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Premio Facchetti: è Prandelli "il bello del calcio"

All'allenatore della Fiorentina la quarta edizione del premio destinato a chi si è distinto per correttezza e fair play. Due carriere a confronto che nel calcio hanno dato l'esempio e hanno trovato in esso la forza per andare avanti.

» Cronaca Sport Ursula Cospito - 02/11/2009
Titolo: Cesare Prandelli
Fonte: dal web

"Esempio  silenzioso di serietà nel lavoro e di umanità nei rapporti", così Cesare Prandelli, allenatore della Fiorentina si aggiudica il premio internazionale Giacinto Facchetti. Il riconoscimento, istituito dalla Gazzetta dello Sport e fortemente voluto dall’allora direttore Candido Cannavò, è giunto alla sua quarta edizione. Lo scopo è quello di ricordare il grande  giocatore, dirigente e Presidente dell'Inter, scomparso nel 2006. Viene assegnato, ogni anno, alla personalità sportiva che, in tutto il mondo del calcio (non soltanto in Italia), si è distinto per correttezza e fair play.

"Dopo aver scelto di allontanarsi dal calcio - dice la motivazione della giuria, composta quest’anno dal presidente del Coni, Gianni Petrucci, Gianfelice Facchetti e Carlo Verdelli, attuale direttore del quotidiano sportivo - per condividere con la moglie Manuela (morta il 26 novembre 2007, dopo anni di lotta a causa di un cancro al seno, ndr.) un cammino di sofferenza, è tornato in panchina e, alla guida della Fiorentina, ha costruito una squadra in cui la ricerca del gioco e del risultato si è sempre accompagnata ai valori di correttezza e fair play interpretando al meglio le linee guida del club".

Umile e combattivo, sorridente e schietto, Prandelli incarna il significato più vero del Premio "Il bello del calcio intitolato a Giacinto Facchetti, indimenticato campione in campo e nella vita". Nella prima edizione, nel 2006, il riconoscimento andò a Julio Gonzalez, giocatore paraguaiano del Vicenza, che ha continuato a giocare nonostante l'amputazione di un braccio in seguito a un incidente stradale. Il 2007 è stato l'anno di Younes Mahmoud Khalef, capitano della nazionale irachena vincitrice della coppa d'Asia. Paolo Maldini, capitano del Milan, ha vinto l'edizione 2008.

Prandelli ha devoluto la vincita, un assegno di 10mila euro e una scultura in bronzo di Stefano Pierotti, alla Fondazione Umberto Veronesi per la ricerca e la cura dei tumori. L'allenatore della Fiorentina ha ritirato il riconoscimento non celando l'emozione "Sono veramente molto imbarazzato. Non credo di meritare un premio così importante, sono onorato e mi auguro di esserne all'altezza, anche se credo che Gianfelice abbia influenzato il giudizio...". Il riferimento, scherzoso, è al rapporto che lo lega al figlio di Facchetti, di cui è stato allenatore nella Primavera dell’Atalanta. Prandelli aveva conosciuto l'uomo Giacinto proprio allora, quando la domenica accompagnava il figlio come un padre qualunque e "mi faceva sempre domande sul suo comportamento e io lo portavo ad esempio agli altri, perchè per chi allena nel settore giovanile il problema è gestire i genitori, non i ragazzi", ricorda l'allenatore viola.

Giacinto Facchetti giocò come terzino nell'Inter e nella Nazionale di cui fu capitano e con cui divenne campione europeo nel 1968 e vice-campione mondiale nel 1970. Il primo incontro col pallone avvenne nella squadra di calcio del suo paese natale, la Trevigliese, come attaccante. A scoprirlo fu Helenio Herrera che lo portò all'Inter nel 1960-1961, trasformandolo in terzino.  Il cambio di ruolo fece la sua fortuna, tanto che divenne uno dei più importanti difensori della storia del calcio italiano. Al grande allenatore nerazzurro va anche il merito del suo soprannome, il 'Cipe'. 

Durante il loro primo incontro Facchetti venne chiamato Cipelletti a causa di una involontaria dimenticanza del suo vero nome. E da allora venne ribattezzato. In serie A esordì il 21 maggio del 1961, in un Roma-Inter che i nerazzurri vinsero per due a zero. Facchetti fu uno dei cardini della 'Grande Inter' che vinse la Coppa dei Campioni nel 1964 e nel 1965 e il campionato italiano nel 1963, 1965, 1966 e 1971. Con i nerazzurri  ottenne anche due Coppe Intercontinentali ed una Coppa Italia. Fu il primo terzino fluidificante della storia del calcio e nella sua carriera fu sempre fedele al''Inter diventandone una delle bandiere storiche.

La grandezza di facchetti stava nel non separare mai l’uomo dal calciatore e questo significava  portare anche in campo la correttezza che lo contraddistingueva nella vita. In tutta la sua carriera venne espulso solo una volta, per proteste e nel 1965 arrivò ad un passo (8 punti) dal Pallone d'oro, assegnato ad Eusebio. In Nazionale, esordì il 27 marzo 1963 in un incontro valido per la qualificazione all'Europeo dell'anno successivo. Da allora indossò per 94 volte la maglia azzurra, vincendo da capitano gli Europei del 1968 e arrivando secondo dopo la storica vittoria per 4-3 sulla Germania Ovest ai Mondiali di Messico 1970. Con Tarcisio Burgnich, Facchetti ha formato il duo difensivo più longevo nella storia della Nazionale: undici anni, dal 1963 al 1974.

L'anno in cui appese le scarpette,  fece il dirigente accompagnatore dell'Italia durante il Campionato mondiale di calcio 1978 in Argentina. Poi fu rappresentante all'estero per l'Inter, Vicepresidente dell'Atalanta, e ancora Direttore Generale della società milanese durante la presidenza di Massimo Moratti. Divenne Vicepresidente dopo la morte di Giuseppe Prisco e, infine, Presidente il 19 gennaio 2004, dopo le dimissioni di  Moratti. Da patron ha vinto due Coppe Italia, due Supercoppe italiane ed il discusso scudetto assegnato all'Inter a tavolino dopo Calciopoli.

Qualche giorno prima di morire ha ricevuto il Golden Foot, come uno dei più grandi calciatori di sempre assieme a Raymond Kopa, Alcides Ghiggia, Zico e Ferenc Puskás. È morto il 4 settembre del 2006 a Milano, lasciando a tutti gli sportivi un grande esempio. L'Inter da allora ha deciso di ritirare  la maglia numero 3, che fu sua e Cannavò ha ideato questo premio per continuare a diffondere nel calcio i valori che Cipe ha  onorato.

Chi quest'anno ha incarnato più di ogni altro lo "spirtito Facchetti" è stato Cesare Prandelli. "Prima da giocatore e poi da allenatore si è dimostrato una bella persona", sostiene il numero 1 del Coni, Gianni Petrucci.  "Rappresenta la normalità nel calcio - gli fa eco Gianfelice Facchetti : in un ambiente sempre più urlato ed estremo il suo esempio di persona equilibrata e serena deve essere modello per i giovani e per chi vive dentro e intorno al calcio". Lui, Cesare che è cresciuto  calcisticamente nella Cremonese, in cui ha militato dal 1974 al 1978.  

Esordisce in serie A con la maglia dell’Atalanta nella stagione 1978-1979. Il momento più felice della sua carriera da calciatore lo vive alla Juventus, dove fra il 1979 e il 1985 vince 3 scudetti, 1 Coppa Italia, 1 Coppa dei Campioni,1 Coppa delle Coppe ed 1 Supercoppa europea. Nel1985 torna a Bergamo dove, nel 1990 chiude la carriera da calciatore ed inizia quella di allenatore. Dopo l'Atalanta, siede sulla panchina del Verona, del Venezia, del Parma e della Roma. L'esperienza nella capitale deve però interrompersi bruscamente a causa della grave malattia che colpisce la moglie. Dopo un anno di lontananza dal calcio, Prandelli torna in panchina, questa volta a Firenze. L'11 dicembre 2006, a seguito dell'ottima prima stagione con i viola, Prandelli ha ricevuto il premio "Panchina d'oro" 2005-06, cosa che si ripete nella stagione 2006-2007.

Dopo la morte della moglie è nel calcio che Prandelli trova la forza per andare avanti. Oggi è adorato a Firenze e stimato da tutti i calciofili d'Italia. E pensare che alla fine della terza media voleva iscriversi al liceo artistico. Sognava di fare l'architetto perché gli è sempre piaciuto ideare, creare, costruire qualcosa. Oggi al posto della matita ha un pallone, è un allenatore ma, a Firenze, continua a costruire.