Cronaca » Italia » Giustizia e criminalita'

Giustizia italiana 'lumaca': fino a 30 anni per una sentenza

Il rapporto di Cittadinanzattiva rileva: "Ritardi nei depositi delle perizie dei Ctu, giudici assenti, legali che tengono fuori dalle scelte giudiziarie i propri assistiti". Il cittadino è smarrito, alla ricerca di informazioni e senza più fiducia.

» Giustizia e criminalita' Valentina Marsella - 11/11/2009

La Giustizia è un bene di tutti. Ma la maggior parte dei cittadini non ci crede più. Colpa dei processi 'lumaca' che a volte durano anche trent'anni prima di arrivare a una sentenza definitiva. 

E gli avvocati non migliorano la situazione, omettendo spesso di spiegare le scelte giudiziarie ai propri assistiti, non mettendoli al corrente di possibilità diverse dal ricorso alle aule giudiziarie o mancando di informarli delle possibilità di usufruire del gratuito patrocinio. Come se non bastasse, anche i consulenti tecnici di ufficio depositano la propria documentazione spesso con anni di ritardo, giudici che rinviano ripetutamente le sedute, o che, all'interno di una stessa causa, vengono piu' volte sostituiti. 

È un sistema, quello giudiziario italiano, che esce con le 'ossa rotte' dall'istantanea scattata nel primo Rapporto Pit Giustizia, realizzato da Giustizia per i diritti-Cittadinanzattiva. Una fotografia che si è pian piano delineata attraverso i duemila casi seguiti dal servizio di consulenza e intervento gratuito promosso dall'associazione a tutela dei consumatori, poco più di un anno fa. 

"Il rapporto evidenzia la perdita di fiducia dei cittadini nei confronti della politica e delle istituzioni - ha sottolineato Mimma Modica Alberti, coordinatore nazionale di Giustizia per i diritti di Cittadinanzattiva - il dibattito e le azioni conseguenti sembrano non essere state in grado di porre rimedio alle cause che rendono inaccessibile e ingiusta la giustizia nel nostro Paese". Il dossier mette in rilievo lo "smarrimento" in cui si trova il cittadino all'interno delle tante facce del sistema, in un farraginoso cammino alla ricerca continua di chiarezza e informazioni. 

Uomini residenti tra il Centro e il Sud d'Italia, tra i 30 e i 60 anni: ecco l'identikit del cittadino che si è rivolto al Pit Giustizia. Il 60% delle persone ha in corso processi civili, nel 20% dei casi penali e solo nel 5% amministrativi. Mentre nel Sud e nel Centro Italia il tema dominante resta quello del sospetto errore medico o diagnostico, al Nord sono centrali le questioni familiari, con separazioni, divorzi e affidamenti. Nel campo della giustizia civile, le materie del contendere sono per lo più i diritti reali (33,6%), seguite dalle questioni di famiglia (19,8%). In entrambi i casi il rischio che si corre è entrare in un circolo vizioso, dove una causa può durare anche 30 anni. 

Colpa, molte volte, della scarsa informazione da parte dei propri legali delle possibilità di fare ricorso a forme stragiudiziali o forme di conciliazione alternativa: solo il 7% dei cittadini ricorre a vie diverse dal tribunale. Nell'ambito della voce 'diritti reali' hanno un notevole peso (23%) le questioni condominiali, evidenziando anche in questo caso l'aumento del conflitto sociale. Sul fronte penale invece, la tipologia di reato più evidente (63%) è quella dei delitti contro la persona, seguiti da quelli contro il patrimonio (11%); mentre nella giustizia amministrativa, il 66% delle richieste riguarda la consulenza legale, il 17% assistenza e informazioni. La controparte dei cittadini risulta essere in netta prevalenza (89%) la Pubblica Amministrazione, e in particolar modo ministeri, Comuni, enti pubblici ed economici. 

Molto spesso, nel 53% dei casi, i fascicoli stazionano nei Tribunali amministrativi regionali (Tar), o presso il Giudice di Pace (22%) o in Consiglio di Stato (12%). Sono gli avvocati dell'area amministrativa a tenere lo scettro della sfiducia da parte della cittadinanza: una perdita di fiducia nei confronti del sistema giudiziario, rileva Cittadinanzattiva, che "nasce dagli irragionevoli e inaccettabili tempi lunghi dei processi, causa spesso della decorrenza dei termini e della prescrizione". Secondo l'analisi delle segnalazioni del Pit Giustizia, il motivo risiede in "ingiustificati e ripetuti rinvii delle udienze, dal ripetersi delle sostituzioni dei giudici, dagli incomprensibili ritardi nel deposito delle sentenze, dall'inadeguata, e spesso discussa, attività condotta dai conmsulenti tecnici d'ufficio (CTU), molto spesso una delle principali cause dei rinvii". 

In oltre un caso su sei (15,8%) chi si rivolge a Cittadinanzattiva lo fa appunto per chiedere come accedere al risarcimento per l'eccessiva durata del processo. "Crediamo anzitutto necessario intervenire per garantire l'accesso al patrocinio a spese dello Stato, anche vincolandolo ai parametri economici dell'Isee - dichiara Modica Alberti - è necessario anche intervenire sui CTU, imponendo tempi di consegna che non vadano oltre i 40 giorni". "Per quanto riguarda invece la giustizia penale -aggiunge - crediamo fondamentale intervenire per garantire la sospensione del corso della prescrizione del processo al pari di quanto già previsto per il civile".

Al di là delle singole proposte, l'associazione si muove nella convinzione che "una giustizia che abbia i requisiti di un servizio pubblico debba garantire ampie possibilità di accesso, qualità delle decisioni ragionevolezza dei tempi di risposta, accoglienza, trasparenza e rispetto della dignità dei cittadini, così come il diritto all'informazione". "Registriamo invece - ha concluso Modica Alberti - ancora un luogo chiuso ai cittadini, che risponde a logiche solo interne". 


DOCUMENTI
- Rapporto sulla giustizia di CittadinanzaAttiva