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Cheerleading: "Non chiamateci ragazze pon-pon!"

Negli Satti Uniti un movimento che conta oltre un milione di atleti, in Italia una disciplina in grande espansione. Sono venti le squadre presenti sul territorio. La federazione punta a ottenere l'organizzazione degli Europei nel 2010.

» Cronaca Sport Emiliano Albensi - 26/10/2009

Saltano, ballano, fanno capriole, cantano. Ma guai a chiamarle 'ragazze pon-pon'. Sono atlete in piena regola, si allenano anche cinque ore al giorno, hanno un campionato nazionale e competizioni internazionali. Chiamatele cheerleaders. 

Esistono una quindicina di squadre dislocate tra nord-Italia, Toscana e Lazio e, dal 2006, anche una federazione. "Ma ci sono molte altre società 'nascoste', sparse per il Paese", assicura Franca Casadei, presidentessa della Federazione Italiana Sport Acrobatici e Coreografici (Fisac), l'unica federazione riconosciuta dalla International cheerleading union (la federazione americana, con 48 federazioni nazionali iscritte) e dalla International federation cheerleading (la federazione europea). "Siamo agli inizi, il cammino è ancora lungo e difficile, ma abbiamo già fatto parecchia strada e l'interesse sta crescendo esponenzialmente", ci racconta al telefono Casadei.

Dal 2008 a Cesenatico si svolgono i campionati italiani di Cheerleading: quest'anno lo scudetto è andato alle ragazze del Millenium Trieste e del Rugby Noceto, rispettivamente nella categoria stunt e dance. "Sono le due differenti specialità all'interno del cheerleading". "La prima è più acrobatica e spettacolare - chiarisce la numero uno della Fidac e dell'Accademia Acrobatica di Cesenatico - e presuppone una grande preparazione atletica. La seconda, come dice la parola, è più danzata".

Nato negli Stati Uniti alla fine dell’Ottocento, quando lo studente di Minnesota University Johnny Campbell organizzò un cheering squad, il Cheerleading era originariamente un'attività prettamente maschile. Le donne cominciarono ad avvicinarsi a questa disciplina solo dal 1923. Oggi sono oltre un milione e mezzo i cheerleaders negli Usa e 100 mila le tesserate alle federazioni nazionali nel resto del mondo. Secondo le stime, il 97% di loro sono di sesso femminile. Eppure, "in Italia non sono pochi i ragazzi che si avvicinano al cheerleading", assicura la numero uno della Fidac. "Prendete lo 'stunt': gli atleti maschi sono fondamentali per costruire le cosiddette piramidi e lanciare in aria le ragazze". 

Altro che pon-pon girls. Competizioni ufficiali a parte, sono diverse le occasioni per vedere all'opera le cheerleaders. Ai recenti mondiali di nuoto, a Roma, hanno strappato applausi le ragazze dell'Associazione Sportiva Dilettantistica Cheerleaders Italia di Torino, mentre le atlete del Milano Cheers calamitano le attenzioni dei tifosi dello stadio 'Brianteo' prima delle gare casalinghe del Monza calcio. Tuttavia non sono pochi i problemi economici da fronteggiare. 

"Principalmente le società si finanziano con i corsi - spiega Casadei - e con le esibizioni. Ma non è facile trovare le risorse e spesso bisogna affidarsi alla buona volontà e alle tasche degli atleti". Nei prossimi mesi verrà assegnata l’organizzazione degli Europei del 2010: "Ne stiamo discutendo con la federazione europea. Noi ci speriamo, sarebbe una vetrina importantissima". Perché non sono solo 'pon-pon girls'.


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Accademia Acrobatica
- Millenium Trieste