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Televoto: Adoc, "una democrazia a pagamento con regole da rivedere"

Il presidente Pileri analizza un mercato da 60 milioni di euro: "Norme simili alla Gran Bretagna, da una stessa utenza un solo voto". Meccanismi chiari anche per i programmi, per non compromettere il risultato finale. Più attenzione per i minori.

» TV e Radio Gianluca Colletta - 23/02/2010

Dopo le contestazioni al Festival di Sanremo sulla classifica dei vincitori finali, contestata dalla sala così come dall'opinione pubblica, il sistema di votazione 'democratico e popolare' edl televoto è sotto accusa, o quantomeno è guardato con un po' di sospetto. Ad insorgere per prime contro il, le associazioni dei consumatori, tra cui l'Adoc, che tramite il suo Presidente, Carlo Pileri, chiede una regolamentazione del sistema.

Molti ritengono il televoto un elemento di democrazia, altri pensano che sotto sotto ci sia qualcos'altro. Lei come lo giudica?

"Il sistema può essere democratico, anche se è una democrazia a pagamento, come ha giustamente detto Nino D'Angelo. Per essere realmente tale bisognerebbe che ogni persona desse un solo voto, ma se questi possono essere pilotati o comprati, come è stato denunciato in passato da personaggi anche autorevoli, è un sistema che non regge e va rivisto. Quello che chiediamo come Adoc è rivedere le regole di questa democrazia. In questo modo l'euro o i 75 centesimi che si spendono valgono veramente quella cifra, perché il voto ha un valore nella decisione finale. Per ora non è così".

Si riferisce al caso di Lele Mora e Walter Nudo a L'Isola dei Famosi?

"Non solo. Lui lo ha dichiarato, ma ci sono stati anche altri che lo hanno fatto intendere. Quello comunque resta il caso più clamoroso".

Come si può evitare che una persona compri un tot di schede e poi ci siano altrettanti voti a seconda delle preferenze che si vogliono ricevere?

"Non si può evitare, però si può fare in modo che da un'unica utenza, o da un call center con più numeri, parta una sola preferenza. Comprare, per esempio, 50 schede e darle ad altrettante persone che riescono a votare contemporaneamente, infatti è anche una questione di tempo, sicuramente è più complesso che pagare 100 ragazzi che, attraverso un call center, votino una determinata candidatura. Evidentemente possono essere ideate delle regole. Ci sono stati degli scandali, come negli Stati Uniti: durante un programma sono stati comprati dei telefonini e dati a delle persone affinché votassero tutti contemporaneamente, in modo da intasare il server ed estromettere tutti gli altri. Questo episodio è finito sotto la lente della magistratura che sta indagando. In questo caso ci sono i termini per un reato e una truffa compiuta. Noi vorremmo venissero messe delle regole in modo che chi sbaglia paghi le conseguenze e le sanzioni previste".

Quali sono le vostre proposte a tal proposito?

"Desideriamo un sistema come quello che vige in Gran Bretagna, dove dalla stessa utenza non ci possono essere più votazioni, ed esistono regolamenti prefissati e depositati, così come devono esserlo le norme del programma, perchè quest'ultimo aspetto è molto importante nel meccanismo del televoto. Se decido di esibire un candidato più a lungo rispetto ad un altro, magari inserendo la pubblicità nel mezzo per raccogliere più preferenze, questo inficia la correttezza del risultato finale. Inoltre, ci devono essere delle commissioni di controllo terze, con le associazioni dei consumatori presenti, per verificare la correttezza. Infine deve essere comunicato il numero esatto dei votanti, cosa che oggi non accade mai né durante i programmi né al loro termine. Vengono date solo delle percentuali che a volte, sfidando la statistica, sono 49 a 51 e sembrano molto improbabili".

Oggi il televoto è presente in moltissime trasmissioni. Chi è che realmente guadagna da questo sistema?

"Più di tutti sono i gestori telefonici, che si prendono tra il 40 e il 50 per cento. E anche questa è una cosa assurda. Il costo industriale di un messaggino è di 1 centesimo. Normalmente lo si fa pagare tra i 6 e i 13 centesimi. Che per il televoto vengano incassati tra i 35 e i 50 centesimi è veramente esagerato. Poi ci sono aziende costituite apposta per gestire questo servizio, (sono quelle che hanno i server necessari per fare l'elaborazione dei dati), guadagna il produttore del programma e, infine, può esserci un ritorno economico anche per l'emittente, qualora sia previsto. È una torta divisa tra tanti e vale oltre 60milioni di euro".

C'è anche chi investe per far vincere una determinata persona…

"È quello che paga. È proprio questo il punto. Gruppi organizzati, case di produzione o associazioni possono avere interesse a far vincere un candidato piuttosto che un altro e investono nella sua vittoria. Nell'ultimo periodo, prima di Sanremo, si è molto parlato delle scommesse che si possono fare sui cantanti. Anche lì, qualcuno può aver avuto un'utilità dalla vittoria di un partecipante sul quale non c'erano grosse puntate. Diciamo che ci possono essere intrecci pericolosi che non conosciamo".

Ma il voto del singolo spettatore che invia un sms conta ancora qualcosa o è inutile?

"Può diventare inutile se, come nel caso citato di Lele Mora, altri comprano 25mila euro di voti. Però i miei soldi contano per me. Emblematico il caso di una ragazza, che ha scritto a noi dell'Adoc: ha votato in una serata tante volte fino ad arrivare a spendere 235 euro, esattamente quanto incassa lavorando un mese in un supermercato. Per la ragazza rappresentano la fatica di 30 giorni, per chi ha speso 25mila euro non contano nulla. Diciamo che questo è un problema etico e sociale che deve essere affrontato con regole ben precise e valide per tutti".

Per quanto riguarda il problema dei minorenni, come si fa ad impedire loro di votare, soprattutto sapendo benissimo che le schede in Italia possono essere vendute solo a chi ha superato i 18 anni?

"Questa è una grande ipocrisia perché evidentemente è impossibile controllare l'età di chi manda sms. Inoltre, sappiamo che i cellulari sono utilizzati in maniera diffusa dai ragazzi sotto i 18 anni. Già alle scuole medie sono tantissimi coloro che ne hanno uno. È impossibile controllare. Una soluzione potrebbe essere quella di inserire una clausola che vieti il voto ai minorenni. Lo scorso anno, addirittura, il direttore di RaiUno, Fabrizio Del Noce, ha detto che ci fu un forte numero di voti di minorenni. Ma come faceva a conoscere questa informazione nessuno lo sa. Però l'ha detto, convinto che questo fenomeno sia reale. L'unico modo di limitarlo è quello di evitare che più telefonate partano dalla stesa utenza. Solo così è possibile frenare la spesa dei minorenni. Se possono fare solo una telefonata, pazienza, ma è l'unica soluzione corretta e credibile per limitare il loro televoto".