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Social network: l'altra faccia della Rete
Oltre 400milioni di utenti su Facebook, ma dal popolare sito sempre più notizie sconvolgenti. Razzismo e incitazione alla violenza gli aspetti inquietanti. Da 'Uccidiamo Berlusconi' a 'Quelli che stimano Totò Riina', tutti i gruppi dello scandalo.
Internet specchio della società. Scambi culturali, rapporti sociali, diffusione di notizie, ma anche tanti lati oscuri. Da più parti c'è chi chiede una regolamentazione della rete, ma anche chi è preoccupato che maggiori controlli portino alla censura e alla morte di un mezzo di libertà. Ultimamente, però, il web e soprattutto i social network sono al centro di numerose polemiche.
Inni alla violenza, minacce di morte, razzismo e istigazione a delinquere, ma anche annunci di suicidi, sono gli aspetti più preoccupanti di un mondo che, soprattutto tramite il popolare Facebook, sta facendo sempre più discutere. Lo si potrebbe definire come il lato oscuro di internet e, in quanto espressione della società, difficile da controllare e prevedere.
Sono oltre 400 milioni i profili nati in sei anni su Facebook, secondo gli ultimi dati forniti da Mark Zuckerberg, fondatore del social network. Si tratta di un vero e proprio stato, che per numero di cittadini sarebbe secondo solo a Cina e India, senza confini, divisione di ceto, religione e razza. In Italia il 44,2 per cento della popolazione, secondo i dati Eurispes, compare sul social network, contro il 30,7 per cento del 2009, mentre ormai quasi nessuno (1,1 per cento) ignora la sua esistenza o non sa cosa sia (nel 2009 erano il 31,2 per cento).
A contribuire al dato soprattutto le sconcertanti notizie che si apprendono dai telegiornali. L'ultimo episodio choc ha riguardato la creazione di un gruppo intitolato 'Giochiamo al tiro al bersaglio con i bambini down', che vantava oltre 800 iscritti. La community ha prontamente reagito prendendo le distanze, creando a sua volta gruppi contrari e chiedendo la rimozione della pagina. I tempi però non sono brevi e, purtroppo, in rete è molto facile dare sfogo agli istinti peggiori poiché protetto da una sorta di anonimato. Per l'oscuramento del gruppo occorre un provvedimento del magistrato e, dato che i server sono all'estero, una rogatoria.
'Uccidiamo Berlusconi', 'Viva Tartaglia' (l'uomo che ha lanciato una riproduzione del Duomo di Milano contro il Presidente del Consiglio), 'Quelli che stimano zio Totò Riina', sono i gruppi che hanno destato più scalpore, così come quelli dedicati al boss mafioso Bernardo Provenzano (libero, senatore a vita e anche santo, chiedevano) e alle Brigate Rosse (da 'Io rivoglio le Brigate Rosse!' a 'Brigate Rosse Partito Comunista Combattente', da 'Tutti quelli che pensano che le Brigate Rosse sono degli eroi' a 'Resuscitiamo le Brigate Rosse ed Ammazziamo Berlusconi'). Tutti immediatamente oscurati, così come una parte di quelli che negavano l'esistenza della Shoah (gli altri sono sotto osservazione in quanto non hanno violato la Dichiarazione dei diritti di Facebook e non inneggiano alla violenza o all'odio razziale).
Poi ci sono quelle che possono essere definite 'ragazzate', anche se tanto innocue non sono. Otto studenti di Bari avevano fondato il gruppo 'Ammazziamo la professora', mentre una 15enne turca ha mostrato orgogliosa le foto di come ha torturato e fatto a pezzi un povero gattino. Infine c'è chi minaccia di morte il protagonista del Grande Fratello 10, Mauro Marin, e chi inneggia al recente terremoto caraibico così: 'Haiti? Crepate, luridi terremotati!'.
I pericoli che si ritiene possano arrivare dalla rete sono tanti. Sempre secondo l'Eurispes, il 10,5 per cento degli italiani pensa che i siti di aggregazione sociale siano dannosi per la privacy, il 7,1 per cento li ritiene possibili veicoli di messaggi fortemente ideologici o violenti, e solo il 3,5 per cento pensa possano favorire nuove forme di illegalità.
Leggi per controllare i social network o autoregolamentazione, questo è il problema. Da una parte lo spettro della censura, che minerebbe la libera comunicazione, prerogativa essenziale della rete, dall'altra la necessità di evitare che si ripetano episodi gravi che una società civile non può tollerare. Soprattutto da un punto di vista morale.
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