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Germania: quel ponte aereo che diede inizio alla guerra fredda

La capitale tedesca ricorda il sessantesimo anniversario dalla fine del "blocco di Berlino", episodio che diede ufficialmente inizio alla guerra fredda.

» Europa Andrea D'Addio - 20/05/2009
Titolo: Vedi nota [3] a fine articolo
Fonte: Andrea D'Addio

BERLINO - Sessanta anni. Tanto è passato da quando, la notte dell'11 Maggio 1949, l'Unione sovietica revocò quello che fu definito e ricordato tuttora come "il blocco di Berlino".

Iniziato il 25 Giugno 1948, lo stop a tutti gli accessi stradali e ferroviari alla capitale tedesca, è durato poco meno di 11 mesi definiti da molti come il primo atto concreto di quella che sarebbe stata successivamente ricordata come la "guerra fredda". 

Un conflitto di fatto mai esploso, ma che per quasi cinquant'anni ha significato corsa agli armamenti, un mondo diviso in due blocchi, politiche estere invadenti a sfavore dei Paesi non schierati da una parte o dall'altra  e il continuo timore che ogni giorno di pace in più rappresentasse ventiquattro ore in meno di un drammatico conto alla rovescia verso l'ennesima tragedia. "Non so con cosa sarà combattuta la terza guerra mondiale, ma so che la quarta sarà combattuta con sassi e bastoni" disse una volta Albert Einstein.

Suddivisione della Germani in zone di occupazione dopo il 1945 (Fonte: dal web)Storicamente il "blocco di Berlino" nacque dalle difficoltà incontrate dagli Alleati nel gestire il dopoguerra in Germania. Quel Paese protagonista in negativo di entrambe le guerre mondiali doveva essere sia "punito" che impossibilitato a riformare in futuro una forza politica ed economica così spaventosa come era stata in passato. 

La sua posizione strategica, punto di contatto tra la già comunista Europa dell'est e il capitalista mondo occidentale, ne faceva oltretutto il centro di attenzioni che andavano al di là delle considerazioni post-guerra mondiale. Una partita di scacchi che Stati Uniti e Unione Sovietica scelsero di rimandare decidendo di dividere l'intero territorio tedesco in quattro parti. 

Gli accordi di Postdam dell'estate del 45, tre mesi dopo la resa incondizionata della Germania, sancirono l'amministrazione francese nel sud ovest, quella gli inglese nel nord ovest, gli statunitensi nella parte centrale e meridionale e i russi ad est, in quella che poi sarebbe diventata nell'ottobre del 1949 la DDR. Berlino, che si trovava nel territorio "russo", subì in piccolo la spartizione già operata nel resto del Paese. 

Doveva trattarsi di una divisione temporanea in attesa di nuovi colloqui di pace che riaffrontassero la questione, ma ben presto questo assetto divenne sostanzialmente definitivo di una nazione e di una capitale che si ritrovarono per quarantaquattro anni divise in due [1]. 

L'inflazione che continuava vertiginosamente a salire nei primi mesi del 1948 suggerì agli americani, in accordo con inglesi e francesi, l'idea di reintrodurre il marco come valuta ufficiale assieme all'introduzione degli aiuti del piano Marshall. Un tentativo per ristabilire un'economia alla deriva, che nascondeva anche la volontà di spingere verso una riunificazione della Germania. 

Una moneta unica sarebbe stato il primo passo verso una possibile, e futura, unica sovranità tedesca. Ma Stalin si oppose non solo avanzando la richiesta di alti risarcimenti di guerra che i tedeschi non si potevano permettere, ma pretendendo anche una piena smilitarizzazione della nazione. "Siamo stati invasi dalla Germania due volte negli ultimi trent'anni". Il 24 Giugno, quasi come ripicca verso la politica economica scelta unilateralmente degli stati occidentali, Mosca ordinò la chiusura totale di strade, ferrovie e condotti d'acqua del settore occidentale di Berlino. 

La capitale tedesca era ancora una città in rovina, incapace di provvedere ai suoi abitanti senza aiuti esterni. La parte ovest si ritrovò improvvisamente al buio, senza elettricità, senza benzina né acqua, con l'incubo colletivo che i paesi occidentali la potessero lasciare in balia di sé stessa e dei voleri russi, abbandonando i tre settori che avevano presidiato negli ultimi tre anni. 

Ma ciò non accadde: non potendo passare via terra, dove i russi non avrebbero dato via libera, due giorni dopo il blocco con l'aiuto di inglesi, francesi, sudafricani, australiani e neozelandesi gli Stati Uniti organizzarono continui ponti aerei da città inglesi e francesi al fine di sostenere tutti quei cittadini a rischio denutrizione e malattia. L'idea fu del governatore statunitense della zona d'occupazione americana, il generale Lucius D. Clay. Nello storico aeroporto di Tempelhof 2] arrivarono nei quasi undici mesi di durata del blocco 2.110.235 tonnellate di merce per un totale di 277.728 voli (più alcuni, purtroppo tragicamente falliti). 

Dopo l'11 Maggio il ponte aereo continuò, per precauzione di una possibile nuova chiusura, fino al settembre dello stesso anno, mettendo da parte scorte di vario tipo.  Per l'Unione Sovietica, che aveva voluto dare con il blocco di Berlino una prova della sua forza, il ponte aereo organizzato dall'ovest rappresento una tremenda sconfitta. Consci che una prossima riunione fosse altamente improbabile, gli stati occidentali il 23 maggio 1949 diedero il via libera alla costituzione della Repubblica Federale Tedesca, mentre il 7 ottobre l'Urss annunciò la nascita della Repubblica Democratica Tedesca.

Nei giorni scorsi Berlino ha celebrato la sensazionale avventura del servizio aereo di quella che fu denominata "die Luftbrücke" con mostre fotografiche, conferenze e poster celebrativi appesi un po' ovunque nella città. Nell'area dell'aeroporto internazionale di Tempelhof per tutta la giornata dell'11 Maggio scorso si sono svolte manifestazioni ed eventi in ricordo dell'anniversario.

La stessa Angela Merkel lo scorso quattro maggio ha nuovamente ringraziato i piloti statunitensi per l'aiuto che diedero alle famiglie tedesche la speranza e la possibilità di continuare a vivere. "Se loro non avessero rischiato le loro vite, noi forse ora non saremmo qui", ha dichiarato la cancelliera tedesca durante una cerimonia di commemorazione della caduta del muro. Frasi che testimoniano quanto il passato continui ad essere per la Germania una porta ancora non completamente chiusa dietro di sé.

NOTE
[1]
Gli inglesi e i francesi, infatti, lasciarono ben presto i propri presidi ai comandi americani.
 
[2] Attualmente chiuso dallo scorso ottobre per ragioni economiche e logistiche.
[3] Monumento che raffigura una estremità del ponte aereo nell'aeroporto Tempelhof di Berlino con incisi i nomi dei 39 piloti britannici e 31 americani che persero la vita nell'operazione umanitaria.