Piccoli, ma già con una spiccata percezione di se stessi come credenti. Quasi tutti i bambini italiani, circa l'80%, sono consapevoli del loro sentire religioso. E appaiono già dalla tenera età, con una incredibile maturità nell'affermare di avere un approccio con il delicato mondo della fede e della religiosità. Tanto che quasi la metà rivela di andare in chiesa "per pregare e osservare" il proprio credo (40,4%). Un credo che però si manifesta in modi diversi, a seconda del genere e della fascia d'età.
La percentuale dei bimbini 'praticanti' infatti è molto più bassa di quelli che si professano credenti. In media, solo il 32% dei minori va in chiesa o frequenta i luoghi di culto tutte le settimane, qualche volta il 44,9%, mentre il 18 per cento non sa neppure dove si trovino. Lo evidenzia l'Eurispes, nel rapporto 2009 sulla condizione dell'infanzia e dell'adolescenza, dove sono stati intervistati 2500 bambini di età compresa tra i 7 e gli 11 anni. Nonostante la giovane età dei piccoli, è emerso che il 79,6% ha risposto con chiarezza e senza esitazioni "sì, sono credente", solo il 4,7% ha detto di non esserlo, mentre arriva al 15,7% la percentuale di quanti non hanno saputo o voluto rispondere.
Sono le bambine le più 'mature', che si mostrano sicure nell’affermare il loro credo religioso (80,6%), contro il 78,6% dei maschietti. I cambiamenti nelle risposte si notano già nella fascia che va dai 7-9 anni ai 10-11: i primi dicono di essere credenti nel 76% dei casi, contro l'83,8% dei più grandi. A creare una maggior consapevolezza negli 11enni, fa notare il Rapporto, "una maggiore percezione nel concetto di fede e probabilmente l’avvio dei bimbi più grandi ai sacramenti, attraverso il catechismo o altre pratiche religiose".
Una differenza che va di pari passo con la frequentazione dei luoghi di culto: i piccoli tra i 10 e gli 11 anni vanno in chiesa tutte le settimane nel 36,9% dei casi, contro il 27,8% di quelli compresi tra i 7 e i 9 anni. L'Eurispes fornisce anche una geografia della religiosità infantile nelle varie regioni italiane: i bimbi più credenti, o meglio quelli che hanno risposto senza dubbi di esserlo, si concentrano al Centro (84,8%). A seguire quelli del Nord-Est (83%), del Sud (81,6%), Isole (81,4%) e Nord-Ovest (69,9%). Il Nord Est ha invece il primato dei bimbi non credenti (7,1%), mentre le percentuali dell’area Centro, Sud e Isole non supera il 3,8%.
Una buona fetta del mondo dell'infanzia, tuttavia, non ha ancora elaborato un proprio concetto di fede, e non ha saputo rispondere alla domanda se sia credente o meno: la maggior parte dei piccoli incerti, si trova al Nord Ovest (15,8%), mentre nelle altre regioni la percentuale media si aggira attorno al 10%. Dati che testimoniano come in Italia sia molto diffusa la consapevolezza di seguire il proprio credo, ma di non essere allo stesso tempo praticanti.
Diverse anche le risposte dei piccoli fedeli in erba sul perchè si rechino a messa o seguano i riti di altri luoghi di culto: il motivo più frequente (40,4%) emerso è "per pregare e osservare il mio credo", seguito dalla risposta "perché mi piace e mi fa stare bene" (29,4%). Quasi il 5 per cento dei piccoli credenti, in media, ha manifestato di andare in chiesa per adeguarsi alla tradizione, rispondendo "perché si usa così" e il 2% ha riferito di andarci perché ci vanno gli amichetti (percentuale che si abbassa vertiginosamente allo 0,5% per le bambine).
Anche in questo caso, sono le femminucce ad avere più consapevolezza che la preghiera sia il motivo principale per recarsi in chiesa (42,2%), e che il luogo di culto le faccia stare bene (33,5%). Dalle risposte dei bambini, mette in luce il rapporto, si ha anche un quadro del sentire contesto degli adulti. Nonostante la consapevolezza generale di un sentire religioso radicato e diffuso tra i minori, si evidenzia, "non si può prescindere dal grado di influenza esercitato dalla famiglia e da una società fortemente ancorata ai valori della fede cattolica".
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