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Sicurezza sul lavoro: Anci, scarpe antinfortunistica poco utilizzate

Per l'Associazione nazionale calzaturifici italiani, su quasi 9milioni di persone che le dovrebbero indossare, il 34% non le utilizza. I problemi maggiori riguardano anche l'usura e lo scarso ricambio. Ogni anno costi sociali per 310milioni di euro.

» Cronaca Lavoro Redazione/GC - 12/02/2010
Fonte: www.alterazionivideo.com

Un lavoratore su tre non indossa calzature di sicurezza. La conseguenza è che i costi per gli infortuni sono assai più elevati di quanto non sia la prevenzione. È questo il grido d'allarme lanciato dall'Associazione nazionale calzaturifici italiani (Anci) in occasione di un dibattito sul tema dell'antinfortunistica svoltosi all'Expò di Milano.

Secondo l'indagine 'Le calzature di sicurezza in Italia', i dati che emergono sono tutt'altro che rassicuranti. Il 34 per cento dei lavoratori risulta inadempiente nell'utilizzo di scarpe di sicurezza. Nel nostro Paese, ogni anno, sono 45mila gli incidenti con diretto interessamento del piede, ai quali vanno sommati i 240mila dovuti alle conseguenze causate dal mancato uso di apposite calzature, per una spesa complessiva per l'Istituto nazionale di assistenza per gli infortuni sul lavoro (Inail) di 310milioni di euro.

"Valutando il costo medio delle calzature di sicurezza 30 euro al paio - sottolinea Giuseppe Piazzolla, coordinatore del comitato calzature sicurezza di Anci - si ha una stima degli investimenti sostenuti dai datori di lavoro pari a 174 milioni l'anno, che corrispondono a una percentuale del 56 per cento dei costi sociali causati da incidenti. A fronte di questi dati, favorire l'aumento dell'utilizzo delle scarpe di sicurezza è chiaramente nell'interesse collettivo, oltre che in quello individuale. Da qui la decisione di proporre un dibattito allargato per confrontarci con i nostri principali interlocutori sulla questione: i costruttori edili, rappresentati da Federcostruzioni, e gli utilizzatori finali, rappresentati dai Sindacati".

Secondo l'elenco delle attività lavorative stabilito dal decreto legislativo 81/2008, che regolamenta la materia e impone l'impiego dei Dispositivi di Protezione Individuale (Dpi), in Italia dovrebbero essere circa 8 milioni e 686mila le persone obbligate ad indossare calzature di sicurezza, ma solo il 66 per cento di queste rispetta le norme vigenti. Un ulteriore problema deriva poi dall'usura cui sono soggette le protezioni. Molte persone non sanno che l'effettiva capacità protettiva delle scarpe antinfortunistiche ha una durata di 12-18 mesi e che, dopo tale scadenza, vanno sostituite. Esclusi i settori di pubblica amministrazione ed edilizia (dove il rinnovo avviene per il 62,5 per cento degli operai una volta ogni sei mesi e per il 37,5 per cento ogni anno), questa precauzione non viene applicata dal 30 per cento dei lavoratori.

"Siamo - continua Piazzolla - di fronte a un dato molto serio, ovviamente per la salute dei lavoratori ma anche perché si traduce in un costo sociale molto elevato. Tuttavia non possiamo non sottolineare anche l'importanza della qualità del prodotto se parliamo di sicurezza. Questa dovrebbe essere certificata in modo diverso per poter dare maggiori garanzie sia alle aziende che ai lavoratori. Invece, allo stato attuale, la procedura di certificazione viene si richiesta alle aziende produttrici, ma i controlli e l'ottenimento riguardano solo i prototipi e la certificazione viene nominalmente rilasciata all'azienda".

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- Il decreto legislativo 81/2008