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Softair: soldati per gioco, quando lo sport tempra il carattere per la vita di ogni giorno

Il presidente del Goa di Monterotondo, Antonio Cammuso, ci racconta cosa c'è dietro quello che potrebbe non sembrare uno sport, ma riconosciuto dal Coni, dove ci si cimenta in tattiche militari. E spiega: "Nessuna violenza, solo gioco di squadra".

» Costume Valentina Marsella - 14/04/2010

Allenamenti, test di prova, lezioni sul campo per rafforzare personalità e carattere. L'arte di 'giocare alla guerra' si impara così. Con uno sport che non solo prevede la passione per la vita militare, tra armi (naturalmente giocattolo), appostamenti  e agguati nei boschi, ma che punta all'aggregazione, alla creazione di una squadra nella quale ognuno combatte al fianco dell'altro, a contatto con la natura. Un manipolo di ragazzi e uomini non più giovanissimi, che si riuniscono nel Gruppo operativo assaltatori (Goa), associazione sportivo dilettantistica softair, e che dicono di temprare il proprio carattere attraverso un gioco applicato poi alla realtà quotidiana, in tutti i momenti in cui occorre coraggio per prendere decisioni importanti. 

Neanche a dirlo, il loro motto è 'In ardus servere mentem', tradotto, 'Nelle avversità mantieni la calma'. Insomma, un gioco in cui ognuno ha il suo ruolo, che può applicare alla vita reale. L'immagine potrebbe essere quella di uomini fomentati che, elmetto e mitra giocattolo alla mano, si esaltano nel mettere in atto scenari e tattiche di guerra. Appare un paradosso conciliare l'amore per la natura o la voglia di aggregazione con attività di questo tipo, ma, come ci spiega Antonio Cammuso, presidente del Goa di Monterotondo, alle porte di Roma, "dietro c'è ben altro: il messaggio che vogliamo dare è quello di dare vita a un team dove alla base ci sia il gioco di squadra. Non persone violente. Siamo rimasti bambini, e il carattere ludico deve predominare. Mentre l'unica cosa che somiglia alla guerra, oltre le divise e le armi, sono gli scenari che si creano quando si mettono in atto le varie operazioni". 

Un esercito di uomini nato attorno a questa passione, che si inserisce nell'associazione sportiva nazionale Wargames e nell'associazione centri sportivi italiani e che, nel nostro Paese, è presente nei settori sportivi ufficiali di alcuni enti di promozione sportiva riconosciuti dal Coni, è fatto di ragazzi, a partire dai 18 anni, ma si compone anche di adulti dall'età non più verde. Persone che hanno già una carriera nell'ambito militare, come carabinieri o membri dell'esercito, ma anche gente che svolge una professione diametralmente opposta, meccanici, dipendenti pubblici, gestori di locali e pub. Ognuno di loro ha un nick name assegnato dall'associazione. Il presidente, alias Iceman, nella vita è un pilota dell'Alitalia, e dal '92 si cimenta in questo sport.  

Il gioco classico è il ruba bandiera, nel quale ci si pone a difesa di un obiettivo: si vince se l'attacco non conquista la bandiera entro un tempo limite prefissato. Poi ci sono le military simulation, vere e proprie simulazioni militari di eventi storici o scene di conflitto in generale. "A volte  - spiega Cammuso - c'è l'intervento di elicotteri che lanciano rifornimenti, sembra di essere in un vero e proprio film". Il softair è un'attività ludico-ricreativa di squadra basata sulla simulazione di tattiche militari. Nonostante l'apparenza bellicosa, i suoi rappresentanti dicono che è innocuo, non violento e basato sul corretto confronto sportivo: proprio per queste caratteristiche è ormai frequente il suo utilizzo nell'ambito del team building, del problem solving e della formazione aziendale. Inoltre, il softair si distingue dalle altre attività basate sulla simulazione militare per l'utilizzo delle Air Soft Gun, in inglese letteralmente arma soffice ad aria, da cui appunto prende il nome. 

E infatti, spiega Iceman, "utilizziamo pallini in plastica biodegradabile". Per entrare nella truppa dei 'softgunner' ci vuole passione, ma anche la possibilità economica di finanziare le proprie missioni: "L'equipaggiamento, dalle divise alle armi – fa notare – sono a carico del giocatore, e ognuno acquista il proprio giocattolo e l'abbigliamento da indossare nelle operazioni". Sul sito dell'associazione sportivo dilettantistica ci sono foto e video delle varie missioni, come l'Operazione Tempesta, avvenuta lo scorso febbraio. Ma anche i vari forum di discussione tra membri e utenti, e il mercatino di scambio dove si vendono e acquistano le attrezzature per questo sport. 

Le military simulations raccolgono adepti in tutta Italia, da Nord a Sud: a centinaia si ritrovano nei boschi, dopo aver allertato naturalmente tutte le autorità del luogo in cui si svolgono, e si gettano nella sfida come fosse un enorme Risiko live, da vivere attimo dopo attimo. Il prossimo appuntamento per il Gruppo operativo assaltatori è il 28, 29 e 30 maggio in Molise, spiega Cammuso, sul lago di Guardialfiera: "Ci saranno 400 partecipanti". Ma è uno sport praticato in tutto il mondo: una delle più grandi military simulation si è svolta in Svezia, con 3mila partecipanti. 

Le partite, o 'combat', possono avere obiettivi diversi: si va dal conquistare la bandiera altrui, ad effettuare vere e proprie pattuglie di ricognizione per conquistare obiettivi di diversa natura (bandiere, testimoni, materiali) naturalmente 'neutralizzando' gli avversari eliminandoli così, solo idealmente, dal gioco. Per motivi di sicurezza è assolutamente d'obbligo, per chi gioca, indossare almeno degli occhiali protettivi, o meglio ancora delle maschere integrali per proteggere tutto il viso (dette gran facciali). Nonostante la pratica preveda l'uso di protezioni adeguate e le armi siano di potenza assai ridotta, si tratta pur sempre di uno sport in ambiente aperto, per cui possono verificarsi occasionalmente incidenti come slogature e graffi. Per questo chi lo sceglie, deve fare attenzione e proteggersi. 

"Ogni giocatore – fa notare Iceman – ha un'assicurazione personale": insomma, si può giocare senza paura di infortunarsi se si rimane intrappolati in un'imboscata. Esistono comunque infinite tipologie di gioco, limitate solo dalla fantasia degli organizzatori e dei softgunner. Ma, al di là del gioco, spiega Cammuso, quello che accomuna gli adepti di quest'attività sportiva avventurosa, "è soprattutto la voglia di stare a contatto con la natura, la condivisione di piccoli gesti, come montare una tenda o condividere l'emozione di ritrovarsi la sera attorno a un fuoco". Qui l'unica battaglia è quella di temprare il proprio carattere partendo da un gioco di squadra per trasferirlo alla realtà. 

Ogni domenica i ragazzi del Goa si riuniscono per l'allenamento, durante la settimana si tengono in contatto sul forum del sito. E scherzano ricordando le missioni passate: come l'operazione Tempesta invernale, in uno scenario di boschi innevati. Prima di allestire il campo base c'è chi si butta in un pokerino, poi iniziano gli appostamenti, intervallati dall'ora del the bevuto in tazze di latta. E quando il sole scende, cala anche la temperatura e tutti si ritrovano  intorno al fuoco. Poi una nuova giornata, la conquista di tre obiettivi e la premiazione. Una nuova vittoria, una nuova avventura per riprendere la vita di tutti i giorni, con una carica in più. 

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- Associazione sportivo dilettantistica softair