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Occhiali 3D: il cinema si ribella agli allarmismi
Nessun danno per la salute né dei piccoli né degli adulti. Le associazioni di settore replicano ai Consumatori e chiedono al ministero e un'analisi più accurata di una tecnologia "sotto gli occhi di centinaia di milioni di spettatori in tutto il mondo".
Fonte: www.magnifier.com
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Negli ultimi tempi non si sente parlare che di 3D: ormai si tratta di un fenomeno di costume ed è un'industria in cui tutti si stanno buttando a capofitto. Ma come tutti i fenomeni che riguardano il mondo della tecnologia e dei media, non poteva non trascinare con sé schiere di entusiasti e apocalittici. L'ultimo campo in cui si è aperta la battaglia è quello degli occhiali in 3D: tra i rumors amplificati dalla stampa e i ricorsi del Coordinamento delle associazioni per la difesa dell'ambiente e dei diritti degli utenti e dei consumatori (Codacons), ormai la sicurezza del 3D è diventata un caso nazionale unico nel suo genere, visto che in nessun'altra parte nel mondo sembra essersi sollevato il problema.
Dopo le denunce dei Consumatori, infatti, il Consiglio superiore di sanità, ente del Servizio sanitario nazionale, ha emesso una circolare indicando come "controindicato" l'uso degli occhiali 3D per i bambini sotto i 6 anni, e anche per gli adulti in caso di una esposizione prolungata nel tempo. Nel documento, inoltre, il Consiglio si è pronunciato contro gli occhiali riutilizzabili e a favore di quelli 'usa e getta'. La circolare in questione è solo un parere, cui non è seguito nessun provvedimento ufficiale e vincolante del ministero della Salute, con una conseguente situazione di indeterminatezza (per non dire caos) di cui hanno risentito soprattutto gli operatori del settore.
Per chi gestisce una sala cinematografica, vedersi sequestrare per ragioni cautelative un prodotto assolutamente legale come gli occhialetti 3D, non significa solo un danno d'immagine, significa anche non poter più proiettare le pellicole stereoscopiche acquistate dai distributori, con notevoli ripercussioni sugli incassi e spesso sull'intera attività di impresa, nel caso non si tratti di immensi multiplex ma di piccole strutture urbane. Molti esercenti hanno perciò cominciato a cancellare gli spettacoli di propria spontanea volontà, per non incorrere in episodi spiacevoli ma anche per protestare contro questo vulnus normativo, raccogliendo spesso anche la solidarietà dei propri spettatori ancora decisi a volersi gustare i blockbuster in 3D.
Naturalmente si tratta di una perdita enorme per l'intero comparto industriale cinematografico, che ha così deciso di presentarsi compatto nel denunciare "l'orribile montatura degli occhiali 3D", come l'hanno definita con un gioco di parole i rappresentanti dell'Associazione Nazionale Esercenti Cinema (Anec), Associazione Nazionale esercenti Multiplex (Anem), Associazione Nazionale Industrie Cinematografiche Audiovisive e Multimediali (Anica) e Associazione Generale Italiana Spettacolo (Agis).
"Siamo in presenza di un disagio fortissimo, non solo come imprenditori ma come cittadini. Il 3D è un fenomeno sotto gli occhi di tutti, di centinaia di milioni di spettatori in tutto il mondo, e nessuno si è mai accorto di conseguenze negative per la salute", ha commentato a proposito Paolo Protti, presidente degli esercenti, che vedono nel battage in cui è maturato il parere del Consiglio superiore un allarmismo non supportato da evidenze medico scientifiche. Tanto più che la circolare in questione riporterebbe tra le sue motivazioni una serie di dispositivi tecnologici ormai vecchi di dieci anni, che non appartengono più al 3D di oggi, come il doppio proiettore con i relativi problemi di allineamento che potevano causare fastidio agli occhi.
A preoccupare le associazioni del cinema è soprattutto la disinformazione o la cattiva informazione nei confronti del pubblico, cui si è cercato di rimediare invitando due esperti quali il professor Corrado Balacco Gabrieli, ordinario e direttore del dipartimento di Oftalmologia dell'Università di Roma la Sapienza, e la professoressa Elena Pacella, responsabile del Pronto Soccorso Oculistico del Policlinico Umberto I di Roma, anche docente presso l'Università Uniroma 1.
"L'unico possibile effetto negativo delle lenti 3D, riutilizzabili o meno, è quello di portare in evidenza dei problemi oculistici latenti. I casi di affaticamento visivo dovuti alla visione stereoscopica sono pochissimi, e sono dovuti solo a problemi di rifrazione non adeguatamente corretti", assicura il professore, consigliando addirittura di considerare il 3D come "un'ottima spia per avvisare i genitori, o eventualmente gli adulti, di rivolgersi ad un oculista" per curare i difetti alla vista non ancora trattati. Il 3D, insomma, come tutti possono facilmente sperimentare sulla propria pelle, richiede uno sforzo maggiore da parte degli occhi, ma non così tanto da arrivare a livelli patologici, né da essere causa di particolari disturbi se non - in casi eccezionali e dovuti a problemi rifrattivi - un po' di mal di testa e senso di vertigine.
Nessun problema, secondo la professoressa Pacella, si pone riguardo la pulizia degli occhiali, additata dal Codacons come veicolo di possibili malattie infettive. "Per la corretta igiene delle lenti 3D basta lavarle con amuchina o clorexidina", sostiene la dottoressa, e a tal proposito sia i rappresentanti di Anec che di Anem tengono a sottolineare che si tratta di procedure già in uso presso tutte le strutture in cui si adoperano occhiali riutilizzabili, per cui non sussisterebbe alcuna differenza per la salute tra questo tipo di strumentazione e quella monouso.
Inoltre, bisogna considerare che le due tecnologie non sono intercambiabili: gli occhialini usa e getta costano circa 50 centesimi l'uno, perché molto semplici, mentre quelli multiuso sono per lo più collegati al lavoro del proiettore e lo completano. Hanno un costo che si aggira sui 50 euro e vanno bene solo per il tipo di tecnologia usata dal cinema che li adotta. Vietarli a favore dei monouso significa affidarsi a tecnologie meno sofisticate e condannare alla chiusura molti schermi 3D che avevano optato diversamente nel pieno rispetto delle regole sanitarie vigenti, non solo in Italia ma in Europa, dove non sembra esistere una particolare legislazione in materia e, a quanto dice Protti, neppure l'obbligo del marchio di conformità CE.
Allora perché non adottare una procedura di pulizia standard? Lo spiega Carlo Bernaschi, presidente Anem: "Il Consiglio Superiore ha demandato alle Asl, che per lo più hanno già un loro protocollo per quel che riguarda bar, ristoranti e altri locali pubblici". Solo che quelle che hanno dettato gli standard per ora sono solo tre e, naturalmente, si tratta di tre procedure del tutto diverse tra loro.
"Siamo nettamente contrari alla circolare, secondo la quale sarebbero garantiti solo gli occhiali monouso. Noi sosteniamo che è garantito l'uso di qualsiasi occhiale, basta che sia disinfettato, e siamo pronti ad attenerci a regole e controlli in merito - sottolinea a proposito Protti - ma se questo principio non viene accettato perché manca la volontà di vigilare sul rispetto delle norme, allora si tratta di un atteggiamento distorsivo della libera attività di mercato e di impresa. Senza dubbio è più sicuro usare questi occhiali che andare in altri locali pubblici dove non si sa che tipo di controlli sono in atto".
Quello che gli esercenti e le associazioni del cinema chiedono, è "che il ministero apra un tavolo per approfondire la questione con le categorie tecniche di settore, perché il parere del Consiglio superiore fa riferimento alle strumentazioni di dieci anni fa" e, sempre secondo Protti, non giustifica "proposte assurde e non corredate da riscontri clinici o scientifici, come vietare i film in 3D ai minori di 14 anni, che sono il target principale di questo tipo di spettacolo. Una campagna diffamatoria che non siamo disposti a tollerare", e contro la quale "siamo anche pronti a trovare forme di protesta insieme agli spettatori, perché sono loro i più colpiti".
Il Codacons ha già replicato che la salute degli spettatori viene prima della libertà di impresa, e ha minacciato di indire una poderosa class action se il ministero non vieterà chiaramente il 3D ai minori di 14 anni (praticamente deformando il mercato italiano del cinema rispetto alle tendenze in atto in quello mondiale), e non ripristinerà l'intervallo durante gli spettacoli per adulti (pratica ormai eliminata in quasi tutte le sale perché non più necessaria dal punto di vista strettamente tecnico).
Se ci sono esercenti che già gridano al complotto per minare alla base il successo di una tecnologia che dopo tanti anni è finalmente capace di riportare la gente al cinema, strappandola dal flusso ipnotico della tv, è certo che una situazione di tale confusione normativa non può che dare adito ad ogni tipo di controversia. È perciò auspicabile che il ministero intervenga direttamente nella faccenda per fare chiarezza sugli eventuali (per ora non meglio identificati) rischi per la salute derivanti dal 3D, anche in considerazione del fatto che ormai la stereoscopia (e relativi occhialetti) stanno per sbarcare anche sul piccolo schermo.
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Film 3D: dal ministero della Salute regole per l'utilizzo degli occhialetti
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