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Danni da vaccino: il calvario di malati e famiglie italiane

Proseguono le battaglie di chi ha contratto malattie legate alle vaccinazioni. Ad oggi resta infatti inapplicata la legge 229/05 che dovrebbe garantire gli indennizzi. I vaccini più incriminati quelli che erano parte della prassi sanitaria obbligatoria

» Cronaca Medicina e Salute Paola Simonetti - 12/02/2010

Le possibili  ripercussioni sulla salute provocate dai vaccini sono ormai note al livello internazionale. La letteratura scientifica le ha riconosciute, eppure l'informazione a beneficio dei cittadini, in Italia, resta nebulosa e in qualche caso insabbiata secondo quanto denunciato da alcune organizzazioni a sostegno dei malati. Una negligenza che investirebbe anche la classe medica, colpevole, a loro dire, di minimizzare e omettere un'adeguata divulgazione dei possibili rischi. Fra i vaccini più incriminati, quelli che in passato erano parte della prassi obbligatoria sanitaria nazionale, come ad esempio l'antipolio Sabin [1] (già da qualche anno sostituito dal Salk [2] perché ritenuto meno rischioso) e quello contro il vaiolo, del quale, dopo l'accertata eradicazione della malattia, fu sospesa la somministrazione obbligatoria in Italia dal 1977, definitivamente abrogata nel 1981.

L'ATTUALE SITUAZIONE DEI MALATI

Se per molti cittadini questi vaccini sono solo un lontano ricordo infantile, per numerose famiglie rappresentano una condanna perenne. Sono tutti coloro che combattono contro i danni permanenti e invalidanti provocati dalla loro inoculazione. Storie simili a calvari che si protraggono per decenni e in alcuni casi si concludono con la morte. Poliomielite, encefalite, meningite, danni neurologici irreversibili, sindrome di Guillain-Barré, paralisi o grave danno cerebrale, alcune delle pesantissime ripercussioni a breve termine legate ai vaccini, malattie che spesso hanno un decorso degenerativo nel tempo. Altre lunghe liste di patologie fanno riferimento al medio e lungo termine con cui questi danni si manifestano. "Mia figlia a pochi mesi, dopo il vaccino Sabin, ha contratto la poliomielite, proprio la patologia dalla quale avrebbe dovuto essere protetta – racconta Nadia Gatti, presidentessa del Coordinamento nazionale danneggiati da vaccino (Condav)-. Successivamente ha cominciato a soffrire anche di epilessia. E lei, che ora è adolescente, è stata fortunata rispetto a molti altri. C'è chi è stato fulminato nell'arco di 48 ore da un'encefalite, altri sono finiti sulla sedia a rotelle alimentati con un sondino, infine nel polmone d'acciaio".

Patologie che spesso trovano un vuoto di risposte sanitarie, dovute alla mancanza di una epidemiologia attuale: "La poliomielite, ad esempio, è di fatto una malattia 'fantasma' perché debellata nella nostra società – aggiunge la Gatti-. Questo fa sì che nessuna struttura ospedaliera sia più in grado di gestirla. E ci si ritrova in balìa del nulla". A provocare la reazione avversa al vaccino sarebbe stata, in numerosi casi, come spiega la presidentessa del Coordinamento, la cosiddetta "retromutazione allo stato selvaggio del virus vivo iniettato", che avrebbe provocato il conclamarsi della malattia. Ma numerosi sono i casi nel nostro Paese su cui pesa il sospetto, secondo le denunce di famiglie e operatori di settore, di una sorta di 'avvelenamento' indotto dalla presenza, all'interno dei vaccini, di sostanze nocive quali alluminio e mercurio.

LA PRASSI DI VALUTAZIONE DEL DANNO. Uno dei nodi difettosi, secondo il Coordinamento, è quello del riconoscimento del danno collaterale: "Per stabilirlo svolgiamo le visite presso una commissione medica militare - precisa la Gatti-. Sono loro che valutano se esiste o meno il nesso causale fra il danno e la vaccinazione o il sangue infetto, poichè l'indennizzo viene concesso facendo riferimento ad una tabella usata per l'invalidità militare. Ma, con tutto il rispetto per i militari, questo crea un ennesimo disagio, perché non sempre i medici che incontriamo sono competenti, soprattutto nel caso di bambini malati: per ovvi motivi in ambito militare la pediatria è tagliata fuori".

I DATI MANCANTI. Difficile quantificare in modo preciso i casi dei danneggiati da vaccino in Italia. Le stime ufficiali parlano di 500 malati a livello nazionale, ma secondo il Condav la cifra pecca per difetto: "Il numero preciso, ad oggi, è sconosciuto -prosegue Nadia Gatti-, perché i danneggiati sono inseriti nel calderone delle cifre relative anche a coloro che hanno subìto danni da trasfusione. L'estrapolazione dei dati non è stata mai effettuata. Ma se si considera che solo al Coordinamento sono iscritte 300 persone, si fa presto ad immaginare quanti siano al di fuori: i 500 ipotizzati non comprendono, ad esempio, le persone in causa e quelle che hanno fatto domanda di indennizzo da poco".

DIRITTI NON ANCORA RICONOSCIUTI. Dopo numerose battaglie per un pieno riconoscimento di questa fascia di malati, il Condav ha visto mettere nero su bianco le proprie richieste con la legge 229/2005, che ha integrato la preesistente 210/92, soprattutto in merito al capitolo sull'indennizzo. "Il provvedimento più recente ha di fatto sestuplicato la cifra da erogare ai malati, prevedendo un pagamento mensile –  precisa la Gatti-. La legge ha permesso alle famiglie di poter far fronte a percorsi di cura onerosi e ha compensato il disagio economico che molti nuclei familiari vivono per la perdita del lavoro di uno dei genitori del malato". Peraltro, un decreto ministeriale del 2009, ha integrato la normativa relativa ai benefici cui hanno diritto le persone danneggiate dalle vaccinazioni, "individuando i criteri base per la formazione delle graduatorie necessarie all'applicazione dei benefici stessi". Ma è stata vittoria solo a metà . Di recente, infatti, il Coordinamento è sceso in piazza a Roma davanti al ministero della Salute, per denunciare la mancata applicazione della 229/05. Le rate dell'indennizzo mensile scadono nel 2010 e, oltre al fatto che molte non sono state erogate (insieme a quelle previste dall'articolo 4 che prevedono un indennizzo precedente all'anno 2005) "si sta cercando di prorogare queste date a fine 2015. Fino ad oggi - ha precisato la Gatti - è stato erogato solo il 12,50 per cento di ciò che spetta ai malati; all'appello mancano ancora gli arretrati". Un nodo caldo della vicenda è il cavillo della legge che prevede il risarcimento per le vittime di danni da vaccino, solo se segnalato entro i tre anni dal manifestarsi dell'eventuale sintomo, altrimenti non si ha più diritto al vitalizio. "Condav-  precisa la presidentessa- da anni si batte anche per la riapertura dei termini. Dobbiamo segnalare purtroppo un generale disinteresse alla nostra causa da parte delle istituzioni".

MANCATA INFORMAZIONE SUI DANNI. Altro fronte sul quale la battaglia prosegue è quello relativo al diritto di informazione dei cittadini, su cui l'associazione alza la voce da tempo:  "Vogliamo luce e chiarezza sulla divulgazione dei danni collaterali previsti dai vaccini- conclude Nadia Gatti-. Oltre quelli più o meno blandi presenti sul foglietto illustrativo del farmaco, esistono altre reazioni di cui nessuno conosce l'esistenza. Ma la cosa più grave- sottolinea- è che di fronte ad una reazione strana e non prevista del soggetto dopo la vaccinazione, molti medici tendono ad escludere a priori che sia colpa del vaccino".

DOCUMENTI 
- Legge 210/92
- Legge 229/2005
- Decreto ministeriale 2009

LINK
- Condav

NOTE:
[1] Il vaccino Sabin è costituito da virus vivi, modificati in modo da non provocare la malattia (se non i alcuni casi), ma capaci di stimolare la produzione di anticorpi. Il vaccino viene somministrato per bocca, anche a stomaco pieno, anche se spesso viene consigliato il digiuno, ma al solo scopo di evitare il vomito durante la somministrazione del vaccino. I virus contenuti nel vaccino rimangono nell'intestino e vengono eliminati con le feci dal bambino vaccinato per circa 6 settimane. In questo periodo i familiari devono osservare una scrupolosa igiene, lavandosi accuratamente le mani dopo ogni cambio di pannolino, per evitare il contatto con i virus. Sono potenzialmente pericolosi per l'adulto che ha una scarsa protezione. (Fonte: Condav.it)

[2] Il vaccino Salk contiene il virus della poliomielite ucciso e potenziato e viene somministrato attraverso un'iniezione per via intramuscolare o sottocutanea. In Italia, dopo la pubblicazione del D.M. 7 aprile 1999, è stato obbligatoriamente utilizzato per le prime due dosi di vaccino (3° e 5° mese), allo scopo di ridurre le  complicazioni di polio vaccinale che si hanno dopo le prime due somministrazioni di vaccino antipolio tipo Sabin e, dal giugno 2002, viene somministrato obbligatoriamente in tutte e quattro le dosi. (Fonte: Condav.it)