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Congedo di paternità: da Firenze la sentenza che amplia i diritti dei futuri 'mammi'

Per i padri un'aspettativa di 5 mesi rispetto ai 3 previsti fino a oggi, stando a casa prima della nascita del figlio. Nel Lazio, rileva l'Inps, il record di domande, soprattutto a Roma. Dalla Cassazione il richiamo a non abusare di questo diritto.

» Pari opportunità Valentina Marsella - 14/07/2010

I papà, come le mamme, avranno una chance in più per accompagnare il loro bimbo nel percorso verso la nascita. Fino a qualche mese fa, infatti, in base al Testo Unico sulla maternità e paternità (d.lgs 151/2001 a norma della legge 53/2000), gli uomini potevano godere di tre mesi di aspettativa, estando a casa novanta giorni dopo il parto della moglie o della compagna. Da oggi, invece, possono usufruire di ben cinque mesi di congedo di paternità due dei quali, se richiesto, anche precedenti la nascita del figlio. Lo ha messo nero su bianco una sentenza della sezione lavoro del Tribunale di Firenze. 

Un precedente destinato a fare giurisprudenza, ampliando la sfera di diritti di entrambi i genitori a godere a pieno il momento più importante della loro vita. La pronuncia, emessa dal presidente della sezione lavoro fiorentina Giampaolo Muntoni, parifica le condizioni di mamme e papà e cambia i destini di molte famiglie, guardando anche ai genitori che hanno avuto da poco il loro bambino. Il provvedimento sarà dunque retroattiva, ossia varrà per chi faccia richiesta del periodo di aspettativa anche dopo la nascita del figlio. È quello che è accaduto ai protagonisti della storia in questione, che avevano avuto una bambina nell'agosto del 2007 e che hanno fatto da apripista a molte altre coppie alle prese con pannolini e biberon. 

La mamma, lavoratrice autonoma e vicepresidente della Confederazione nazionale dell'artigianato fiorentina, a causa di una grave malattia, aveva avuto non poche difficoltà nella gravidanza. Così per la prima volta si è posta la questione. "Il Testo unico delle disposizioni in materia di tutela e sostegno della maternità e paternità - hanno fatto notare i legali della coppia, Leonardo Marconi e Claudio Gardelli - dispone che il padre lavoratore ha diritto ad astenersi dal suo impiego per tutta la durata del congedo di maternità. Di fatto però, anche in base ad interpretazioni successive, non è stato mai riconosciuto fino in fondo. Figurarsi che se un uomo va all'Inps per esercitare il diritto di flessibilità, troverà solo moduli in cui è previsto un periodo di paternità di tre mesi".

Fino a oggi l'Inps assicurava al padre l'80% dello stipendio nei tre mesi successivi al parto della moglie, oltre al diritto di restare a casa accanto alla famiglia. Ma il giudice, analizzando la questione, è giunto alla conclusione che come la madre, anche il padre ha diritto allo stesso periodo di assenza dal lavoro. L'uomo, accompagnando il bambino nei primi mesi di vita, potrà godere del beneficio se la madre è casalinga, è in malattia oppure è una lavoratrice autonoma che non usufruisce del diritto all'astensione. La richiesta di aspettativa continua comunque a rimanere ancora una prerogativa soprattutto femminile: i dati nazionali forniti dall'Inps sui congedi parentali, suddivisi per sesso, hanno evidenziato tra il 2005 e il 2007 una crescita progressiva delle richieste di benefici.

Nel 2005, sottolinea l'Inps, le donne che hanno chiesto il congedo fino a sei mesi, entro i primi tre anni di vita del piccolo, sono state 187.748, mentre i papà 10.209; in entrambi i casi nell'arco di due anni, il trend è stato di crescita nelle domande: nel 2007 le mamme che hanno presentato richiesta sono state 205.425, contro 13.366 uomini. L'Inps fornisce anche i dati, sempre relativi all'arco temporale 2005-2007 delle richieste di benefici oltre il sei mesi, dal quarto all'ottavo, anche in questo caso in crescita: nel 2005 le mamme richiedenti sono state 7.948, salite a 8.401 del 2007; mentre i papà sono saliti dai 2.143 del 2005 ai 2.782 del 2007. L'Inps la scorsa estate, a bordo di un camper, ha monitorato attraverso un vero e proprio tour, la situazione delle varie città e regioni ialiane. 


[Fonte: INPS]

I dati, regione per regione, relativi al 2008 e suddivisi tra fascia obbligatoria e facoltativa, hanno rilevato per i papà, una maggioranza significativa di richieste in quella facoltativa: prendendo ad esempio il Lazio, che ha registrato il record di aspettative maschili, gli uomini richiedenti nella fascia obbligatoria sono stati 100 (87 a Roma), contro i 3.468 (3.343 nella Capitale) di quella facoltativa. In totale, gli uomini che hanno beneficiato dell'aspettativa nella fascia facoltativa hanno superato quota 17.200, contro i 1.017 di quella obbligatoria. Al secondo posto dopo il Lazio, la Lombardia, dove i papà della fascia facoltativa hanno raggiunto quota 2.865 contro i 230 di quella obbligatoria, seguita dall'Emilia Romagna con 1895 beneficiari dell'aspettativa facoltativa, rispetto agli 87 di quella obbligatoria. In coda le altre realt, dal Veneto alla Sicilia, dalla Toscana alla Calabria, dall'Abruzzo alla Sardegna, Campania e Molise. 

Ma oggi il cambio di rotta segnato dalla sentenza fiorentina, muove anche dai cambiamenti apportati nel tempo dalla dottrina e giurisprudenza in materia. Il diritto di astensione  dal lavoro in sostituzione dell'altro coniuge al padre lavoratore, prima ancora dell'intervento del legislatore, era  stato esteso per via giurisprudenziale dalla Corte Costituzionale, che aveva stabilito, che dove ricorressero casi eccezionali che impedivano alla madre di prendersi le necessarie cure del figlio, il diritto all'astensione obbligatoria doveva essere accordato anche al padre lavoratore affidatario con relativo trattamento economico (sentenze n. 1/87 e n. 341/91). Mentre una volta il periodo di maternità era pensato per salvaguardare la salute della madre, oggi è inteso anche come tutela di quella del bambino. Ecco che allora la presenza del padre nell'ultimo periodo di gestazione va a beneficio non solo della madre, ma anche del piccolo. 

Anche la Cassazione è spesso intervenuta sul congedo parentale, a volte segnalando comportamenti poco conformi a quanto contenuto nella linea d'indirizzo segnata dalla Corte Costituzionale. Come il caso della sentenza 16207 del giugno del 2008 della sezione lavoro della Suprema Corte, in cui un papà aveva "abusato del diritto potestativo al congedo parentale". Motivo? Un padre di Monza, ottenuta l'aspettativa per dedicarsi alla figlia minore, aveva utilizzato quel periodo per aiutare la moglie nella gestione della pizzeria che avevano appena aperto. Così, scoperto l'altarino, la società dove l'uomo lavorava lo aveva ripagato con un licenziamento per giusta causa, evidenziando un uso improprio del congedo parentale. 

Un verdetto che ha stigmatizzato il comportamento di chi vuole fare il furbo, mettendo in guardia sul fatto che il lavoratore non può usufruire dei congedi parentali per contribuire alle esigenze organizzative della famiglia, ma solo ed esclusivamente per la cura diretta dei figli. La tendenza ad abusare dell'aspettativa però, rilevano all'Inps, non può essere quantificata: "Non siamo competenti a fare rilevazioni - spiegano - ma spesso in alcune regioni si verificano dei record, però anche in quel caso smascherare i furbetti è compito degli investigatori e degli inquirenti". 

LINK
- D.lgs 151/2001
- Sentenza Corte Cost. 1/87
- Sentenza Corte Cost. 341/91
- Sentenza Cassazione 16207/08