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Collezionismo d'arte, Pratesi: "Servono passione e attenzione al mercato"

Il critico e direttore della fondazione Guastalla spiega come iniziare a comprare contemporaneo in un'Italia che guarda ancora poco al panorama internazionale, aspettando l'apertura del Maxxi.

» Correnti artistiche Francesco Amorosino - 17/03/2010

Fiere, gallerie, aste, mostre e musei: il circuito dell'arte contemporanea a molti può sembrare davvero un mondo alieno, frequentato da strane figure, gli artisti, sempre pronte a scioccare e stupire con creazioni poco comprensibili, e da altri individui, un po' mecenati, un po' affaristi, che con quelle opere ci lavorano e ci vivono. Chi decide di voler diventare un collezionista, in piccolo o in grande, ha bisogno di guardarsi bene attorno prima di mettere a frutto la passione per l'arte, e di conoscere questo mondo per cominciare a comprare. 

Ludovico Pratesi, critico e curatore, nonché direttore della Fondazione Guastalla, ha da poco pubblicato per Castelvecchi 'L'arte di collezionare arte contemporanea', un vero e proprio manuale per utilizzare al meglio gallerie, mostre e fiere, con spiegazioni dettagliate su come, dove e quando si compra arte contemporanea, ma soprattutto su ciò che si dovrebbe acquistare per fare un investimento economico, ma soprattutto personale. 

Da dove deve iniziare, dunque, il collezionista in erba?
"La cosa migliore per chi desidera cominciare - risponde Pratesi - è capire la gerarchia del sistema dell'arte, seguire l'attività di gallerie accreditate in relazione ai giovani artisti, se si è interessati al settore, al momento le più interessanti sono Monitor a Roma e Zero a Milano: seguire la loro attività è un modo per avvicinarsi all'arte contemporanea  essendo abbastanza certi di non sbagliare. Rivolgersi ad artisti che hanno mostre nei musei è un ulteriore criterio di qualità, perché i musei, di solito, non sbagliano. Per un artista, il rischio di esporre in galleria è economico, mentre per un museo è un rischio culturale. Nel libro ho stilato un elenco di gallerie per far capire che è bene partire da lì".

Chi è alle prime armi trova difficoltà nel districarsi in un mondo che a volte rischia di diventare autoreferenziale. Cosa ne pensa?
"In Italia, purtroppo, esistono problematiche specifiche difficili da sviscerare, il mio manuale è pensato proprio per il mercato italiano che ha specificità uniche.Credo che il collezionista debba essere appassionato, curioso e in grado di seguire le regole del gioco, saper distinguere una galleria dall'altra, frequentare musei e fiere, interessarsi al panorama e alle scelte del mercato". 

Il contemporaneo è un mondo un po' chiuso?
"L'arte è sempre stata un mondo chiuso, destinato ad un pubblico attento: non è per gente frettolosa, è per chi che vuole imparare e molta gente preferisce strumenti più rapidi, accessibili e facili. Le classi dirigenti hanno sempre avuto un occhio di riguardo verso le forme d'arte più 'complesse' e strutturate, è sempre stato così: il Rinascimento o il Barocco sono nati per essere fruiti da un pubblico colto e attento, capace di comprenderne il linguaggio metaforico".

Come sottolinea nel libro, in Italia ci si è 'crogiolati' nell'antico per anni. Cambierà qualcosa con l'arrivo del Maxxi, il primo museo statale d'arte contemporanea, in apertura a maggio?
"Gli italiani amano le certezze, non è un popolo che ama riflettere, non ama crescere, ama i sentieri facili, le scorciatoie, tende quindi a prendere le distanze dall'arte contemporanea, ma a volte fa fatica anche a 'seguire' l'arte antica, che appare più semplice, perché più lineare a livello estetico. Spero che il Maxxi possa svolgere le funzioni di un vero museo statale di arte contemporanea, è una grande sfida  e ci auguriamo che l'Italia la vinca. Vorremmo fosse il più possibile autonomo e di qualità. Occorrerà del tempo per vedere dei risultati, orientativamente da tre a cinque anni".

Che idea ha del panorama dei musei capitolini?
"Roma si è sempre mossa molto sulle apparenze, speriamo che questa sia la volta della sostanza. Roma è cresciuta sul contemporaneo, ma non abbastanza per essere una presenza internazionale, ci auguriamo che l'Italia impari ad essere un Paese internazionale a livello artistico, non più locale".