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Shoah: il Memoriale di Berlino degradato dall'incuria dei turisti

Il monumento all'Olocausto della capitale tedesca vittima del degrado provocato da visitatori irrispettosi e servizi fotografici pubblicitari di vario genere. Presto iniziative di carattere storico per educare chi visita questo luogo.

» Europa Andrea D'Addio - 25/01/2010

DA BERLINO - Normale primo giorno del turista per la prima volta nella capital etedesca. Si passeggia per il lungo viale di Unter den Linden, si arriva alla Porta di Brandeburgo e poi si gira a sinistra su EbertStrase per dirigersi verso Postdamer Platz. Lungo quest'ultimo tratto di strada, sulla sinistra l'occhio cade sempre su una grandissima area fatta di blocchi di cemento grigi di varia grandezza posti a poca distanza l'uno dagli altri, abbastanza per potercisi infilare e passeggiare in mezzo. Si è un po' stanchi per la lunga passeggiata, salvo temporali, in molti utilizzano questi grandi parallelepipedi come se fossero panchine. Ci si siede, si guarda il panorama, a volte si accende una sigaretta e si chiacchiera. In pochi osservano la guida che spunta dalla tasca per capire dove si trovano e cosa siano quelle 'cose' su cui sono seduti. Eppure dovrebbero farlo o, se già lo fanno, dovrebbero cercare di capire bene cosa c'è scritto. Quel luogo che utilizzano come punto di ristoro è infatti il 'Memoriale alle vittime dell'Olocausto', un monumento inaugurato nel 2005 per ricordare i sessant'anni dalla fine della guerra e per testimoniare l'indelebile cicatrice nel rapporto tra tedeschi ed ebrei.

Duemilasettecentoundici stele di cemento poste a vari dislivelli capaci di rendere benissimo, quando vi ci si passeggia, quell'idea di buio e angoscia propria dell'Olocausto. Non certo un luogo su cui posare lattine di Coca Cola o scattare foto sorridenti mentre si gioca ad 'acchiapparella'. Eppure c'è chi tutto questo non lo capisce. Nell'epoca del turismo globale, la sensibilità del turista spesso è nulla, si segue l’atteggiamento di chi sta davanti senza porsi alcuna domanda o scrupolo. Ma colpevole non è solo il turista. C'erano infatti tantissimi tedeschi in piedi, sui blocchi di cemento, con l'ombrello in mano, la sera dello scorso nove novembre per guardare sul megaschermo le celebrazioni del ventennale della caduta del muro che si svolgevano davanti la vicina Porta di Brandeburgo. Insomma, in pochi rispettano la 'sacralità' di un luogo che, per carica emotiva e significato, vale un cimitero.

[Fonte: Laura Croce]Non è quindi sorprendente venire così a scoprire che tra i sentieri bui all'interno del monumento, sia stato recentemente realizzato anche un servizio fotografico di moda. A commissionarlo, la rivista di 'easyJet,' una delle più importanti compagnie aeree lowcost. Appena la notizia è diventata di dominio pubblico, è cominciato il tam tam di dichiarazioni di scuse da parte dei responsabili, così come i tardivi scuotimenti di testa dei vari intellettuali. Ritirate dalla circolazione tutte le copie del numero di Novembre del magazine, ci si è cominciati ad interrogare sulla reale funzionalità del monumento.

Progettato dall'architetto ebreo-americano Peter Eisenman, il Memoriale fin da subito ha alimentò una serie di dubbi sulla sua composizione. "Rischia di banalizzare la memoria e di non affrontare il rapporto tra colpevoli e vittime" affermò all'epoca il presidente del Consiglio Centrale degli Ebrei in Germania Paul Spiegel. E in molti gli diedero ragione: il monumento così com'era non era perfetto. Di certo non si aspettavano che la ragione principale della mancanza di efficacia sarebbe stata la sua composizione, così simile ad un rudimentale parco giochi dove ognuno può fare ciò che vuole. 

Per risolvere il problema sono solo due le soluzioni possibili. La prima, sicuramente più interessante, sarebbe quella di educare il turista (o chi per lui) al rispetto di un luogo come il Memoriale. La seconda riguarda l'assunzione di guardiani che vigilino all'interno dell'area, richiamando chi si fa prendere troppo dall'entusiasmo per questo labirinto così suggestivo. Sarebbe un modo più realista di affrontare la situazione, ma di certo si perderebbe quella sensazione di pace e riserbo interiore che questo luogo riesce a suggerire a chi davvero sa come viverlo. La verità è che l'esistenza stessa di questo problema, mette un po' di tristezza: anche nella civilissima Germania, a volte, certe cose, capitano.