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Tradizioni popolari: viaggio sul filo di antiche note italiane

Dopo il successo in America Latina, il musicista Andrea Zuin è in cammino su e giù per la Penisola, alla ricerca del folclore musicale locale. Un'indagine cultural-antropologica, rigorosamente dedicata ai non addetti ai lavori.

» Musica Valentina Difato - 21/10/2009

Suoni di zampogna e di tamburello, di scacciapensieri e di cetra echeggiano nelle valli e nei paesi, tra le montagne e sul mare. Una processione per onorare la Madonna del Carmine in Calabria, un momento di vita quotidiana al fianco delle mondine piemontesi, luminarie e ritmi di pizzica in Puglia: da Trento a Palermo, canti e danze rievocano le antiche tradizioni musicali, culturali e sociali di un territorio.

C'è chi, spinto da passione e curiosità, si mette in viaggio alla scoperta del folclore italiano. Andrea Zuin è un musicista-viandante che ha scelto di studiare e riscoprire il salterello marchigiano come i suoni delle tarantelle e delle tammurriate. È partito da Treviso con un camper, una videocamera e lo spirito di un viaggiatore curioso.

Da sette mesi è in giro per l'Italia alla scoperta delle sonorità musicali del nostro Paese e dei migranti latinoamericani, al seguito di un progetto intitolato "Il cammino della musica Io suono italiano". Lo abbiamo raggiunto telefonicamente, durante uno dei suoi spostamenti, e, con un entusiasmo coinvolgente, ci ha parlato del suo originale progetto.

Andrea, da dove è nata questa idea?
"Camminavo per l'America Latina in cerca di musica ed ho conosciuto persone che lottano per proteggere e preservare la loro cultura musicale, poi ho incontrato comunità di italiani emigrati che con molti sforzi mantengono e ricordano tuttora la tradizione italiana. Allora mi sono chiesto: cosa sto facendo io per il mio paese e la sua musica? È da questa riflessione che nasce l'idea del mio progetto, 'Il Cammino della Musica Io suono Italiano'. Un viaggio dal nord al Sud dell'Italia per scoprire se alcuni fenomeni sono legati ad un passato che non esiste più oppure sono ancora attuali ma rivisitati in chiave moderna. Quello che cerco di fare è conoscere un popolo attraverso il folclore musicale, i riti legati alla religione, alle feste e alla quotidianità".

Dall'America Latina all'Italia: "Il cammino della musica Io suono italiano?", in cosa consiste questo viaggio-progetto?
"Ho intrapreso un viaggio da Buenos Aires a Caracas per scoprire i costumi musicali di questa parte di mondo. Quello che ho cercato di fare è stato raccogliere i suoni delle tradizioni sudamericane e quelli delle comunità italiane emigrate in questi posti, per osservare e studiare l'etnomusicologia di un popolo. Così ho pensato di lanciare il progetto anche in Italia: in questo caso vorrei far conoscere la musica del folclore italiano, le antiche usanze popolari e le consuetudini maggiormente rappresentativi delle regioni visitate. Il viaggio, inoltre, prevede l'incontro con comunità di latino americani immigrati qui con lo scopo di conoscere la musica di altri paesi e considerare così il fenomeno della migrazione in termini di scambio e arricchimento culturale".

Dove ti trovi in questo momento?
"Ora sono al sud della Calabria e mi preparo ad attraversare lo Stretto di Messina per approdare in Sicilia. In effetti, all'inizio del progetto avevo programmato solo sei mesi di viaggio, ma sto pensando di prolungare: durante un viaggio si incontrano sempre degli imprevisti. Più che difficoltà, ho dovuto assecondare i tempi per il mio studio: alcuni posti, ed in particolar modo, la Campania e la Calabria hanno necessitato di più tempo di osservazione, per la molteplicità di tradizioni in cui mi sono imbattuto. Ed è stato proprio in queste regioni che ho trovato più affinità con l'America Latina".

Un cammino da antropologo ed esperto di musica. Quali sono, però, le finalità della tua ricerca?
"Il costume musicale è molto legato alla società moderna: gli usi antichi si mescolano sempre agli aspetti sociali e culturali del tempo, e, in qualche modo, vengono rivisitati alla luce della modernità. Con questo lavoro non ho mai pensato di scoprire cose nuove, ma solo di osservare l'evoluzione della tradizione. Ci tengo a sottolineare che quest'ultima non è un pezzo da museo, ma un valore aggiunto della nostra società: ma solo chi sa accostarsi con consapevolezza riesce a coglierne gli aspetti più profondi". 

Spiegati meglio:
"Con questo progetto non voglio parlare agli studiosi, ai 'religiosi' dell'etnomusicologia, ma all’Italia tutta, anche a chi non ne sa nulla di questo argomento. Per questo motivo ho scelto di raccontare la mia avventura tramite un blog, in maniera dettagliata, raccogliendo video, scritti, mp3 e materiali vari. Inoltre, con alcune radio e web tv, mi collego in diretta e racconto la mia esperienza: in questo modo si può recepire l'esatta istanza della processione e della festa, di cui racconto e a cui partecipo".

Potresti fare un esempio delle sonorità che hai raccolto durante il tuo viaggio?
"C'è la 'tammurriata' campana, che, inseguendo ritmi frenetici, ha oggi assunto forme e codici sicuramente differenti rispetto a quelli di un passato in cui non era socialmente accettato un contatto fisico provocante tra i danzatori. Ci  sono poi i musici erranti, che, ancora oggi, viaggiavano per le case della provincia di Teramo e Ascoli a cantare storie: storie di santi soprattutto, Sant'Antonio, San Gabriele e Santa Lucia, e ancora diesille (preghiere per i cari morti) e canzoni 'da festa' attinte dal repertorio popolare tradizionale nazionale. Ed ancora l'emozione portata dai canti delle mondine piemontesi, che trasmettono la passione di donne che hanno vissuto condividendo una sofferenza. Non manca il repertorio dei canti alpini dell'Alto Adige, opportunamente reinterpretato in lingua ladina. Il panorama italiano è molto variegato: ad ogni regione corrisponde la sua originale raccolta di folclore e sonorità".

Un viaggio a stretto contatto con le comunità locali. Che tipo di ospitalità hai ricevuto dagli italiani?
"Sono stato accolto molto bene dal popolo italiano, e, a dire il vero, non me lo sarei mai aspettato. Uso il camper per viaggiare e stazionare nei vari posti, ma il più delle volte sono ospitato da gente del posto, calorosa e fraterna. Soprattutto al sud dell'Italia ho ritrovato molte affinità con il popolo latinoamericano, e la cosa che mi ha colpito più di tutte è il profondo legame tra sacro e profano e i ritmi della musica che si legano alle stagioni biologiche dell’uomo".

Chi finanzia questo progetto?
"Purtroppo, qui in Italia, non ho ricevuto dei finanziamenti veri e propri; avendo presentato il progetto nel bel mezzo di una crisi non ho ricevuto nessuna proposta di finanziamento, al contrario di quanto mi è successo in America Latina, dove il governo del Venezuela mi ha aiutato economicamente. Molta però è stata la solidarietà che i privati hanno saputo offrirmi: il camper, internet e telefono ed altre comodità. Per il resto mi autofinanzio con la vendita di una rappresentazione intitolata 'Video show', che è  uno spettacolo costruito sulle esperienze umano-musicali vissute nella prima edizione del progetto 'Il Cammino della Musica - Dal Tango alla Musica Caraibica' ". 


LINK
- Il cammino della musica
- Trevisani nel mondo