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Agenzie di rating: anatomia di un conflitto d'interessi

Moody's, Standard&Poor's e Fitch sono nella bufera dopo le 'leggerezze' commesse in relazione alla crisi greca. Ma come funzionano le 'tre sorelle'? Quanto valgono? E chi le paga?

» Crisi economica Ulisse Spinnato Vega - 14/05/2010
Fonte: Immagine dal web

Dovrebbero orientare i mercati con illuminato anticipo e dare informazioni utili sugli investimenti da fare e da evitare. Invece spesso nascondono i crac fino all'ultimo momento o magari si limitano a seguirli aggravandone gli effetti. Eppure con le loro pagelle coprono il 90 per cento e forse più del mercato, detenendo un potere che è quasi di vita o di morte su colossi bancari e finanziari, su fondi di investimento, imprese e addirittura su pubbliche amministrazioni e stati nazionali.

LE 'TRE SORELLE'. Le chiamano le 'tre sorelle', ma finora sono apparse come tre dee, le tre moderne Parche che possono dipanare o tagliare il filo della vita di ogni singola istituzione che emetta titoli per finanziare il proprio debito o per fare spese e investimenti. Senza una loro parola buona nessuno può presentarsi a raccogliere liquidità sul mercato. Si tratta di Moody's, Standard&Poor's e Fitch, le agenzie di rating che fanno il bello e cattivo tempo in regime di oligopolio grazie alle licenze centellinate dagli enti regolatori americani.

LA MISSION. Per un secolo e più (ma Fitch è più giovane) è stato chiesto loro di assegnare un giudizio sulla solvibilità e sulla credibilità di un debitore, fosse esso una banca o uno stato. In cambio le agenzie di rating hanno ricevuto l'investitura di utilities riconosciute malgrado non fossero (e non siano) pubbliche. Insomma, i mercati finanziari si sono messi nelle loro mani come se si trattasse di enti terzi, di arbitri imparziali.

FATTURATO DA 4 MILIARDI DI DOLLARI. Da un decennio a questa parte, però, è saltato agli occhi di tutti che non è così. Le 'tre sorelle', infatti, non sono authority, ma società per azioni che insieme sfiorano i 4 miliardi di dollari di fatturato. Se fino alla crisi greca il problema era quello del rapporto (patologico) tra agenzie di rating e colossi economico-finanziari privati, ora si è capito che le 'tre sorelle' possono arrecare gravi danni anche ai debitori sovrani, con giudizi tranchant e affrettate valutazioni di carattere politico più che tecnico. Tanto che adesso molti economisti ne contestano apertamente la funzione e la serenità di analisi.

LA 'SPARATA' SULLE BANCHE ITALIANE. Per quanto riguarda l'Italia, la goccia che ha fatto traboccare il vaso è zampillata il 6 maggio scorso, quando Moody's se n'è uscita sostenendo che il rischio greco investiva anche i conti delle banche nostrane. Una nota, due frasette accrocchiate senza alcun approfondimento analitico che hanno suscitato persino la piccata reazione della solitamente imperturbabile Bankitalia in difesa degli istituti di credito italiani. Eppure il giudizio dell'agenzia di rating aveva messo in ambasce i mercati, causando in poche ore enormi perdite per i titoli dei giganti bancari del Bel Paese. Peccato che appena 24 ore dopo, la stessa Moody's si sia rimangiata ciò che aveva pontificato il giorno prima.

IL CONFLITTO D'INTERESSI. Il problema chiave resta quello del conflitto d'interessi di controllori che vengono pagati dai controllati. Come detto, le 'tre sorelle' non sono enti pubblici e nemmeno soggetti terzi, ma parti in causa che devono valutare l'affidabilità del debito e la bontà dei prodotti finanziari emessi da chi le sostenta. Ora, se è già moralmente discutibile un meccanismo di tale natura, appare ancor meno accettabile che le agenzie di rating possano determinare con un battito di ciglia la condizione economica degli stati nazionali sovrani.

I NUMERI DI MOODY'S. Vediamo però nel dettaglio valori economici e principali stakeholders della 'triade'. Moody's ha 1,79 miliardi di dollari di volume d'affari, con un risultato operativo di 687 milioni e un margine sui ricavi del 38 per cento. Il suo primo azionista (12,99 per cento) è il gestore di fondi di investimento americano Berkshire Hathaway del celebre finanziere Warren Buffett, idolo di Wall Street. Poi ci sono società di investimenti come Capital Research Global Investors, Capital World Investors o Fidelity Management & Research, ciascuna delle quali controlla obbligazioni, cespiti industriali e finanziari per centinaia di miliardi di dollari. Moody's è quotata a New York, dà lavoro a 3mila persone e un terzo circa sono analisti del credito. Le sue valutazioni coprono cento stati e 29mila emissioni di bond pubblici, oltre a 12mila obbligazioni societarie e 96mila prodotti derivati.

I DATI DI S&P's E FITCH. Standard&Poor's ha 150 anni di storia, vale oggi 1,4 miliardi di dollari ed è controllata da McGraw-Hill, public company quotata a Wall Street. Tra i soci del gruppo editoriale ci sono la stessa Fidelity Management & Research che abbiamo già incontrato, T. Rowe Price Associates e Capital World Investors. S&P's è attiva in 23 paesi e vanta di aver dato il proprio nome a uno dei tre più importanti indici della Borsa americana: lo Standard & Poor's 500. Infine la minore delle 'tre sorelle', Fitch, ha un fatturato di circa 680 milioni ed è presente in 150 Paesi. Il 60 per cento del capitale è controllato dalla multinazionale Fimalac S.A. del ricchissimo francese Marc Ladreit de Lacharrière. In posizione minoritaria c'è un colosso privato americano delle comunicazioni come Hearst Corporation.

UNA NUOVA ERA. Gli scandali finanziari degli ultimi anni avevano già messo in luce il cattivo funzionamento delle agenzie di rating. Ma ora che la crisi "si è trasferita dal debito privato al debito pubblico", come dice Tremonti, i governi hanno iniziato a capire che il potere delle 'tre sorelle' è eccessivo, per cui sono allo studio nuove regolamentazioni internazionali che certamente metteranno una mordacchia a giudizi troppo 'leggeri' e pagelle troppo discrezionali. 


LINK
- La storia di Moody's
- A proposito di Standard&Poor's
- Fitch Italia