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Eolico offshore: Ewea, "È il futuro dell'Europa"

L'agenzia per l'energia del vento pubblica un dossier per promuovere la nuova tecnologia e proporre un piano per connettere le nazioni affacciate sul mare del Nord e soddisfare così la domanda d'elettricità del continente.

» Fonti rinnovabili Francesco Amorosino - 20/10/2009

Una tecnologia vitale per il futuro energetico europeo: è l'eolico offshore, rappresentato dalle fattorie di turbine alimentate dalla forza del vento da collocare a una certa distanza dalle coste di uno Stato. Un passo in avanti del settore che già rappresenta la più interessante e sfruttata energia rinnovabile e un punto di eccellenza in Europa, continente all'avanguardia in questo settore, soprattutto nel mare del Nord, con la Danimarca ad aprire il cammino. 

Possibilita, prospettive e funzionamento di questa forma di energia alternativa sono state analizzate dall'European wind energy association (Ewea), nel suo ultimo rapporto intitolato "Oceans of opportunity" (oceani di opportunità), presentato a settembre in occasione della conferenza organizzata a Stoccolma sul questo tema. 

Un dossier attraverso cui l'associazione ha lanciato un grande piano per rivoluzionare la mappa elettrica del Vecchio Continente, connettendo tra loro gli Stati attraverso il mare. Secondo l'Ewea, infatti, sta proprio nell'eolico offshore la risposta ai problemi di alimentazione energetica europea e alla lotta contro i cambiamenti climatici, perché si tratta di una risorsa abbondante e pulita che può creare migliaia di posti di lavoro, oltre a liberare gli Stati dalla sudditanza verso i produttori esteri di gas e petrolio,

Un'importanza riconosciuta anche dalla Commissione europea nel 2008, di questa tecnologia che gioca un ruolo chiave nella costruzione nei prossimi 12 anni di ulteriori 360 'gigawatt' di capacità elettrica, ovvero la metà in più di quella attuale, per sostituire vecchi impianti e rispondere alla crescente domanda. Per questo lo scorso marzo l'Ewea ha portato a 230 GW entro il 2020 il suo target di potenziale eolico, includendo 40 GW di offshore, un obiettivo giudicato difficile, ma raggiungibile con una crescita annuale del 28%, quindi da 366 MW del 2008 a 6900 MW nel 2020. Nulla di spaventoso se si considera che dal 1992 al 2004 il mercato dell'onshore è cresciuto i media del 32 per cento. 

Entro la fatidica prima tappa della rivoluzione energetica, secondo le previsioni dell'Ewea, la maggior parte dell'elettricità rinnovabile europea verrà dalle fattorie eoliche a terra, ma bisogna prepararsi per sfruttare le ingenti risorse marine, il cui valore è stato confermato a giugno da uno studio dell'European Environment Agency. Secondo l'associazione, infatti, il potenziale eolico europeo nel 2020 è di 2,600 TWh, l'equivalente del 60-70% della prevista domanda elettrica, aumentando a 3,400 TWh nel 2030, ossia l'80% della domanda europea. Mentre il potenziale dell'offshore per il 2020 è di ben 25,000 TWh, tra le sei e le sette volte maggiore della domanda, e per il 2030 potrebbe arrivare a 30mila TWh. 

Attualmente in Europa sono attivi, o stanno per essere attivati, più di 100 GW di eolico offshore in 15 Stati membri e in altre tre nazioni, dimostrando l'interesse di imprenditori e istituzioni intorno a questa tecnologia. Questi 100 GW produrranno 373 TWh di elettricità ogni anno, provvedendo all'8.7-11% della domanda elettrica europea e eliminando 202 milioni di tonnellate di CO2 l'anno.

Questo potenziale, però, non si può esprimere al meglio senza una sinergia tra Commissione Europea, istituzioni e i produttori. Soprattutto, non si deve puntare a creare impianti separati, bensì ragionare su una logica di sistema, costruendo una rete transnazionale che serva a garantire l'elettricità a tutti gli Stati e a scambiarla attraverso l'Europa, contribuendo alla sicurezza energetica del continente. 

Proprio per raggiungere questo ambizioso obiettivo l'Ewea ha proposto un piano per lo sviluppo nei prossimi venti anni di un grande network di eolico offshore che colleghi impianti e reti nazionali tra di loro. Secondo lo schema elaborato la griglia si estenderà nel mare del Nord e nel mar d'Irlanda, fino al mar Baltico. Le nazioni che si affacciano sull'oceano, Gran Bretagna, Norvegia, Danimarca, Germania, Olanda, Belgio e Francia, saranno connesse tra loro sono sfruttando e amplificandoli i sistemi di trasmissione già esistenti, ad esempio aumentando il collegamento della Norvegia con l'Europa, prendendo esempio dai buoni risultati di Kriegers Flak[1] nel mar Baltico, che unisce Danimarca e Svezia. Proprio questo ultimo impianto può essere il centro di una rete che correrà verso Lituania, Estonia e Finlandia, oltre alla Germania.

E il 2010 è l'anno chiave per strutturare la grande rete: la Commissione Europea, infatti, realizzerà un documento proprio sulla griglia del mare del Nord, mentre l'Entsoe, il network europeo degli operatori di sistemi di trasmissione di elettricità pubblicherà il primo piano decennale di sviluppo che andrà ad integrare quello proposto dall'Ewea. La Commisione, inoltre, pubblicherà il piano per la sicurezza energetica europea, dove l'eolico offshore svolge un ruolo chiave.

Per far sì che l'Europa rimanga un leader in questo campo bisogna, secondo l'Ewea, che si investa in tutta la catena di produzione e si punti all'innovazione delle infrastrutture e del design delle turbine per migliorarne efficienza e funzionalità, creando piani di incentivo per attrarre investitori esteri in un mercato che sembra proprio non voler smettere di crescere.  


DOCUMENTI
- Il rapporto Ewea "Oceans of Opportunity"

LINK
European wind energy association (Ewea)

NOTE
[1]
Kriegers Flak è il più grande parco eolico della Vattenfall, la quarta maggiore azienda svedese produttrice e fornitrice di energia elettrica in tutta Europa. Produce energia eolica off-shore ed eroga oggi una potenza di 160 megawatt.