Cronaca » Costume e Società » Costume
Italiani nel mondo: dall'esodo alla stabilizzazione
Spostamenti temporanei per lavoro e fuga di cervelli. Queste le nuove tendenze migratorie italiane secondo il Rapporto Migrantes. In evidenza anche recupero del passato e di una tradizione ricca di risvolti culturali.
Fonte: Immagine dal web
Nell'ultimo anno, il numero di italiani all'estero non si è sostanzialmente modificato: si registrano all'incirca 200 mila persone in più, ma l'aumento è dovuto soprattutto a un aggiornamento degli archivi ministeriali e consolari, piuttosto che a nuove effettive iscrizioni all'Aire, l’anagrafe dei cittadini residenti in terra straniera.
Questo è il primo dato che salta agli occhi nel sesto rapporto sui nostri connazionali nel mondo, edito dalla Fondazione Migrantes, centro di studi istituito dalla Conferenza episcopale italiana per monitorare i flussi migratori più significativi, sia quelli 'verso' che 'fuori' dal nostro Paese.
Dopo circa un secolo di spostamenti massicci verso tutti e cinque i continenti del mondo dopo i tanti rientri da nazioni europee ricche di lavoro e opportunità come Germania e Belgio, dopo le varie ondate di stranieri approdati sui nostri lidi mediterranei, l'Italia sembra dunque doversi rassegnare a essere diventata una vera meta di immigrazione. Una terra di sogni e di chimere, piuttosto che il ricordo sbiadito nelle fotografie di un bracciante partito dal paesello con una valigia di cartone.
Come ha spiegato la stessa coordinatrice dello studio, Delfina Licata, presentando i risultati della ricerca di Migrantes, "il Rapporto Italiani nel Mondo" non è una realtà che cambia di anno in anno, gli elementi numerici statistici rimangono sempre gli stessi". "La più grande novità, semmai, è il raggiungimento della parità tra i connazionali all'estero e gli immigrati sul nostro territorio. Un dato - prosegue - che ci fa capire quanto sia importante studiare la nostra emigrazione per trovare le giuste chiavi di lettura con cui confrontarci con la situazione odierna".
Nessuna sorpresa dunque nei tratti salienti della presenza italiana all'estero, che si conferma principalmente euro-americana ma anche policentrica, partita da tutte le Regioni e da tutti i Comuni della Penisola e al contempo penetrata in tutti i continenti. Nell'Unione Europea i cittadini italiani sono poco più di un milione e mezzo, insediati soprattutto in Germania - che con oltre 616 mila connazionali residenti risulta la principale meta della nostra emigrazione - Francia (358 mila 541) e Belgio (quasi 250 mila).
Notevole è anche la diffusione sul continente americano: gli USA raccolgono più di 200 mila italiani, il Canada circa 133 mila, l'Argentina più di mezzo milione, il Brasile poco più di 250 mila. In Australia si trovano circa 123 mila connazionali (la maggior parte di quelli presenti in tutta l’Oceania), mentre nel 'continente nero' la gran parte si concentra nel Sud Africa ( circa 30 mila) a fronte delle poche migliaia residenti in nazioni del Nord come Egitto, Tunisia e Marocco. In Asia la Cina ospita poco più di un decimo dei circa 30 mila connazionali lì presenti, la maggior parte dei quali ha scelto invece l’area mediorientale del continente, in particolare Israele, dove si contano quasi 9.300 italiani. Riassumendo, il Paese con più italiani in numeri assoluti è la Germania, seguito da Argentina e Svizzera.
Per quanto riguarda le Regioni di provenienza, il Sud prevale in quasi tutte le categorie: il 54,8 per cento dei residenti all'estero è di origine meridionale, a fronte del 30,1 per cento di chi proviene dal Nord e del 15 per cento del Centro. Al primo posto, in particolare, si piazza la Sicilia, con quasi 650 mila cittadini, seguita da Campania, Lazio, Puglia e Lombardia. Nella lista delle città di partenza, invece, si piazza al vertice Roma, seguita da altri grandi capoluoghi come Milano, Napoli, Torino, Genova, Palermo, Trieste e Bari.
Un'eterogeneità insita nella struttura stessa del fenomeno migratorio italiano, legato ai vari periodi storici compresi dall'Unità d'Italia agli anni '70, e a diversi fattori di spinta. I dati odierni, però, non fanno che ricalcare quelli di un passato in cui circa 30 milioni di italiani hanno lasciato la Penisola in cerca di migliori condizioni di lavoro e di vita. un deflusso che viene ancora sentito e ricordato come un esodo, di cui oggi però non rimangono che delle tracce numeriche.
Anche se i connazionali nel mondo incidono sul totale della nostra popolazione per il 6,6 per cento, solo una ristretta maggioranza (il 57 per cento) proviene effettivamente dall'Italia: il resto è tutto nato all'estero o è iscritto alle liste dell'Aire per l'acquisizione della cittadinanza. Molti sono esponenti di seconde o terze generazioni perfettamente integrate nella società d'accoglienza, che nel migliore dei casi mantengono con il nostro Paese un rapporto affettivo e di interesse culturale, ma difficilmente di portata economica rilevante. Le rimesse non si usano più, anche se rimangono in piedi piccoli giri d’affari legati all’import/export di prodotti tipici.
Al centro della riflessione sugli Italiani all'estero si impone perciò, secondo gli studiosi di settore, un confronto, non per forza conflittuale, tra un passato ancora molto vivo e una realtà attuale fatta di tanti elementi nuovi, come il sopravvento di un'immigrazione verso l'Italia in piena parabola crescente e forme inedite di spostamento dei nostri connazionali, come quello per motivi di studio o brevi periodi di lavoro. Questi ultimi, in particolare, hanno assunto una dimensione tale (più di 64 milioni di pernottamenti nel solo 2008, per un totale ipotizzabile di mezzo milione di persone) da essere paragonati nello stesso rapporto a un nuovo modello di impiego stagionale.
Risalta inoltre quello che i curatori dello studio definiscono come un "salasso di laureati". Gli emigranti di oggi sono forse di meno, ma hanno tutti una preparazione molto più elevata. Nel 2007 sono stati più di 41 mila gli italiani iscritti nelle università estere (al primo posto sempre la Germania), mentre tra il 2006 e il 2007 si contano circa 17 mila partecipanti al programma internazionale di scambi Erasmus, e poco meno di un migliaio di giovani tirocinanti italiani impegnati in Paesi stranieri.
Nonostante questi fenomeni rivestano un ruolo importante nel Rapporto, il documento mira dichiaratamente a tenere acceso l'interesse per l'emigrazione italiana in sé: un processo lungo e ben radicato sia nella tradizione italiana sia in quella del mondo. "Un secolo e mezzo di esodo è una miniera inesauribile, che ci sprona nell'andare avanti affinché la nostra memoria di emigranti non vada persa - ha dichiarato in proposito il Direttore Generale di Fondazione Migrantes, Monsignor Piergiorgio Saviola - dobbiamo prendere dai migranti la voglia di far valere le proprie capacità, così da recuperare l'emigrazione come impegno non solo conoscitivo, ma anche operativo".
Dal passato non si smette mai di imparare, vuole dunque ribadire questa sesta edizione di "Italiani nel Mondo", che come di consueto apporta alle fredde statistiche anche un tocco di colore, attraverso specifici approfondimenti sulla vita dei connazionali all'estero (esplorata perfino attraverso questionari diretti), sulla storia specifica dell'emigrazione in diverse Regioni, e sugli aspetti folkloristici del fenomeno, per i quali è stato chiamato in causa un testimonial d'eccezione come Renzo Arbore. Se da una parte 'O sole mio' risulta la canzone più famosa nell’intero globo, dall'altra la diffusione capillare e non sempre facile dei nostri connazionali all'estero, secondo la Fondazione Migrantes, non è un mero fenomeno di costume, ma il punto di partenza per tracciare le linee evolutive e i tratti distintivi del nebuloso concetto di italianità.
Usare gli emigranti come uno specchio per il presente e le sue radici profonde sembra in conclusione l'obiettivo dietro alla mera raccolta di numeri, nonché l'ardua missione di uno studio molto mirato, in cui però è forse difficile scorgere tutti i profili problematici dell'emigrazione italiana. C'è ad esempio la questione della rappresentanza parlamentare degli italiani all'estero, al centro di un acceso, anche se poco noto, dibattito sin dalla sua istituzione nel 2006, o la facilità con cui oggi è possibile ottenere la nostra cittadinanza anche per quelle seconde e terze generazioni che sono nate e cresciute in altri Paesi, che spesso non parlano neppure la nostra lingua e per le quali, il più delle volte, il rapporto con l'Italia è inevitabilmente sempre più flebile rispetto a quello sperimentato dalle prime comunità italiane in terra straniera.






Home
Italiani nel mondo: "Memoria con troppi luoghi comuni"
Italiani nel mondo: Londra, calcio e mortadella, la little Italy si ritrova al pub
Italiani nel Mondo 1861-2011: 150 anni di emigrazione
Italiani nel mondo: Londra, la storia di Federica, "guardo il Tamigi e penso a Napoli"
Invia ad un amico
Commenta