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Darfur: il volto di un disastro umanitario

In una mostra romana, fino al 10 dicembre, il reportage di un'emergenza non ancora termita nel Sudan occidentale. Il racconto per immagini, di un popolo allo stremo che non conosce più speranza.

» Africa Valentina Difato - 12/11/2009

Sguardi malinconici ed attenti, ritratti di vita quotidiana nel campo profughi di Al Salam, tra faccende domestiche, riposo e lavoro. Avvolti nei coloratissimi abiti tradizionali, posano davanti all'obiettivo della macchina fotografica: sono le donne e i bambini del Darfur, le vittime più indifese di un conflitto per il controllo del territorio che dal 2003 ha messo in ginocchio la piccola regione del Sudan occidentale.

Una mostra che parla di loro, decine di scatti che descrivono queste vite, "Darfur, volti e colori per non dimenticare", a Roma, nel Cortile di Sant'Ivo alla Sapienza, fino al 10 dicembre, un'esposizione di immagini che racconta la disperazione di un popolo.

Storie di uomini, donne e bambini che vivono un'esistenza ai limiti della sopravvivenza: dal libro-reportage di Antonella Napoli, giornalista e presidente di "Italians for Darfur" Onlus, è scaturita la mostra fotografica, che si propone come obiettivo quello di sensibilizzare l'opinione pubblica sull'emergenza nella zona e raccogliere fondi per la costruzione di un ospedale pediatrico nel Darfur. Parlare e denunciare, ricordare e far sentire questa voce di protesta affinché un giorno si ponga fine a questa crisi umanitaria.

"Nel mio recente viaggio in Darfur - ha ricordato la Napoli, autrice delle foto della mostra - pur non trovando una situazione alimentare al tracollo ho potuto constatare gravi carenze. Se è vero che nonostante l'espulsione di 13 Ong che garantivano la distribuzione del cibo e l’assistenza sanitaria a oltre un milione di profughi il sistema del Programma alimentare mondiale ha retto, è altrettanto vero che la crisi è ancora pressante, incancrenita nella sua mancata soluzione".

"In particolare - aggiunge la reporter - sono venuti meno progetti di educazione sanitaria e di igiene, sostegno psicologico a donne e bambini traumatizzati e, sotto l'aspetto del sostentamento primario, manca l'acqua. Ed è proprio questa, con l'esigenza di maggiore protezione, la richiesta più urgente".

Sin dal 2003, in Darfur, gruppi ribelli nati in difesa degli interessi delle comunità locali e milizie arabe si scontrano per il controllo del territorio: le milizie 'Janjaweed', spesso sostenute da bombardamenti aerei che hanno coinvolto il governo sudanese, terrorizzano la popolazione del Darfur devastando i villaggi e seminando morte.

Le stime Onu parlano di un numero compreso tra i 200 e le 300 mila morti e di quasi tre milioni di sfollati: un vero e proprio disastro umanitario. Oggi si parla di emergenza terminata, dal momento che nel luglio del 2007 è stata approvata una risoluzione Onu con la quale si dispone l’invio di una forza di peacekeeping UNAMID (United Nations / African Union Mission in Darfur) pari a 26mila caschi blu, con il compito di proteggere la popolazione locale.

"La storia del Darfur - afferma Pietro Marcenaro, presidente della Commissione Diritti Umani del Senato della Repubblica - non è alle nostre spalle, la tragedia di quello che è stato nella regione africana potrebbe ripetersi. Un aiuto della comunità internazionale è necessario per curare la malattia che è già esplosa e lavorare per prevenire altri disastri di questo genere". "Lamentiamo, purtroppo - prosegue Marcenaro-, un impegno che non è sufficiente: sono state tante le vite umane salvate con questi mezzi. Bisogna rinnovare una ripresa di impegno che si concretizza per dare strumenti all'Onu ed esercitare al meglio le sue funzioni".

Infatti, nonostante lo schieramento del contingente di Caschi Blu, che non è stato dispiegato del tutto, ma solo al 75% dei 26mila uomini previsti, in questa arida regione del Sudan continuano a susseguirsi attacchi ai villaggi, rapimenti e violenze.

Al governo italiano è stata presentata una mozione firmata proprio dal senatore Marcenaro in cui si chiede un intervento dell'Italia a sostegno della missione di peacekeeping in Sudan. "I volti di queste donne e di questi bambini - sottolinea il presidente della Commissione Diritti umani del Senato - sono per noi un grande aiuto quando si parla della questione Darfur". "L'autrice - prosegue - in questo caso una scrittrice e giornalista, parla, attraverso gli sguardi e i colori di questa terra, di una situazione alquanto drammatica". 

"Attraverso le arti, quali la fotografia, la musica e la scrittura - ha concluso senatore Marcenaro - si cerca di sensibilizzare e mettere in circolo quella che è una delle risorse essenziali della società civile: l'opinione pubblica informata. Questa mostra vuol, infatti, richiamare e sensibilizzare la società civile su uno dei più gravi disastri umani della storia dell'umanità". Di diritti umani si discute nei parlamenti, nelle istituzioni, nelle associazioni, nelle chiese, ma questo non basta. Solo la potenza dell’opinione pubblica potrebbe cambiare davvero le sorti di un avvenimento. 


LINK
- Italian bolgs for Darfur
- Senato