Scienze e Tecnologie » Natura e Ambiente » Inquinamento e Rifiuti

Elettrosmog: braccio di ferro tra cittadini, gestori e Comuni sulle onde elettromagnetiche

I comitati civici si battono per tutelare il diritto alla salute, ma le compagnie potenziano la rete per i nuovi servizi. A Roma le antenne sono oltre 3mila, mentre fuori città sono interdette al centro storico. E le assicurazioni non coprono i rischi.

» Inquinamento e Rifiuti Gianluca Colletta - 10/05/2010

Crescono come funghi sui tetti dei palazzi, invadono le città e a volte rovinano paesaggi e panorami che la bella Italia offre al mondo. Sono sempre di più le antenne di telefonia mobile e, di pari passo, anche i cittadini che protestano per difendere la propria salute e quella dei loro figli, preoccupati per gli effetti che possono scaturire da un nemico invisibile: l'elettrosmog.

Non si oppongono al progresso, né tantomeno all'uso dei cellulari. Sarebbe come dire che per fermare le stragi causate dalle automobili bisognerebbe abolire le macchine. I molti comitati di quartiere che sono sorti e sorgono ancora in Italia, si battono per il diritto alla salute, stabilito dall'articolo 33 della Costituzione, ma che troppo spesso viene messo da parte in favore di un altro principio, quello alla comunicazione. Per questo chiedono una normativa più incisiva e piani regolatori appositamente studiati, da realizzare prima della costruzione di nuovi insediamenti.

Installazione antenna di telefonia mobile in via Lina Cavalieri, RomaI problemi legati all'elettrosmog irrompono prepotentemente nella cronaca quotidiana parallelamente alla nascita e allo sviluppo della telefonia cellulare. I numerosi servizi che offrono i nuovi apparecchi, dalla possibilità di guardare la televisione a quella di collegarsi ad internet, chattare e tanto altro ancora, hanno fatto proliferare sui tetti delle città migliaia di antenne. Solo a Roma sono state abbondantemente superate le 3mila installazioni, un numero senza eguali in Europa, tanto da valere alla Città Eterna il titolo di discarica del Continente.

E i rapporti con le istituzioni non sempre sono facili. I Comuni che rilasciano le autorizzazioni, difficilmente mettono in atto programmi di concertazione con i cittadini. Per questo appare ancora più sorprendente la decisione del Comune di Rocca Priora, vicino Roma, di vietare la presenza di antenne nel proprio centro storico, dopo aver appurato che l'inquinamento elettromagnetico del territorio superava di gran lunga i già permissivi limiti imposti dalla legge.

Nella Capitale basta alzare la testa per accorgersi dell'entità del fenomeno. Dal 2005 in Campidoglio sono depositate decine di migliaia di firme per chiedere una moratoria in attesa di un piano regolatore che stabilisca i punti più idonei per la costruzione di queste installazioni radio base. Finora nulla si è mosso e le compagnie telefoniche continuano indisturbate a incrementare le reti, cercando di soddisfare una richiesta sempre maggiore di servizi da parte degli utenti e dei propri abbonati.

Esemplare il caso del Comitato viale Lina Cavalieri, che, sempre a Roma, negli ultimi mesi è balzato più volte alle cronache. Manifestazioni, petizioni, interventi delle autorità e lettere rivolte ai personaggi simbolo della città, come il capitano giallorosso Francesco Totti, non hanno evitato che la Wind completasse i lavori e attivasse l'antenna posta su un palazzo dell'ENASARCO (l'ente previdenziale degli agenti e dei rappresentanti di commercio) che, dopo la crisi economico-finanziaria che ne ha svuotato le casse, ha firmato numerosi contratti nella capitale per concedere alle compagnie telefoniche la possibilità di costruire sui tetti dei propri edifici numerose antenne. 

Così, circa 10mila abitanti della zona di Nuovo Salario, nella periferia Nord-Est di Roma, hanno visto nascere e crescere un ripetitore telefonico a soli 29 metri dalle proprie camere da letto, nonostante i vizi autorizzativi che hanno dato il via ai lavori e gli interventi del presidente del IV Municipio, dell'ex assessore all'Ambiente della Regione Lazio e del Consiglio Comunale, tutti schierati bipartisan a favore dei cittadini.

Tumori e leucemie sono i principali spettri contro cui combattono i comitati. Sebbene non ci siano studi che stabiliscano con certezza una relazione concreta tra onde elettromagnetiche e l'insorgenza di queste patologie nel breve periodo, in molti chiedono di mettere in pratica un principio di precauzione. L'attuale legislazione italiana, pur permettendo l'installazione delle antenne, implicitamente ammette un potenziale pericolo, tanto che ne vieta la costruzione in un raggio inferiore ai 100 metri da scuole, ospedali e cliniche.

E anche sul fronte delle assicurazioni private non esiste nessuna polizza che copra da eventuali pericoli di cellulari, antenne ed elettrodotti. All’Ania (l’Associazione nazionale imprese assicuratrici) non risulta nessun prodotto del genere, e anche le principali agenzie italiane (Fondiaria Sai, Generali, Alleanza Toro e Allianz Ras) non hanno polizze al riguardo. In un campo dove viene assicurato di tutto (dai decolté delle showgirl, alle caviglie dei calciatori, solo per fare un esempio) sembra strano che questi contratti non abbiano mercato, come sostengono le compagnie. Entrando nel campo delle ipotesi e delle congetture, i più maligni potrebbero pensare che effettivamente temono le conseguenze di queste apparecchiature sulla salute, ritenendo il prodotto non vantaggioso.

"Perché i bambini e i malati – chiede Daniela Caramel, presidente del Comitato 'Viale Lina Cavalieri' - devo essere protetti solo durante le poche ore che sono negli istituti, mentre una volta tornati a casa possono essere bombardati per il resto della giornata da onde elettromagnetiche, anche di notte, quando le difese immunitarie sono più deboli? Quella di tutti noi comitati - continua - è una battaglia di civiltà in cui dobbiamo unire le forze per raggiungere risultati. Gli effetti a lungo termine sono ancora da provare e magari tra 30 anni si scoprirà scientificamente che queste antenne sono nocive. Cosa succederà a quel punto? Verranno dati risarcimenti, come è successo per l'amianto, ai familiari delle vittime? Intanto la gente sarà morta".