Cronaca » Mondo » Europa

Islanda: il risveglio del vulcano, dalla Francia all'America traffico aereo in tilt

Un'enorme nube provocata dall'eruzione di Eyjafjallokull, ha fatto chiudere numerosi scali e cancellare voli nei cieli del Nord. Collegamenti scesi da 28mila a 11mila. I vulcanologi avvertono: 'Ora le eruzioni sono esplosive'. È successo anche all'Etna.

» Europa Valentina Marsella - 19/04/2010

Traffico aereo in tilt, peggio dell'11 settembre, quando i cieli d'America furono scenario degli attentati del terrorismo islamico. Ma allora, lo spazio aereo europeo continuò a funzionare regolarmente. Non si ferma il cammino dell'enorme nube di cenere lunga bel 11 chilometri, provocata dall'eruzione del vulcano islandese. Nei cieli del Nord, dalla stessa Islanda alla Gran Bretagna, fino al Belgio, Francia e Germania, è paralisi. Infatti, i voli aerei sono stati bloccati per evitare che si verifichino incidenti a causa della ridottissima visibilità. 

L'Eurocontrol, organismo che controlla la sicurezza aerea in Europa, ha stabilito che i voli verranno sospesi ancora per un giorno. Il vulcano che continua a creare disagi, è situato nella zona di Eyjafjallokull: la sua eruzione è iniziata mercoledì 14, spargendo i fumi nello spazio raggruppati in una colonna di cenere. Risultato? I fumi escandescenti sotto il ghiacciaio Eyjafjallajokull, hanno provocato inondazioni: i distretti di Fljotshlid e Landeyjar (nell'area del ghiacciaio), sono stati evacuati. L'acqua ha sfondato le protezioni vicine al ponte Markarfljot. Ma per fortuna il livello non ha superato la struttura, restando a circa mezzo metro sotto il ponte stesso. 

E per di più, il traffico aereo è più che dimezzato: i voli autorizzati sono stati ridotti da 28mila a 11mila, e la situazione, secondo i vulcanologi, potrebbe protrarsi per mesi se l'eruzione dovesse continuare così a lungo. Bloccati gli scali irlandesi, britannici, danesi, svedesi, olandesi e belgi, chiuso lo spazio aereo in Austria e nel Nordovest della Repubblica Ceca, cancellazioni negli aeroporti francesi, tedeschi e polacchi, chiuso venerdì 16 anche quello di Sofia, in Bulgaria. 

In Italia, a causa dell'interruzione dei collegamenti con il Nord Europa, le cancellazioni dei voli coinvolgono tutti gli aeroporti, con disagi per i passeggeri a Milano (Linate e Orio), Torino, Venezia, Bologna, Perugia, Pescara, Napoli, Bari, Brindisi, Reggio Calabria, Lamezia Terme, Palermo e Trapani. Ma "l'ipotesi di una sua chiusura in questo momento non è presa in considerazione", fa sapere l'Enac. In particolare all'aeroporto di Fiumicino sono stati cancellati 34 voli in partenza e 25 in arrivo. Si consiglia quindi ai passeggeri di contattare la compagnia aerea di riferimento per le informazioni sul proprio volo". Alitalia ha attivato anche il Numero Verde 800.650.055. 

Richard Taylor, portavoce dell'Autorità per l'aviazione civile britannica, ha fatto notare come la lunga scia di cenere stia causando, sul traffico aereo, effetti "peggiori dell'11 settembre. È una situazione senza precedenti - ha aggiunto -. All'epoca, dopo gli attacchi, venne bloccato il traffico transatlantico, ma i voli in Europa erano operativi". Le previsioni non sono precise, ma gli esperti ritengono che le perturbazioni "potrebbero durare due giorni". Il ripristino del traffico aereo dipenderà dal movimento delle nuvole di cenere, ha spiegato Eurocontrol. Giovedì 15 in tutta Europa sono stati annullati circa 6mila voli, mentre venerdì sono stati annullati numerosi collegamenti tra Nord America e Vecchio continente. 

I vulcanologi islandesi prevedono che l'eruzione del vulcano, la seconda in un mese, potrebbe continuare per diverse settimane. I rischi per gli aerei, per qualcuno, sono destinati ad aumentare. "Il magma fuoriuscito oggi dal vulcano sta cambiando le sue proprietà rispetto a quello emesso finora. Attualmente il magma - fa notare il vulcanologo Mike Burton dell'Istituto Nazionale di geofisica e vulcanologia in contatto continuo con i colleghi islandesi dell'Università di Reykjavik per monitorare l'attività eruttiva - si presenta più ricco di silica, il più grosso componente del magma vulcanico". 

Un mutamento, spiega, che "segna un'attività più esplosiva che può produrre ceneri fini nell'atmosfera e per questo più facilmente trasportabili dai venti. Non è un buon segno - avverte -Prima si pensava che le ceneri sarebbero scomparse più rapidamente, oggi questo nuovo tipo di magma si presenta più vischioso. Il rischio per gli aerei quindi può aumentare perchè non si estinguerà facilmente l'ammasso di ceneri portato in atmosfera". 

Il vulcanologo inoltre riferisce che "venerdì 16 le emissioni di gas in atmosfera sono arrivate ad un'altezza di circa 7 chilometri". Lo scorso primo aprile, quando Eyjafjallajokull ha iniziato ad eruttare, dopo quasi 200 anni di inattività, i ricercatori dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv) si sono recati subito sul posto per aiutare i colleghi islandesi dell'Università di Reykjavik a monitorare la situazione. 

Dalle ultime eruzioni in Islanda che hanno coinvolto dieci anni fa il vulcano Hekla e sei anni fa Gri'msvotn c'è stato un rapido sviluppo delle tecniche di monitoraggio dei gas da remoto. Le stesse trasformazioni di cui parla Burton, sembrano valere per l'etna, il vulcano che domina la Sicilia. Non si vedevano da due secoli eruzioni esplosive dell'Etna, come quelle avvenute nei giorni scorsi e altre sono attese nelle prossime settimane o nei prossimi mesi. 

"Abbiamo cominciato a registrare un'attività di maggiore esplosività - ha fatto notare il direttore della sezione di Catania dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv), Domenico Patanè - Finora l'attività dell'Etnea era caratterizzata da colate laviche, ma a partire dal 2001 ha cominciato a modificarsi, diventando più esplosiva". Tanto che l'Ingv ha messo a punto un sistema di simulazione dei rischi per il traffico aereo legati al sollevamento di colonne di cenere. Dalla metà del 2009 il vulcano siciliano sta vivendo una nuova fase di attività e l'8 aprile scorso si sono risvegliati alcuni crateri nel versante di Sud-Est, "con un'intensa attività - conclude Patanè - e il sollevamento di una colonna di cenere alta più di un chilometro". 

[Articolo scritto il 16 aprile 2010 e modificato il 19 aprile 2010]