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Usa: sanità, Obama affronta il Congresso

La Casa Bianca cambia strategia e tenta di salvare la riforma: assistenza per tutti con la 'public option' e risparmi per 2mila mld di dollari in 10 anni. Ma il fronte di opposizione si allarga: ora la Chiesa locale teme la copertura statale per l'aborto.

» Americhe Ulisse Spinnato Vega - 07/09/2009

Un cambio di marcia per salvare la riforma più difficile. Barack Obama riprende in mano la partita e decide di anticipare il dibattito autunnale che vedrà il parlamento americano impegnato sul testo di revisione del sistema sanitario.

OBAMA RILANCIA. Dopo aver subito il fuoco incrociato dei repubblicani e della potentissima lobby delle assicurazioni, dopo aver ascoltato le critiche di molti anche nel suo partito e aver visto calare i consensi nei sondaggi, il presidente Usa rivede la propria strategia. Stop agli attendismi e rilancio sui punti irrinunciabili del piano che dovrebbe garantire assistenza sanitaria ai 47 milioni di americani oggi sprovvisti di una polizza privata.

L'ANNUNCIO IL 9 SETTEMBRE. La preoccupazione dell'inquilino della Casa Bianca è impedire che la riforma si areni nelle forche caudine delle commissioni parlamentari, che potrebbero snaturare i contenuti del progetto nel tentativo di renderlo "digeribile" anche agli oppositori. Ecco allora la svolta inizialmente rivelata da uno dei consiglieri della prima cerchia di Obama, David Axelrod, e poi confermata con i crismi dell'ufficialità: il presidente americano parlerà il 9 settembre al Congresso, di fronte alle Camere riunite. Per giorno 15, infatti, la Casa Bianca ha fissato il termine ultimo entro il quale bisogna giungere a un accordo con l'opposizione.

LA 'PUBLIC OPTION'. Obama, insomma, ha deciso di mettere dei paletti per evitare che il parlamento "annacqui" la riforma. Il nodo gordiano resta quello della 'public option', una compagnia assicurativa pubblica, alternativa a quelle private, che offra una copertura sanitaria anche ai più poveri. La versione più radicale del piano prevede una società gestita direttamente dal governo, ma questa ipotesi trova scettici i democratici moderati che invece preferirebbero una sorta di cooperativa no-profit non in mano pubblica. Obama si trova a un bivio, ma la sua risposta sta per arrivare.

I COSTI DELLA SANITA' USA. Il piano concepito dalla Casa Bianca punta ad abbattere dell'1,5 per cento l'anno i costi dell'assistenza medica, risparmiando fino a 2mila miliardi di dollari nei prossimi dieci anni. Per la Sanità gli Usa sborsano come nessun altro Paese al mondo, circa 2mila miliardi di dollari (oltre il 15 per cento del Pil), e nell'ultimo decennio le spese per le assicurazioni sono raddoppiate. Eppure lo stato federale non riesce a garantire le cure a tutti. Washington ha pianificato la creazione di un fondo decennale da 635miliardi di dollari per la sanità così da annullare l'impatto sul deficit che intanto è esploso per colpa della crisi mondiale.

'MEDICARE' E 'MEDICAID'. Nella mentalità americana la sfera del pubblico e del governativo viene subito accostata all'idea di spreco, inefficienza e condizioni miserevoli. In realtà i costi burocratici di 'Medicare' (il sistema di assistenza federale dedicato agli indigenti, soprattutto anziani) sono solo del 3 per cento mentre quelli delle polizze private ammontano a circa il 30 per cento. Inoltre, i profitti che ogni anno vanno alle aziende assicuratrici si aggirano intorno alla cifra stellare di 600 miliardi di dollari. L'altro programma di assistenza pubblica è 'Medicaid', che però viene gestito direttamente dai singoli Stati e non dipende dal governo federale. La riforma Obama prevede il suo ampliamento a tutti gli 8,7 milioni di bambini non assicurati e punta al sostegno delle famiglie con redditi bassi che desiderano acquistare una polizza agevolata grazie a contributi e sgravi fiscali. Si stima che i due piani di assistenza pubblica coprano oggi circa 18 milioni di cittadini.

GLI ALTRI PUNTI DELLA RIFORMA. Obama vuole inoltre istituire il divieto per le assicurazioni private di rifiutare la polizza ai malati cronici e, come detto, punta alla creazione del National Health Insurance Exchange, la polizza governativa che dovrebbe essere garantita da un pool di compagnie allettate dalla negoziazione collettiva e che potrebbe consentire ai cittadini americani un risparmio di 2.500 dollari rispetto agli esborsi attuali. A completamento della riforma, infine, è in cantiere un ampio piano di digitalizzazione della sanità che darebbe sicuro sollievo alle esauste casse del governo.

I DUBBI DELLA CHIESA AMERICANA. Nelle scorse settimane, prima della svolta annunciata, Obama aveva dovuto subire un tiro al bersaglio a 360 gradi. Tanto che la segretaria alla Sanità, Kathleen Sebelius, era arrivata a dire a metà agosto che la questione dell'opzione pubblica non era "un elemento essenziale" della riforma. Agli americani manca del tutto la concezione di un sistema sanitario universalistico e la protesta del movimento dei 'Tea Party Patriots' tradisce la convinzione diffusa secondo cui uno Stato che interviene è automaticamente uno Stato che opprime le libertà. Di fronte al piano della Casa Bianca l'operazione di terrorismo psicologico è subito partita con l'impulso dei repubblicani e della lobby assicurativa, sostenuti dai 'democrat' più moderati e addirittura dai vescovi americani, che dopo gli entusiasmi iniziali per le proposte di Obama, hanno man mano cambiato idea. Il timore della Conferenza episcopale statunitense, infatti, è che la nuova legge favorisca in qualche modo l'aborto garantendone la copertura assicurativa, proprio come già accade in molti Stati con 'Medicaid'.

LA SFIDA PIU' DIFFICILE. Di sicuro questa riforma - sulla quale in passato hanno fallito altre amministrazioni democratiche armate delle migliori intenzioni (a cominciare da quella Clinton nel '93-'94) - rappresenta il punto di svolta per l'amministrazione Obama, lo scoglio più difficile, il confine netto tra un'esperienza di governo non soddisfacente (in caso di insuccesso) e il trionfo che segnerà un'epoca (nel caso di una vittoria del presidente). L'inquilino della Casa Bianca sa di giocarsi tutto. E con l'arrivo dell'autunno, pare pronto a combattere fino in fondo.

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