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Ecomafia: Lazio, terra di conquista del "malaffare rifiuti"

La direttrice regionale di Legambiente: "Se ci fosse più raccolta differenziata ci sarebbe meno terreno fertile per gli eco-criminali". Qui dilagano inchieste e traffici illeciti.

» Inquinamento e Rifiuti Valentina Marsella - 08/08/2009

Lo scettro dell'emergenza rifiuti potrebbe passare presto al Lazio, e in particolare a Roma, dove la raccolta differenziata stenta a decollare, rimanendo ferma al 19,5%. La mala-gestione della spazzatura nella Capitale e in ambito regionale, più volte denunciata da Legambiente, è stata raccontata in questi ultimi anni da inchieste che hanno fatto venire allo scoperto traffici illeciti e vere e proprie reti criminali. A confermare la situazione più che mai critica, il dossier dell'associazione ambientalista sui Comuni "Ricicloni 2009". 

Un dossier dal quale emerge come, invece, la Campania, che ha sempre avuto la maglia nera in questa emergenza nazionale, abbia cercato di riscattarsi: a Salerno la differenziata ha raggiunto quasi il 50% sul totale della raccolta. Sono 61 i Comuni che in quest'area hanno avviato prassi virtuose, anche se l'area del napoletano, apparentemente migliorata, nasconde ancora business occulti. 

Come sempre l'Oscar in tema di buona gestione è andato al Nord, in particolare a Cessalto, un piccolo comune in provincia di Treviso (quasi l'80%). Non è stato così per la terra laziale, dove a parte il caso isolato di Ciampino, per il buon avvio del servizio che entro l'anno sarà esteso a tutti gli abitanti, e sei Comuni che sono riusciti a superare la soglia del 45%,  la situazione sembra precipitare. 

"Se ci fosse più raccolta differenziata - sottolinea Cristiana Avenali, direttrice di Legambiente Lazio - ci sarebbe meno terreno fertile per l'ecomafia". Fenomeno che invece nell'ultimo periodo sembra aver messo le radici in una regione a due passi dalla difficile Campania, da anni al centro dell'attenzione politica e mediatica. 

È proprio la vicinanza delle due regioni limitrofe ad aver favorito l'allargamento di alcuni traffici prima nell'area Pontina, poi più a Nord al confine con la Toscana e l'Umbria. "Ormai il Lazio - spiega la Avenali - non è più il luogo di passaggio di scorie da Nord a Sud, ma territorio di conquista; lo dimostrano le inchieste sul traffico di rifiuti a Viterbo prima, e sull'inceneritore di Colleferro poi".

Era il maggio del 2005 quando si concluse l'inchiesta che ha portato all'arresto di 15 persone, denominata Operazione "Giro d'Italia, ultima tappa Viterbo", che in base all’articolo 53 bis del Decreto Ronchi, ha consentito di scoprire un volume d'affari di 250mila tonnellate di rifiuti speciali, in gran parte pericolosi, provenienti da mezza Italia e aventi come destinazione finale la provincia laziale. Un business pari a 2,5 milioni di euro. 

"Si tratta - spiega Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio - di uno dei più grandi processi aperti nella regione, ma questi reati hanno una prescrizione breve e rischiamo di non vederlo mai concluso con dei colpevoli". Sempre a Viterbo, ma più recenti, gli arresti di 4 persone che ad aprile scorso accusate di traffico illecito e gestione non autorizzata di rifiuti pericolosi e non. Tonnellate di spazzatura provenienti da Umbria, Toscana e Lazio che venivano fatte smaltire in una discarica abusiva del viterbese.

E infine, la spinosa questione dell’inceneritore di Colleferro, che a marzo scorso ha fatto finire sotto inchiesta 25 persone sparse tra Roma, Latina, Frosinone, Napoli, Avellino, Bari, Foggia, Grosseto e Livorno, accusate, tra vari reati, di associazione a delinquere finalizzata al traffico illecito di rifiuti. Nell'inceneritore alle porte della Capitale arrivavano rifiuti dalla Puglia, dalla Campania e Toscana: in manette il direttore tecnico e responsabile della gestione dei rifiuti degli impianti di termovalorizzazione, il procuratore e responsabile della raccolta dei multimateriali dell’impianto di una società di gestione romana, insieme ai soci e amministratori di società di intermediazione e di sviluppo di software e chimici di laboratori di analisi. 

Anche Parlati sottolinea come da tempo si è evidenziato un incremento nell’azione delle ecomafie legate al traffico di rifiuti nel Lazio: “All’inizio il malaffare proveniente dalla Campania, troppo sotto i riflettori, ha invaso il Sud dell’area laziale, ossia le province di Frosinone e Latina; poi, e le ultime inchieste lo dimostrano, si è insediato a Rieti e Viterbo”. 
Il fatto che la gestione dei rifiuti sia fuori controllo favorisce l’azione dei criminali dell’ambiente: troppi i rifiuti speciali, ospedalieri, pericolosi che finiscono in discarica: "Diversi milioni di tonnellate di spazzatura - rileva il presidente di Legambiente Lazio - che vengono prodotte ogni anno, così c'è spazio per l'illegalità". Illegalità che non riguarda soltanto l'area laziale. 

"Nonostante i buoni e spesso ottimi risultati di molte amministrazioni - fa notare Vittorio Cogliati Dezza, presidente di Legambiente - a livello nazionale sono ancora troppi i rifiuti, oltre la metà di quelli che produciamo, che finiscono in discarica con grandi differenze tra regioni e con le grandi città che arrancano". 
"In Molise, Sicilia, Liguria e Puglia - prosegue - più del 90% di scorie e immondizia finisce in discarica, facendo scempio di territori bellissimi mentre si continua a prorogare il finanziamento all'incenerimento dei rifiuti, sottraendo con ciò le risorse che sarebbero dedicate alle vere fonti rinnovabili". I commissariamenti poi, aggiunge, "“non hanno prodotto nulla e il concreto rischio di diffondere la moda dei termovalorizzatori, continuando a sostenerli con gli incentivi CIP 6, è il vero nemico della raccolta differenziata". 

Attualmente lo smaltimento in discarica è il principale metodo, in Italia, di eliminazione dei rifiuti, in quanto è semplice ed economico, specialmente dopo che la finanziaria 2007 ha abolito parzialmente i contributi ai nuovi inceneritori. Ma questo rimedio, se non realizzato e gestito nel migliore dei modi, è il peggior sistema possibile di smaltimento, visto il suo costo pressoché nullo che lo rende enormemente conveniente finanziariamente e molto più facile di qualunque altra soluzione di gestione di rifiuti; un'occasione troppo ghiotta per la malavita organizzata.

LINK
- 'Ricicloni 2009'