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Skeleton: Zanoletti, "spero di dare il meglio, ma ripetere Torino sarà difficile"

I tagli in termini economici e di personale hanno reso complicato l'avvicinamento alle Olimpiadi canadesi. "È già una soddisfazione andare a Vancouver". Alle sue spalle una base di giovani che fa ben sperare per il futuro.

» Altri sport Gianluca Colletta - 29/01/2010
Titolo: www.costanzazanoletti.com

Saranno solo due i rappresentanti italiani a Vancouver per lo skeleton, sport nel quale ci si lancia a testa in giù su una piccola slitta, all'interno del budello. Insieme a Nicola Drocco ci sarà Costanza Zanoletti, per sei volte consecutive, dal 2005 al 2010, campionessa italiana e quinta ai Giochi di Torino 2006.

Adesso, dopo l'ultimo titolo tricolore, c'è Vancouver…

"Sono passati quattro anni dalle ultime Olimpiadi e non sono stati facili. Tutto il movimento italiano dello skeleton ha fatto fatica. Abbiamo subito molti tagli, economici, di risorse umane, di materiali e molto altro, ed è stato già difficile conquistare la qualificazione per Vancouver. Per conto mio è già un grande successo riuscire ad essere lì. È difficile fare un pronostico: le Olimpiadi sono una gara a sé, dove entrano in gioco tante componenti, non ultima quella emotiva. È un appuntamento atteso da noi atleti per quattro anni e molto spesso i pronostici saltano. Però posso dire che fare meglio di Torino è difficile".

Quali sono le difficoltà maggiori che si possono incontrare, oltre il lato emotivo?

"Rispetto agli atleti che 'giocano in casa' è quella di non conoscere al meglio la pista, visto che l'abbiamo potuta provare soltanto per due settimane, mentre i canadesi sono più di due anni che ci si allenano quotidianamente. A noi questo vantaggio era toccato nell'edizione precedente dei Giochi. È sicuramente un fattore che non avremo a nostro favore. La pista comunque è molto bella. Per il resto le difficoltà sono le solite. Ci sono nazioni molto forti, che hanno degli ottimi materiali e che si presenteranno agguerrite alle Olimpiadi".

Qual è lo stato dell'arte dello skeleton in Italia?

"In questi anni si è cercato di usare la pista di Cesana per costruire un movimento di base e richiamare i giovani, mentre ai vertici gli atleti di punta sono rimasti gli stessi dei Giochi di Torino. Questa scelta ha avuto successo perché ci sono stati ragazzi che hanno cominciato e si sono avvicinati a questo sport, anche grazie alle Olimpiadi che abbiamo avuto in casa. Comunque qualche difficoltà c'è stata anche per quanto riguarda l'utilizzo della pista. Il nostro non è uno sport come lo sci che si può praticare ovunque".

Come ti sei avvicinata a questa discilina?

"Grazie ad un progetto che il comitato delle Alpi Occidentali aveva messo in piedi nel 2002 per cercare nuovi talenti in vista dei Giochi di Torino. Io facevo atletica, anche se conoscevo questo sport, e ho avuto la possibilità di provare. Mi sono lanciata sulla pista, mi è piaciuto e da lì è cominciato tutto".

Quali sono i rischi che si possono correre scendendo nel 'budello' a testa in giù?

"Non si può definire uno sport particolarmente pericoloso. Il fatto di essere sempre con un baricentro molto basso e considerando la costruzione delle piste, gli infortuni sono quelli che possono capitare in un normale sport. Si cura molto l'aspetto della sicurezza. Per esempio la pista di Vancouver è velocissima, supereremo i 140 km/h, ma al massimo si rischia di ribaltarsi e prendere qualche botta".

Quali sensazioni si provano in gara?

"La cosa essenziale è avere una concentrazione altissima, essere molto lucidi, ma allo stesso tempo rilassati perché così si guida la slitta molto meglio. La tensione si trasmette al mezzo e questo frena. Bisogna trovare la giusta combinazione di questi fattori".

Un bilancio della stagione, fino ad oggi?
"Essere riuscita a qualificarmi è già un qualcosa di positivo. Sono molto contenta dell'aspetto atletico. Ho fatto una buona preparazione e quindi dal punto di vista della spinta è sempre andato tutto bene. Ho avuto qualche difficoltà ad adattarmi ai nuovi materiali che abbiamo adottato questo anno, però tutto sommato il bilancio è positivo".

Il sogno che metti in valigia partendo per Vancouver?

"Di riuscire a dare il meglio".