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Teatro in carcere: con Dante e Cechov i detenuti tornano sui banchi di scuola

Il direttore organizzativo del Centro studi Enrico Maria Salerno, che organizza spettacoli a Rebibbia, dice: "Chi è in galera ignora la letteratura, e chi ignora la letteratura finisce in galera". Dietro le sbarre, con la poesia, tutto è possibile.

» Teatro Valentina Marsella - 18/03/2010

"Chi è in galera, ignora la letteratura, e chi ignora la letteratura e l'arte, finisce in galera". È racchiuso in questa frase il senso della missione di Fabio Cavalli, direttore organizzativo di spettacoli teatrali dei detenuti-attori del carcere romano di Rebibbia, alla guida dell'Associazione 'La Ribalta Centro Studi Enrico Maria Salerno'. L'ultimo lavoro, 'Viaggio nell'isola di Sakhalin' per l'ideazione, la drammaturgia e la regia di Laura Andreini Salerno, rappresentato il 17 marzo sul palco del penitenziario, si muove sui percorsi tortuosi e impegnativi, ma altrettanto pieno di spunti di riflessione di Anton Cechov e Oliver Sacks. 

Prima di Cechov, però, Cavalli ha fatto cimentare i suoi attori in pièce teatrali altrettanto impegnative, scegliendo le opere di grandi personaggi quali Dante e Shakespeare, a testimonianza che, anche in un luogo in cui l'isolamento spegne ogni senso, tutto è possibile. L'esperienza teatrale, ci spiega Cavalli, riallaccia quel legame dei detenuti con la cultura, che si era spezzato fin dall'adolescenza. "Per gente che a 12 anni ha abbandonato i banchi di scuola - ci racconta - trovare interesse nella cultura, anche dietro le sbarre, è importante. Gli stessi contenuti che si insegnano a scuola, come ad esempio le opere del Leopardi, passano così dalla porta del piacere". 

L'affrontare grandi autori come Dante e Shakespeare, aggiunge, "parla ai reclusi della nostra storia culturale, qualcosa che era loro sfuggito e che possono ritrovare. Come nel caso della metafora cecoviana, che veicola nella loro mente contenuti alti. E poi non vogliamo essere il teatro della ribellione e della disperazione, ma respirare e far respirare qual è la vera poesia, che si coglie solo nei grandi autori. Con i quali, i detenuti riescono a percepire qual è la vera Bellezza". 

Fabio Cavalli nutre un'autentica passione per un mondo, come quello del carcere, che attraverso copioni e recitazione, porta chi ha commesso reati a scoprire un'altra faccia della vita. Un volto dell'esistenza che si apprende passando per 'la città dolente' di Dante, o attraversando la drammaturgia di Cechov. Ma anche abbandonandosi all'ironia e alla saggezza della commedia partenopea di Eduardo.

Strade nuove, lontane dall'ignoranza e dal crimine, che fanno parte di un percorso riabilitativo che si fonde magicamente al fine della detenzione. "Sono un centinaio - racconta il direttore organizzativo -- i detenuti attori che si sono messi in gioco e che seguono i laboratori teatrali di preparazione agli spettacoli". La scelta di un recluso piuttosto che un altro, ci svela Cavalli, avviene con la stessa magia con cui il mondo dietro le sbarre, sul palco, riesce a sentirsi libero: "Ci scegliamo a vicenda - dice - ma molto spesso sono proprio loro a chiederci di entrare nei laboratori teatrali, perché alla lunga possono poi usufruire di benefici e permessi premio, ma poi si appassionano e tutto cambia". 

L'associazione 'La Ribalta centro studi Enrico Maria Salerno', nel penitenziario romano di Rebibbia ha attivato ormai da alcuni anni, nuovi percorsi formativi rivolti ai detenuti della sezione G-8, gli interpreti dell'ultimo lavoro ispirato a Cechov e Sacks diretto da Laura Andreini Salerno, (sezione che ospita ergastolani e detenzioni lunghe per gravi crimini), e ai giovani adulti della sezione G-11, sotto i 25 anni, per portare attraverso lo spettacolo la società civile nel carcere e le voci del carcere fuori le mura.

Ardue le prove in cui si sono cimentati, brillantemente, i detenuti attori del carcere romano della Compagnia dei Liberi artisti associati, sotto la direzione organizzativa di Cavalli: da Natale in casa Cupiello e Napoli milionaria di Eduardo De Filippo, a La Tempesta e l'Amleto di Shakespeare in versione partenopea, dalla sfida col Candelaio di Giordano Bruno all'Inferno di Dante. 

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- La Ribalta centro studi Enrico Maria Salerno