Cultura e Spettacoli » Arte » Fotografia

Fotografia: la seconda vita di Helmut Newton

Nel 2003 il celebre artista tedesco volle riappacificarsi con la città natia, da cui era scappato per le leggi razziali, dando vita alla Fondazione che porta il suo nome. In suo onore, una mostra permanente e molte esibizioni itineranti.

» Fotografia Andrea D'Addio - 28/07/2009
Titolo: Helmut Newton e Ben Taschen
Fonte: dal web

DA BERLINO - Una volta, durante un'intervista che ripercorreva la sua carriera, affermò: "Per me il massimo è stata Margaret Thatcher: che cosa c'è di più sexy del potere?". 

Una frase diventata celebre, spesso citata quando si parla della "Lady di ferro", ma che allo stesso tempo ben sintetizza, come se il suo coniatore guardasse il mondo dietro il suo obiettivo. Helmut Newton, infatti, è considerato uno dei più importanti fotografi del ventesimo secolo, il primo ad aver acquistato popolarità e apprezzamenti ritraendo la moda e le sue star. 

Un flash che non si spense neanche quando divenne lui  stesso il protagonista della notizia. Nonostante i vari problemi di cuore che negli anni '80 gli costarono una lunga pausa dal lavoro, la sua morte ad ottantaquattro anni avvenne infatti per un incidente stradale sul lungomare di Los Angeles. 

La moglie e fotografa di Helmut Newton, Alice Springs (Fonte: www.helmut-newton.de)Una  tragedia su cui per molto tempo aleggiarono sospetti di sabotaggio, poi spazzati via da attente perizie sull’automobile (Newton ebbe probabilmente un malore mentre era al volante). Un addio improvviso, clamoroso, ma che per  sua fortuna è arrivato dopo un grande atto simbolico: la decisione, datata ottobre 2003, di creare nella sua natia Berlino una fondazione di fotografia dal doppio impegno: raccogliere i migliori lavori fotografici di colleghi come lui impegnati negli scatti di moda e trasformarsi nell'archivio principale delle tante opere sue e di sua moglie, June Newton. 

Così nacque la "Helmut Newton Foundation", istituzione che ha sede nello stesso Museo della Fotografia (a due passi da quello zoo raccontato da Christiane F. ne "I ragazzi dello zoo di Berlino"), di cui è diventata la maggiore partner nell'organizzazione di mostre e iniziative. Per Newton si trattò di una sorta di "regalo" alla sua città natale, l'emblema di un rappacificamento dopo un'esistenza vissuta in quasi tutto il mondo, tranne, per l'appunto, che in Germania.

Una immagine di Alice Springs (Fonte: www.helmut-newton.de)Nonostante il nome americano, Helmut Newton era infatti tedesco. Nacque nel 1920 a Berlino come Helmut Neustädter da genitori ebrei impegnati nel campo della produzione di bottoni. Erano i tempi della repubblica di Weimar che nell'adolescenza divennero quelli di Adolf Hitler. Studiò alla scuola americana finché non ne venne espulso: leggenda vuole che in classe fotografasse di continuo, il suo primo apparecchio l'aveva acquistato a soli dodici anni. Cominciò allora a lavorare come assistente di Yva (nome d'arte di Else Simons),  celebre fotografa dell'epoca, imparando i primi rudimenti del mestiere. A soli diciotto anni le leggi razziali lo costrinsero alla fuga. I genitori lo imbarcarono da Venezia per la Cina, lui riuscì ad arrivare solo a Singapore dove lavorò per un giornale locale. 

Quando venne a sapere che l'amica e maestra Yva era stata internata ad Auschwitz (dove peraltro morì), decise di arruolarsi con il vicino esercito australiano. Il suo ritorno coincise con la decisione di allontanare il più possibile le proprie origini tedesche (per le quali era stato anche internato, in quanto sospetto, prima di partire per la guerra). Cambiò il cognome nel più inglese Newton, così come ancora oggi è conosciuto in tutto il mondo. Prese la nazionalità australiana, si trasferì a Parigi, si sposò (con la fotografa June Brown, conosciuta all'epoca come Alice Springs). Nel frattempo, il lavoro avviato a Singapore e proseguito in Australia lo aveva fatto notare agli addetti al settore (questa fu la ragione dello spostamento in Francia). Da lì in poi, un crescendo che ne fece, nei successivi quarantatre anni, uno dei più richiesti e trasgressivi fashion photographer della nostra epoca.

Dei due piani del Museo della Fotografia, quello inferiore ospita una raccolta perenne di oggetti appartenuti al fotografo (una serie di video realizzati mentre era al lavoro, lo studio a Montecarlo, una rassegna stampa internazionale sulla notizia della sua morte e tanti altri cimeli e scatti divenuti celebri), mentre quello inferiore è a disposizione di mostre temporanee incentrate o su specifici filoni tematici della vasta opera di Newton o sugli scatti di suoi importanti colleghi, anche essi divenuti famosi lavorando nel campo della moda. Dal 3 giugno e fino al prossimo dicembre è la volta di "With Sumo" e "Three boys from Pasadena".

Mentre "Three boys from Pasadena" raccoglie i lavori di tre professionisti, Mark Arbeit, George Holz e Just Loomis, che negli anni '70, dopo una scuola di design, cercarono di carpire il genio di Newton assistendolo in vari servizi fotografici, "With Sumo" è dedicata al decimo anniversario della realizzazione dell'omonimo volume, il più grande testo di sole fotografie mai creato (30 kg, 480 pagine da 70x50 cm). Edito da Benedikt Taschen, questo immenso tomo (di cui una copia è esposta in una delle sale con tanto di tavolino progettato appositamente da Philippe Starck) cerca di racchiudere tutto il mondo di Newton. 

Immagini di moda, i soggetti a star del cinema, della musica e della politica, le copertine delle riviste e gli scatti privati, quelli dove l'esigenza commerciale non esisteva e l'occhio dell'artista poteva posarsi indifferentemente su di un panorama (come quello del Muro, ritratto dall’alto e in bianco e nero) o su semplici passanti portatori di vita "normale". All'epoca, le diecimila pubblicazioni di Sumo, tutte numerate e con la firma di Helmut Newton,  furono vendute al costo unitario di circa mille e cinquecento euro l'una e fu un successo tale che a breve l'editore ne rimetterà in commercio una nuova tiratura, seppur con un formato della pagina più piccolo e dal prezzo più accessibile al grande pubblico. 

Una scelta che si basa su una solida convinzione: Il flusso continuo di visitatori al Museo della fotografia dimostra che c'è un  grande pubblico disposto ad osservare con attenzione e piacere lo sguardo sempre all'avanguardia di dei più incisivi artisti del ventesimo secolo. Come tutti i geni, anche Helmut Newton continua a sopravvivere al proprio tempo.

LINK
Helmut Newton Foundation