramandare le conoscenze acquisite nel tempo dai grandi restauratori Ciro Castelli e Mauro Parri.
Sono trascorsi quasi 45 anni dal giorno in cui torrenti di acqua mista ad olio, fango e detriti hanno invaso le strade di Firenze, causando vittime, danni agli immobili e una catastrofe culturale di proporzioni epiche. Migliaia di opere d'arte furono danneggiate o distrutte. Tra le opere danneggiate e sopravvissute all'assalto delle acque, la tavola del Vasari è forse l'ultima grande vittima della tragedia, e non è più stata esposta in pubblico da allora. Sebbene il dipinto sia stato sottoposto a un intervento di emergenza all'indomani dell'alluvione, la complessità del recupero non ne ha mai permesso un restauro completo. Nel 2004, l'opera è stata trasferita nella Fortezza da Basso per ulteriori esami e analisi da parte dell'Opificio delle Pietre Dure.
Le tremende perdite causate dall'alluvione, però, hanno generato nel tempo un movimento volto a restaurare tesori storici e artistici come i dipinti su tavola presenti nelle collezioni museali e negli edifici religiosi in America, Europa e Russia, con opere di Duccio di Buoninsegna, Leonardo da Vinci, Peter Paul Rubens e Rembrandt van Rijn, opere minacciate da gravi problemi dovuti alla deformazione, alle creazione di fenditure e schegge del legno sulle quali sono dipinte, e necessitano di un trattamento specializzato e del restauro non solo della superficie dipinta ma anche della struttura di supporto.
Oggi, esiste solo un piccolissimo gruppo di esperti qualificati per restaurare queste opere, e quasi tutti si ritireranno dalla vita professionale entro il prossimo decennio. È proprio per questo che la Getty Foundation, il Getty Conservation Institute e il J. Paul Getty Museum hanno ideato congiuntamente la Panel Paintings Initiative, per garantire che la prossima generazione di restauratori sia preparata a prenderne il posto.
Come parte dell'Iniziativa, la Getty Foundation ha stanziato 300mila euro per l'Opificio delle Pietre Dure e Laboratori di Restauro, così che sette restauratori di livello avanzato, medio e specializzandi abbiano l'opportunità, unica nel suo genere, di formarsi a fianco dei migliori esperti nel campo. Il contributo arrivato a Firenze porta a quasi 750mila euro l'importo totale stanziato dalla Getty Foundation per mezzo della Panel Paintings Initiative, e si aggiunge al finanziamento per l'indagine sulle collezioni museali più importanti di pitture su tavola e sui professionisti del settore effettuata dallo Statens Museum for Kunst di Copenhagen, e al progetto di collaborazione tra il Metropolitan Museum of Art di New York e il Museo del Prado a Madrid, che ha portato al restauro del grande 'Adamo ed Eva' di Albrecht Dürer.
"Siamo molto lieti di offrire questo contributo all'Opificio - ha dichiarato Deborah Marrow, direttore della Getty Foundation – perché la complessità del lavoro su l'Ultima Cena offrirà ai futuri restauratori di tavole lignee un'esperienza di apprendimento senza precedenti, sotto la supervisione di esperti. Questo progetto servirà da modello per futuri contributi nella nostra Panel Paintings Initiative".
Isabella Lapi Ballerini, soprintendente dell'Opificio, ha detto di condividere "la preoccupazione del Getty circa la necessità di formare futuri restauratori, così che abbiano le capacità adeguate per occuparsi dei dipinti su tavola. Siamo grati di avere l'opportunità di lavorare in partnership con il Getty nel restauro de 'L'ultima Cena' di Vasari e di renderla ancora una volta accessibile al pubblico".
Il progetto è appena partito e il termine del restauro è previsto a metà 2013: occorreranno, infatti, circa tre anni per giungere alla conclusione del delicatissimo lavoro che attende i restauratori, colmo di emozioni, ma anche di responsabilità e problemi. Il tutto culminerà con una mostra congiunta tra l'Opificio e il Museo dell'Opera di Santa Croce, e un libro che illustrerà il lungo processo che porterà di nuovo alla luce i colori e la mano di grande pittore che fu Vasari.






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Aste: va al Getty Museum di Los Angeles il paesaggio romano di William Turner
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