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Marea nera: dalle balle di fieno ai capelli, rimedi fai da te per assorbire il greggio
Da sceriffi e sindaci della costa Usa arrivando soluzioni, a volte bizzarre, per arginare la minaccia del petrolio. Intanto, Bp, apre un sito in cui lancia un sos alla comunità internazionale, per avere suggerimenti e consigli sul da farsi.
Fonte: www.deepwaterhorizonresponse.com
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È caccia alla soluzione per arginare la minaccia della marea nera, che non si arresta. Dopo due settimane di tentativi per eliminare il greggio fuoriuscito dall'affondamento della piattaforma Deepwater Horizon, la compagnia petrolifera proprietaria British Petroleum (Bp), chiede aiuto dal web. Il colosso ha infatti aperto un sito per raccogliere consigli e suggerimenti, www.deepwaterhorizonresponse.com: le idee proposte sul sito arriveranno direttamente al tavolo dei 'cervelloni' di Bp. E gli esperti da tutto il mondo stanno collaborando, ha fatto sapere il portavoce, Bryan Ferguson, al centro emergenza allestito a Robert, in Louisiana.
La compagnia ha allestito anche un 'numero verde'. Doug Suttles, direttore operativo della compagnia petrolifera, ha detto che adesso saranno messe in atto "operazioni parallele" a quelle già tentate. Dal mare del web, sul sito che raccoglie responsi, come anche sulla pagina di Facebook aperta da Bp, alcune idee sono già arrivate. Come quella di un signore brasiliano, Forrest Guump è il nickname, che dice di aver lavorato a lungo in una compagnia petrolifera scozzese e propone la sua esperienza. Un certo Donald consiglia di sparare con un'enorme fionda-gru un tubo più grande della bocca con un restringimento finale.
Un suggerimento anche dall'Italia: un ingegnere idrodinamico del Belpaese, Roberto Mazzara, qualche giorno fa, prima che il gigante petrolifero alzasse bandiera bianca aveva mostrato i prodigi di una sua esperienza. Alcuni anni fa, davanti un problema analogo presentatosi in America Latina, aveva studiato una soluzione basata sull'utilizzo di azoto liquido e poliuretano ad alta densità. Comunque, al di là della fiera dei consigli, aperta a esperti e cittadini comuni, gli Stati americani che si affacciano sulla costa minacciata dalla marea nera si stanno ingegnando per trovare ogni genere di soluzione. La polizia della Florida, per esempio, ha suggerito di mettere balle di fieno in acqua per tamponare il liquido oleoso in uscita.
Un piano audace in tre fasi, dettagliato dallo sceriffo della contea di Walton, Michael A Adkinson, e da un imprenditore privato, CW Roberts: chiatte galleggianti al largo dei 50 chilometri di coste incontaminate, riempite con giganteschi rotoli di fieno e dotate di compressori per sparare il fieno nelle acque oleose. "Il fieno si aggregherà insieme al greggio - ha spiegato il portavoce dello sceriffo, Mike Gurspan - e renderà più agevole rimuovere i detriti dall'acqua". E se il piano funzionasse per raccogliere il greggio fuoriuscito, come fare invece per chiudere la falla? Alla domanda, Gurspan non trova una risposta precisa: "Magari spunta qualcuno in Louisiana con un'idea...", si limita a dire.
Da non sottovalutare anche il problema coste. Una organizzazione ambientalista, la Matter of Trust, si è mobilitata per diffondere un metodo in grado di assorbire il petrolio una volta giunto sulle spiagge. L'ingegnosa soluzione? Usare capelli, peli di animali, crine, lana da cardare, che stanno arrivando a scatoloni da tutta l'America e dal Canada, per fabbricare con un tubo e una calza di nylon grossi serpentoni simili ai paraspifferi. E se i capelli sono stati debitamente trattati con shampoo sgrassante, come viene consigliato nel video fai-da-te, i salsicciotti assorbono l'olio nell'acqua come feltri. Il vantaggio? I capelli avrebbero la capacità di assorbire il greggio ma non l'acqua. E la risposta degli americani, in apprensione per quanto sta accadendo, non ha tardato ad arrivare: tanto che l'associazione ha dovuto cercare un nuovo hangar per ospitare le tonnellate di serpentoni di peli e capelli arrivati da parrucchieri e donatori privati di ogni angolo degli States.
Questo sistema brevettato, denominato emblematicamente 'hair boom', dovrebbe offrire migliori risultati dei booms di plastica arancione della Guardia Costiera sparsi in molte aree colpite. Le barriere galleggianti di gomma, infatti, si sono rivelate poco adatte all'uso in mare aperto, perchè funzionano per un po', ma prima o poi vengono trascinate via dalle onde e dalle correnti. Tra le soluzioni 'fai da te' di sceriffi e sindaci delle località della costa, dal Texas alla Florida, quelle di creare barriere artificiali: soprattutto sacchi di terra e sabbia.
È sceso in campo anche il governatore della Louisiana, Bobby Jindal, che ha inviato a Washington un progetto quasi faraonico, costoso e non realizzabile in tempi brevi: proteggere le spiagge del Golfo costruendo al largo una barriera di isole artificiali. Ma come? "Dragando il fondale del Mississippi – spiega il governatore - e dei suoi affluenti". La terra così recuperata, anche se non si conosce l'impatto idrogeologico che il progetto potrebbe avere, dovrebbe essere utilizzata per collegare tra loro le lingue di terra emersa già esistenti al largo della costa. Ma l'impresa non è così facile: la perdita da contenere è a 1500 metri di profondità.
In attesa di un piano B, dopo il fallimento della calotta di acciaio e cemento, la Bp ha avuto l'ok dall'ente federale per la difesa dell'ambiente, l'Epa, per spruzzare solventi chimici in profondità in modo da nebulizzare il greggio. E pare che questi solventi stiano funzionando discretamente e l'incendio controllato delle chiazze di petrolio sarebbe servito a bruciare, fino ad oggi, l'equivalente di cinquemila barili di greggio. Poco, perché è il quantitativo che viene disperso in un solo giorno. In questo caos di suggerimenti e ingegnosi marchingegni, quello del comandante della Coast Guard americana, Thad Allen, è sembrato a molti paradossale.
Domenica scorsa, in tv, il comandante ha detto che si potrebbe tentare di "iniettare nella conduttura rifiuti plastici, sostanze come pezzi di pneumatico e palle da golf". Eppure, l'idea non è poi così folle. Allen è il 'National Incident Commander' al quale il presidente Barack Obama ha affidato la responsabilità del coordinamento dei tentativi in atto per limitare il disastro. Un portavoce della Bp, infatti, ha confermato che questa è una delle strade che si stanno vagliando.
Per dare suggerimenti e ricevere informazioni è possibile chiamare la linea istitutita da Bp, 'Alternative Response Technology Hotline', al numero Usa (281) 366-5511.






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