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Da 'twittare' a 'fannullonismo': il lessico del Terzo Millennio, tra società e creatività

Adamo, dell'Osservatorio neologico della lingua italiana del Cnr, racconta come le nuove parole sono inserite nel vocabolario. "Il modello di italiano dei giornali e della tv è buono - dice - ma ci sono isole dove prevale il registro colloquiale".

» Costume Valentina Marsella - 21/04/2010

Qualcuno le inventa per fantasia o per scherzo, qualcuno per il bisogno di immortalare un preciso momento storico e sociale della lingua italiana e della cultura che essa esprime. Le parole, colonne portanti del nostro bagaglio linguistico, sono in continua evoluzione. Una trasformazione che si vede prima di tutto nelle pagine dei quotidiani, che ogni giorno veicolano  tra i sei e i sette milioni di unità lessicali e propongono le numerose novità che si affacciano costantemente alla ribalta. Ma com'è l'italiano del terzo Millennio? È una lingua mai uguale a se stessa, dove termini insoliti e fantasiosi fanno capolino, per essere poi inseriti nel vocabolario. 

Parole usate in politica, nel linguaggio economico, nelle pagine di cronaca e di costume. Ma soprattutto termini che raccontano di una lingua più tecnologica, dove 'Twittare' e 'Skypare', sono all'ordine del giorno, ma qualcuno, forse i meno giovani, non sa ancora che si riferiscono all'avvento dei social networks e della comunicazione sul web. "Nella maggior parte dei casi – ci fa notare il professor Giovanni Adamo, dell'Istituto per il lessico intellettuale europeo e storia delle idee (Iliesi) del Cnr - non si tratta soltanto di espressioni prodotte dalla terminologia delle nuove tecnologie; non di rado prevale la creatività di chi scrive e, in particolare, di cronisti, giornalisti e opinionisti, che si trovano a raccontare le situazioni più diverse, attraverso un linguaggio espressivo, accattivante e colorito". 

Adamo, che è a capo dell'Osservatorio Neologico della Lingua Italiana all'Iliesi, analizzando di giorno in giorno le nuove parole che si affacciano sul mondo linguistico, sottolinea come i neologismi raccolti "tracciano il quadro di un preciso momento storico e sociale della lingua. Le nuove formazioni sono presenti in tutti i settori nei quali si articolano abitualmente i giornali: dalla politica all'economia e alla cronaca, dalla moda allo sport e allo spettacolo, senza tralasciare la cultura, la scienza e le nuove tecnologie. Dalla cronaca di costume termini come 'coattume' e 'fighettismo', che parlano di stili di vita diametralmente opposti, dalla politica l'uso frequente di parole che si muovono con i protagonisti, dal 'bersanismo', all’ 'obamismo', alla 'bertolasocrazia'. 

Per non parlare del 'fannullonismo', che ha immortalato una vera e propria pagina del mondo del lavoro italiano, dove il dolce far niente è stato smascherato dal ministro Brunetta. E ancora, dall'universo modaiolo vocaboli come 'etno-chic', per raccontare quella tendenza che mescola due stili creandone uno nuovo, o 'zidanata' nello sport, 'dizionarite' nella cultura. E infine, termini come 'ascensore spaziale' nel linguaggio scientifico, o 'audioconferenza', 'twittare', 'Skypare' e 'crossmedialità' nel lessico tecnologico, il più soggetto ai cambiamenti. Ed è proprio Internet, con il linguaggio tv, oltre ai giornali, a dettare le regole di questa continua evoluzione della lingua italiana. Qualcuno accusa questi modelli di incrementare un uso sciatto e improprio nella pratica scritta e parlata.

"Il problema – ci spiega il professor Adamo – è che la nostra lingua è ricca di registri linguistici. L'italiano dà la possibilità di variare il lessico e l'uso delle parole, ma anche la struttura delle frasi, in base alla situazione in cui avviene la comunicazione. Se si parla con amici al bar, o in un congresso o nelle trasmissioni tv e sui giornali, i registri sono molto diversi tra loro. Gli articoli sui giornali sono senz'altro un buon modello di italiano scritto, mediamente, tra contributi colti e altri più colloquiali". 

Anche l'italiano usato in tv, fa notare l'esperto 'cacciatore' di nuove parole, "è un buon esempio di italiano parlato ma con alcune isole particolari, come ad esempio i reality show in cui la forma colloquiale tende a prevalere, fino ad arrivare a forme di espressione rozze e poco curate. Ma non a tal punto, credo, da influire nella modifica della lingua italiana: è solo un modo di avvicinare lo spettatore ad un uso colloquiale della lingua, senza favorire la padronanza di registri più alti. E questa dovrebbe essere una cosa da coltivare". 

Vi sono alcune criticità evidenziate dalla ricerca del Cnr sul lessico nel suo uso quotidiano: da un insufficiente apprendimento a livello scolastico, a un uso semplificato delle parole, fino al rischio di dispersione del patrimonio lessicale e dei significati di cui è portatore. "Prima di Natale – ci spiega ancora il dirigente nell'area linguistica del Cnr - due accademie nazionali, la Crusca e i Lincei, hanno prodotto un  documento sulla lingua italiana in cui si affermava che la sua cura è un bene di tutti i cittadini che va di pari passo con lo sviluppo dello Stato, della cultura e delle nostre vite. Dovremmo cercare di curare la ricchezza dei registri che l'italiano possiede. Ecco perché il Cnr ha proposto una linea di ricerca non ancora attivata che consiste nel lancio di un osservatorio delle competenze lessicali dell'italiano, in primo luogo l'italiano scolastico". 

Compito di questo osservatorio è monitorare quali sono le competenze che gli studenti acquisiscono nel percorso di formazione scolastica: "Un monitoraggio – spiega l'esperto linguista – che potrebbe estendersi al lessico di radio, tv e del mondo dei media, teso a verificare come questo tesoro sia coltivato nella ricchezza dei registri, in primo luogo del lessico, ma anche nella ricchezza strutturale e sintattica dell'uso linguistico". Adamo evidenzia che spesso, a contribuire alla diffusione di un uso sciatto e improprio della lingua italiana scritta e parlata, è la tendenza a semplificare, tipica "della nostra epoca e del nostro stile di vita: la semplificazione è buona in sé e rende partecipi più persone al fenomeno della comunicazione, ma non deve essere equivocata con la banalità. È positivo evitare costruzioni spesso complesse, ma non si deve mai scadere nella banalità, sia nel parlare che nello scrivere". 

Il Cnr si dedica a 360 gradi alla lingua italiana: tanti istituti che curano la tutela del patrimonio lessicale, tra old e new language. C'è l'Opera del Vocabolario italiano, l'istituto che ha il compito di elaborare il Vocabolario Storico Italiano, registrando e spiegando i testi che rappresentano la letteratura italiana. Ha sede a Firenze, presso l'Accademia della Crusca. Tra le aree di ricerca più attuali, il trattamento automatico della lingua negli usi lessicali, oggetto dell'attività dell'Istituto di linguistica computazionale del CNR con sede a Pisa.

E ancora, il già citato Osservatorio neologico della lingua italiana, che analizza tutte le parole nuove non ancora registrate nei dizionari, che dal 2003 al 2008 ha pubblicato tre vocabolari, l'ultimo con l'enciclopedia Treccani. infine, l'Istituto per le tecnologie didattiche, che tratta appunto l'aspetto didattico dell'italiano, con sede a Genova, e l'Istituto di scienze e tecnologie della cognizione, che si occupa della lingua italiana dei segni, ossia della comunicazione tra i non udenti e i muti.

LINK: 
- Iliesi, Osservatorio neologico della lingua italiana