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Napoli: piazza S. Domenico Maggiore, crocevia di arte, fede e mistero

Sacro e profano: due opposti che per la cittą campana rappresentano da sempre le facce di una stessa medaglia, particelle inseparabili del suo Dna. Un'identitą che 'si respira' pienamente a piazza San Domenico Maggiore.

Ester Trevisan - 27/10/2010

La basilica di San Domenico Maggiore, che si affaccia con la sua imponente abside ottagonale sull'omonima piazza. Palazzo Sansevero, nelle cui sontuose stanze visse il principe Raimondo de Sangro, uno dei personaggi più discussi del Settecento napoletano. 

Poco distante, cappella Sansevero dove è custodito il Cristo Velato, scultura che, per la sua perfezione e disarmante bellezza, indusse Antonio Canova ad affermare che avrebbe rinunciato a dieci anni della sua vita pur di esserne l'autore. E ancora: un teatro che, come indica il suo nome ispirato a un celebre racconto di Edgar Allan Poe, è diventato il tempio sacro del giallo partenopeo. Piazza San Domenico Maggiore, luogo tra i più famosi del centro storico di Napoli, rappresenta un crocevia di arte, fede e mistero, un altare dove, come da tradizione in questo angolo di mondo, si sposano e si fondono sacro e profano. 

UN CROCIFISSO CHE PARLA E UNA "SAGRESTIA-CIMITERO". La basilica di San Domenico Maggiore, fatta erigere da Carlo II D'Angiò tra il 1283 e il 1324, conserva un crocifisso della metà del secolo XIII che, secondo una leggenda tramandata di frate in frate, avrebbe parlato a San Tommaso D'Aquino. Come in tutte le chiese di Napoli, anche in quella di San Domenico Maggiore sono presenti tombe e monumenti funerari di varie epoche. Ma la sagrestia di questa basilica presenta una particolarità che la rende diversa rispetto alle altre chiese che custodiscono sepolcri: su un ballatoio sono adagiati 45 feretri contenenti le spoglie imbalsamate di nobili, la maggior parte dei quali appartenenti alla dinastia aragonese. 

Piazza San domenico Maggiore a Napoli [Fonte: dal web]IL CRISTO VELATO E IL FASCINO ESOTERICO DEL PRINCIPE DE SANGRO. Intorno a Cappella Sansevero e al principe Raimondo De Sangro aleggiano misteri e leggende inquietanti che, secondo quanto testimoniano scritti famosi, non sono solo il frutto di voci popolane. A riferirne, infatti, è anche Benedetto Croce al quale è intitolata proprio la strada che, partendo da piazza del Gesù, conduce a piazza San Domenico Maggiore. In "Storie e leggende napoletane", il filosofo, scrittore e storico di nascita abruzzese ma napoletano d'adozione, riferendosi a De Sangro, scrive: 
"Solo che per essere un gran signore, un principe, egli riuniva alle arti diaboliche capricci da tiranno, opere di sangue e atti di raffinata crudeltà. Per lieve fallo fece uccidere due suoi servi, un uomo e una donna, e imbalsamarne stranamente i corpi in modo che mostrassero nel loro interno tutti i visceri, le arterie e le vene, e li serbò in un armadio, e ancora si mostravano dal sagrestano in un angolo della chiesa; ammazzò altra volta nientemeno che sette cardinali e dalle loro ossa costruì sette seggiole, ricoprendone il fondo con la loro pelle; all’artista che gli scolpì per la sua cappella il Cristo morto, trasparente sotto un velo di marmo, e che vi lavorò la vita intera, fece cavare gli occhi affinché non eseguisse mai per altri così straordinaria scultura". 

Leggende a parte, la statua del Cristo Velato sembra davvero un'opera soprannaturale: osservandola, ci si domanda come Giuseppe Sanmartino, autore dell'opera, sia stato in grado di "adagiare" quel velo. Lo scalpello sembra aver accarezzato lievemente il corpo senza vita del Cristo, come se le mani sapienti dell'artista fossero state mosse da un fremito di pietà per quelle membra nude e fredde e non avessero osato ferirle. Ecco, quindi, che attraverso quel sudario trasparente si intravedono distintamente i lineamenti del viso, i capelli e i muscoli contratti di Gesù. Di fronte a un effetto scenico così sorprendente, apparentemente inspiegabile dal punto di vista artistico, in molti hanno attribuito la trasparenza e la leggerezza del velo a un processo alchemico di "marmorizzazione" compiuto dal principe De Sangro, noto per i suoi esperimenti e per la sua fervida inventiva. In realtà, come attestano gli scritti dell'epoca, il Cristo Velato fu realizzato da un unico  blocco di marmo.

Nel passo di Croce sopra citato, si accenna anche a due servi, un uomo e una donna, che il principe avrebbe fatto uccidere per poi imbalsamarne i corpi e renderne visibili vene e arterie. Gli studi compiuti sulle due "macchine anatomiche", come sono stati battezzati i due scheletri, non hanno ancora chiarito se si tratta realmente di due cadaveri o di ricostruzioni. In ogni caso, a stupire il visitatore sono le arterie e le vene perfettamente visibili in entrambi i soggetti. Se fosse vera l'ipotesi per cui si tratterebbe di cadaveri, l'integrità con cui si sono conservati nei secoli gli apparati circolatori sarebbe da imputare a una sostanza iniettata nei corpi senza vita della coppia e che ne avrebbe permesso la "metallizzazione". 

L'alone di mistero che avvolge le "macchine anatomiche" ha fatto sì che nel popolo si radicasse la credenza secondo cui visitare la cavea sotterranea della cappella segni una svolta negativa per gli studi dei laureandi in medicina. Ecco perché, ancora oggi, gli studenti più superstiziosi si tengono a debita distanza da quel luogo per poi, magari subito aver conquistato l'ambita pergamena, soddisfare la curiosità coltivata per tanti anni.

IL POZZO E IL PENDOLO, UN TEATRO DA BRIVIDO.  Non poteva che sorgere in piazza San Domenico Maggiore, luogo simbolo del mistero napoletano, un teatro che trae il suo nome da un romanzo di Edgar Allan Poe. "Il pozzo e il pendolo", indirizzo caro agli amanti del brivido, non è un semplice palcoscenico, ma un luogo dove per una sera si svestono gli abiti di avvocato, medico, studente o casalinga e si indossano quelli di Sherlock Holmes o di Agatha Christie. 

In questo "buen retiro" degli appassionati di gialli e misteri, che il prossimo dicembre compirà dieci anni di attività, non c'è mai tempo per annoiarsi: cene, week end e crociere con delitto mantengono sempre alta la suspence, coinvolgendo il pubblico in indagini minuziose alla scoperta dell’assassino. La stagione 2009/2010 è cominciata sabato 19 settembre con una caccia al tesoro battezzata "Operazione San Gennaro", in omaggio al santo patrono della città di cui proprio quel giorno ricorrono le celebrazioni.   


LINK
- Museo Cappella Sansevero
- Teatro "Il pozzo e il pendolo"