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Energia: l'ombra del verde investe i lavori tradizionali

Investire sull' "economia verde", questa una delle soluzioni degli Stati Uniti contro la crisi. Una scommessa che si sta diffondendo a macchia d'olio in tutto il mondo e che, a detta di molti, salverà il mercato da una lunga depressione.

» Cronaca Lavoro Rosalba Laera - 09/06/2009

La crisi finanziaria ha messo in ginocchio l'intera economia mondiale. La recessione avanza e nonostante gli interventi finanziari e non, anche sovranazionali, il motore del pianeta, cioè la fiducia dei consumatori nel futuro, non vuole proprio accendersi. 

Eppure, proprio dalla nazione considerata la responsabile della crisi, arriva una ricetta che sembra promettere risultati straordinari: "To make green with green" - "Fare verdoni con il verde".  Sono tantissimi ormai coloro che stanno investendo nella cosiddetta "economia verde" o "green economy", che dir si voglia. 

Si tratta di una parte dell'economia che si occupa principalmente di preservare e migliorare la qualità dell'ambiente, attraverso le attività di svariati settori: dalla salvaguardia degli ecosistemi allo sviluppo delle fonti di energia rinnovabili, dalla riduzione delle emissioni di CO2 nell'atmosfera alla riqualificazione degli edifici, alla produzione di generi alimentari biologici. 

Guardando ai bilanci delle imprese che operano in questo settore, è facile intuire il motivo per cui sta attirando così tanta attenzione: nonostante la crisi, le imprese registrano un fatturato in costante crescita e risultano in aumento gli investimenti (solo in Europa, nel 2008, sono raddoppiati rispetto all'anno precedente passando a quota 12,6 milioni di euro [1]. 

E non è certo un caso che proprio il mese scorso, il Sunday Times ha pubblicato la prima classifica di "Eco Barons", i più ricchi della green economy. L'idea è, senza dubbio, nuova di zecca e testimonia il potenziale di ricchezza che può generare questo settore. Tuttavia i volti sono già noti. A dominare la classifica infatti c'è il magnate Warren Buffett, con un patrimonio pari a 27 miliardi di sterline e investimenti nel settore eolico e nella costruzione di batterie per veicoli elettrici, e, a seguire, Bill Gates con 26 miliardi ed investimenti nella produzione di biocarburanti. 

Al terzo posto compare invece uno svedese, il fondatore di Ikea, Ingvar Kamprad (22 miliardi di sterline), che ha stabilito, come obiettivo per la catena dei suoi negozi, la totale alimentazione di energia elettrica da fonti rinnovabili e un taglio dei consumi del 25 per cento. Nella classifica sono presenti anche gli ideatori di Google, Larry Page e Sergey Brin, i quali stanno investendo parte del loro patrimonio nelle energie rinnovabili e nella salvaguardia dell'ambiente, nonché molti magnati cinesi che si occupano perlopiù di produzione di veicoli elettrici ed energia solare, tra cui Jifan Gao, fondatore di Trina Solar.

È interessante notare che gli americani investono nel verde a 360 gradi: non solo nelle tecnologie ma anche nella salvaguardia delle foreste o nello sviluppo della ricerca in vari campi, come l'energia rinnovabile e i cambiamenti climatici. E questo non può che giovare alla campagna ambientalista che ha aperto Obama con lo "Stimulus Bill".  

Secondo uno studio pubblicato dal Clean Energy Corps Working Group [2], è necessario cominciare adesso questa rivoluzione verde: "Gli effetti già registrati del cambiamento climatico con la reale possibilità del raggiungimento di un punto di non ritorno in pochi anni, e le attuali circostanze economiche (i picchi storici nei prezzi di petrolio e benzina, le minacce geopolitiche nelle fornitura di energia, il collasso delle infrastrutture nazionali, il crollo del mercato immobiliare e del credito, l’aumento della disoccupazione, e la recessione che potrebbe culminare in una depressione) sono tutti fattori che spingono nella stessa direzione: cominciare adesso.

E si parla appunto di rivoluzione perché, oltre agli indiscutibili benefici ambientali, si prevedono anche vantaggi in termini sociali.  Quando si pensa alla green economy, si fa riferimento ad un’economia che valorizza sia l'ambiente sia le persone che lavorano in questo settore, ai quali vengono offerte condizioni lavorative migliori. Uno stipendio dignitoso, un ambiente di lavoro salubre, prospettive di carriera ragionevoli, il tutto con un livello di istruzione medio: è questo il profilo del green job tracciato dall'United Nations Environment Programme (UNEP). Quindi si creeranno posti di lavoro nuovi e allo stesso tempo dovranno trasformarsi quelli attuali. Ma non è tutto. 

Come afferma con convinzione [3] il professor Daniel Kammen, che insegna nell'Energy and Resources Group e nell'Università californiana Berkeley, che l'energia rinnovabile "genera più lavori per megawatt di potenza installata, per unità di energia  prodotta, e per dollaro di investimento" rispetto all'energia prodotta dai carbonfossili.

E le conferme non mancano. Il NYSERDA (l'autorità dello sviluppo e della ricerca energetica di New York) ha stimato che per ciascun giga watt di energia risparmiato (ad esempio riconvertendo gli edifici o modificando i comportamenti individuali), è possibile creare 1,5 posti di lavoro. Se si passa poi allo sfruttamento delle fonti rinnovabili, per ciascun settore si può calcolare il numero di posti di lavoro generabili: ad esempio, per 5mila MW di capacità aggiunta, si potrebbero creare 10mila posti di lavoro nella produzione delle componenti degli impianti eolici, o ancora nella riconversione degli edifici si costituiscono da 8 a 11 posti per ciascun milione di euro investito. E nel nostro Paese? 

Anche in Italia sono stati condotti studi simili, in particolare collegati all’accordo europeo sul pacchetto clima ed energia 20-20-20. L'ANEV (Associazione Nazionale Energia del Vento), in collaborazione con la UIL, ha stabilito che in base agli obiettivi fissati da questo accordo, nel 2020 in Italia, l'energia eolica dovrà raggiungere 16200 MW di potenza e fornire 27,2 TWh  di elettricità (6,72 % del consumo energetico totale). Pertanto gli occupati diretti e indiretti nel settore saranno 66010, mentre gli impiegati diretti si attesteranno attorno ai 19000. Dai calcoli effettuati dall'ANEV si prevedono dunque 5mila nuovi occupati all'anno per i prossimi 10 anni [vd. grafico].  

Il dato più straordinario riguarda poi la concentrazione geografica dello sviluppo: sarà il centro sud a beneficiare maggiormente di tali risvolti occupazionali dato che gli impianti verranno installati perlopiù in tali regioni. L’'NEV infatti ha tracciato un profilo per ciascuna regione, e ai primi posti si posizionano la Puglia, con un totale di 11.714 posti di lavoro, la Campania, con 8.738 posti, e la Sicilia con 7.537 posti. Queste stime includono anche gli impieghi legati alla dismissione degli impianti e al ripristino delle condizioni paesaggistiche. 

Se si guarda al settore fotovoltaico, i numeri sono significativamente più elevati. Secondo uno studio condotto dalle aziende ANIE/GIFI, al 2020 potrebbero essere installati ben 16 GW di impianti, che contribuirebbero alla creazione di circa 113.000 nuovi posti di lavoro, con una produzione di 20 TWh annui di energia elettrica. 

In totale, la Commissione Europea stima la creazione di 250mila solo in Italia, nel caso in cui gli accordi presi fossero rispettati. A ben vedere, è un'ottima possibilità di rilancio del Belpaese che possiede tutte le carte in regola per approfittarne, stante anche la propria conformazione territoriale. Al Governo il compito di dare i giusti incentivi, dato che il settore delle rinnovabili richiede enormi investimenti iniziali a fronte di altrettanti (se non maggiori) benefici futuri.


NOTE
[1]
Dati del rapporto pubblicato da Invitalia, l'Agenzia nazionale per l'attrazione degli investimenti e lo sviluppo d'impresa.
[2] Si tratta di un gruppo di lavoro costituito dai rappresentati di varie associazioni statunitensi: Apollo Alliance, the Center for American Progress Action Fund, the Center on Wisconsin Strategy, Energy Action Coalition, Green For All, Innovations in Civic Participation, 1sky, and The Corps Network. Allo studio intitolato "Clean Energy Corps: Jobs, Service, and Equal Opportunity in America's Clean Energy Economy 2008", hanno partecipato soltanto Green for All, Center on Wisconsin Strategy, Center for Economic and Policy Research, Center for American Progress Action Fund.
[3] Daniel M. Kammen, et al., "Putting Renewables to Work: How Many Jobs Can the Clean Energy Industry Generate?", University of California, Berkeley April 2004/Revised December 2006.