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Jack Ketchum: "L'Orrore è un'emozione, non un genere"
Intervista con uno scrittore pulp statunitense autore di un genere realistico-orrorifico
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In realtà l'uomo chiamato Jack Ketchum non esiste o meglio è lo pseudonimo di Dallas Mayr. Classe 1946 la sua vita è un po' lo stereotipo dell'autore statunitense. A sessantatre anni straordinariamente ben portati, ne dimostra venti in meno e con una vaga somiglianza con William Defoe, è stato figlio dei fiori, attore, cantante, insegnante, agente letterario, venditore di legname e barista. È sulla scena della narrativa horror statunitense da quasi trent'anni anche se il tavolo dello scrittore è per lui un punto di arrivo e non di partenza.
Autore prediletto di Stephen King, è stato più volte vincitore del 'Bram Stoker Award' (massimo riconoscimento per la letteratura horror), ha scritto numerosi racconti e undici romanzi. Con 'La ragazza della porta accanto' ha saputo affrontare la tematiche delle violenze domestiche sui minori in una maniera magistrale quasi lirica. Lo abbiamo incontrato in uno splendido faccia a faccia.
Che cosa è l'Orrore per Jack Ketchum?
"È un’emozione prima di tutto non un semplice genere. È quello che provi quando vedi qualcosa di terribile che accade. È un qualcosa che avviene tra le persone. È qualcosa che io potrei fare a te o tu a me. Tutti potremmo risultare degli assassini".
Lei nel suo ultimo libro tocca la sempre attuale tragedia delle violenze domestiche: come mai questa scelta? E soprattutto come mai un carnefice donna che rompe un po' gli schemi tradizionali?
"Io attingo sempre dalla realtà e dalla quotidianità per i miei lavori e quindi la violenza sulle donne era una tappa inevitabile. La scelta di Ruth come personaggio negativo è un fatto inusuale e proprio per questo ne sono stato particolarmente attratto. Ma non è solo questo lei lascia che tutti i bambini del vicinato siano coinvolti. Questo coinvolgimento, a mo di iniziazione, rende il tutto ancora più terribile".
Oggi più che mai per trovare introspezione, analisi psicologica e intimismo lo si cerca proprio nella letteratura di genere all'epoca tanto criticata. Siamo di fronte ad una sua rivalutazione ne conviene?
"In qualsiasi genere, in realtà, possiamo trovare introspezione e analisi psicologica e oggi quasi tutti gli autori lo vanno riportando quindi non credo sia un fattore che riguardi esclusivamente l'horror. Scriviamo di ciò che ci rende umani, dei sentimenti delle paure di tutte quelle sensazioni che ci appartengono siano esse sia buone che cattive".
Lei da scrittore straniero come vede la letteratura di genere italiana?
"Eh devo fare un piccolo mea culpa confessando di non conoscere bene gli autori italiani, non ho ancora letto nulla di loro li conosco solo di nome, però devo confessare che il vostro cinema mi ha fortemente ispirato. I grandi nomi del thrilling e horror italiano quali Umberto Lenzi, Lamberto Bava, Lucio Fulci e Deodato sono stati una grande linfa per i miei lavori".
Quale è, secondo lei, il futuro della letteratura horror?
"Credo che si andrà sempre di più verso il realistico, in mezzo alle strade tra quello che avviene tra le persone vere. Quindi non più melanconici vampiri, o demoni e neppure i fantasmi, niente più componente sovrannaturale ma crudo realismo. Diventerà horror tutto quello che dà suspense un esempio può essere 'Il silenzio degli innocenti'. Quindi suspense e realismo andranno sempre più a braccetto con l'horror".






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Jack Ketchum: 'La ragazza della porta accanto', quando il carnefice è una donna
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