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Omicidi in famiglia: il 'focolare' uccide una volta su tre

Il rapporto Eures rileva: "i delitti 'privati' svettano al primo posto con il 31,7%, la Lombardia in testa". L'arma da taglio, lo strumento più utilizzato: in 9 casi su 10 la vittima è una donna.

» Famiglia Valentina Marsella - 17/09/2009

La famiglia può uccidere più della criminalità. La terribile escalation di omicidi commessi tra le mura domestiche, uno su tre, è diventata un triste primato. Lo rivela il Rapporto Eures relativo agli anni 2005-2006, secondo il quale i delitti che si consumano all’interno dello stesso nucleo familiare sono al primo posto con il 31,7% del totale nazionale, con 195 casi registrati sui complessivi 621 nel 2006.

Il fenomeno è in netto aumento (+12,1%), come testimoniano gli episodi di cronaca nera all'ordine del giorno, e continua a caratterizzare principalmente il Nord (94 vittime, pari al 48,2%), seguito dal Sud (62 vittime, 31,8%) e dal Centro (39 vittime, 20%). È l'arma da taglio lo strumento mortale più utilizzato (31,3% dei casi), e nove volte su dieci la vittima dei delitti 'privati' è la donna.

Se al Sud al primo posto svettano gli omicidi compiuti dalla criminalità organizzata (44,6%) e i delitti all'interno delle abitazioni si attestano al 19,2% (62 casi nel 2006), è il Nord, in particolare la Lombardia a conservare anche per il 2006 la maglia nera delle vittime del focolare domestico, pur registrando un leggero calo rispetto al 2005 (da 34 a 30). Tra le regioni che destano maggior allarme sociale anche il Veneto, con 22 omicidi, e la Campania (18). Milano e Roma sono le due città dove si concentrano il maggior numero di casi: 15 le vittime nel capoluogo lombardo, 10 nella Capitale, seguita da Siracusa (7), Napoli e Verona (6).  La lunga scia di sangue riguarda soprattutto le donne, madri, mogli, compagne: 134 nel 2006, oltre il 36,7% rispetto alle 98 del 2005, pari al 68,7% delle vittime dei delitti 'privati'. Gli uomini, con 61 vittime rappresentano invece il 31,3%.

Il rapporto conferma poi come la 'coppia affettiva' sia diventata una trappola mortale: nel 2006 la maggior parte dei delitti familiari si è verificato all'interno della coppia, con 103 morti, quasi il 53%. Tra questi è il rapporto coniugale a fare più vittime (70 casi, pari al 35,9%), seguito dai delitti in cui a morire sono ex mogli o mariti o ex conviventi dell’autore (26, pari al 13,3%) e da quelli maturati all'interno di relazioni non formalizzate (7 le vittime). Ma anche il malsano legame di madri e padri con i propri figli è stato causa di tragedie familiari (23,6%) con 21 genitori uccisi e 23 figlicidi. Il terzo gruppo di delitti 'avvenuti dentro le mura domestiche riguarda le altre relazioni di parentela (35 vittime nel 2006, pari al 18%), tra le quali il dato di maggior interesse riguarda i fratricidi (10 vittime, pari al 5,1% ). Significativo anche il numero di vittime ultrasessantenni (38 casi nel 2006, pari al 19,5% del totale), la cui dinamica prevalente è quella dell'omicidio interno alla coppia, spesso seguito dal suicidio dell'autore.

L'analisi dei moventi, nel corso delle indagini di investigatori e inquirenti, ha evidenziato una prevalenza di delitti scaturiti da liti e dissapori (24,6%). Al secondo posto l'omicidio a sfondo passionale che, anche nel 2006, si caratterizza come un fenomeno diffuso prevalentemente al Nord (28,7% dei casi, seguito dal Sud con il 19,4% e dal Centro con il 7,7%). Sul fronte opposto gli omicidi per motivi di interesse economico continuano a essere prevalenti al Sud, il 16,1%, a fronte del 5,3% del Nord e il 2,6% del Centro.

L'Eures offre anche un'anticipazione, alla luce dei recenti episodi di cronoca, del rapporto 2009 sull'omicidio volontario in Italia che sarà presentato nel mese di ottobre. Qui vengono elencati i casi di omicidio-suicidio avvenuti in Italia tra il 2000 e il 2008  e dall'analisi delle informazioni contenute nel database sugli omicidi dolosi sono 340 i casi di omicidio-suicidio registrati nell'arco degli otto anni, che hanno prodotto, compresi gli autori, quasi 1000 vittime. Ogni 10 giorni un padre, un marito (l'autore è nel 93% dei casi un uomo) pianifica il proprio "suicidio allargato", trascinando con sé la coniuge o la partner (complessivamente 53% dei casi), uno o più figli (19% dei casi) o altri familiari.

A confermare l'allarmante fenomeno è stato uno studio condotto nel 2007 dal professor Vincenzo Mastronardi, criminologo dell'Università di Roma "La Sapienza", autore del libro "Madri che uccidono". L'esperto scandisce così il susseguirsi della scia di morte che si consuma tra le mura domestiche: "Un caso di omicidio ogni 2 giorni, 2 ore, 20 minuti e 41 secondi".

Mastronardi ha elaborato il  modello di 'crime clock' utilizzato dall'Fbi e ha creato l'identikit perfetto dell'autore delle tragedie familiari: maschio (84,7%), tra i 25 e i 34 anni nel 24,1% dei casi e tra i 35 e i 44 nel 22,3%,  coniugato/a (40,4%). Tra le armi più utilizzate, secondo il criminologo, quelle da fuoco (36%), seguite da quelle da taglio (27%) e da quelle 'improprie' (14,9%). Teatro dei delitti consumati in ambito familiare, la casa, nel 64,4 % dei casi; ma anche il centro abitato (11,5%), la campagna (5,2%), l'automobile (3,4%), il luogo di lavoro o le vicinanze dell'abitazione (2,9%).

Tutti numeri che racchiudono storie di drammi domestici, e che fanno emergere ancora una volta come la famiglia, che dovrebbe essere il luogo più sicuro, diventa invece luogo di morte. Non passa mai di moda, soprattutto dopo le ultime notizie di cronaca, neppure il fenomeno delle madri assassine; anzi, si acuisce, segnando i destini di molte donne che sconteranno la pena negli Ospedali psichiatrici giudiziari, strutture 'ghetto' dove il percorso rieducativo appare ormai un'utopia. Sono molti gli studiosi intenti a elaborare le più svariate teorie sui delitti privati, e altrettante le associazioni che operano per prevenirli. 

Come 'Telefono Rosa', che con il suo sportello anti-stalking riceve ogni giorno moltissime telefonate di donne costrette a subire violenze domestiche, che in alcuni casi, come testimoniano i numeri, possono sfociare in tragedia.

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- Eures
- Vincenzo Mastronardi