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Nuoto: è ancora caos costumi
La Fina boccia 136 body e si riserva di decidere sull?annullamento dei record del mondo. Pellegrini dovrebbe essere al sicuro, Bernard no. La Jaked pronta a portare le carte in tribunale.
Fonte: dal web
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Ci risiamo. Il mondo del nuoto è di nuovo nel caos. A furia di gonfiare e aggiungere millimetri per farli galleggiare, i super "costumoni sono scoppiati". La Fina ha bocciato tutti i mega body nati sulla scia dell'Lzr Racer della Speedo, quello progettato dalla Nasa per demolire tutti i primati del mondo.
Su 348 costumi testati, solo 202 hanno superato l'esame di galleggiamento, stabilito da una commissione della Federazione Internazionale. Dieci sono stati bocciati in maniera definitiva, mentre altri 136 potranno essere modificati per una possibile approvazione.
Ma il tempo scarseggia e i mondiali di Roma sono alle porte. La bufera si è scatenata prima delle Olimpiadi di Pechino, quando la Fina accettò lo Speedo Lzr: non era totalmente in tessuto come avrebbe dovuto essere, ma le placche di plastica sono state accettate e, dal momento che non esistevano limiti, i concorrenti hanno migliorato il modello e realizzato body interamente in poliuretano.
Jaked, azienda italiana nata a Vigevano, ha perfezionato il prototipo fino a farlo diventare un razzo. Era il più richiesto e vincente del momento ed è da poco diventato lo sponsor della nazionale italiana. Ora, però, la bufera si è trasformata in un autentico terremoto, perché tra i body non omologati ci sono i modelli "X-Glide" dell'Arena e "J01" della Jaked, indossati dal francese Alain Bernard, da Federica Pellegrini e dall'altro francese Frederick Bousquet per i loro record mondiali.
"La Commissione della Fina incaricata dell'approvazione degli indumenti per il nuoto, formata da rappresentanti dell'esecutivo Fina, del comitato tecnico Fina per il nuoto, dalla commissione allenatori Fina, dalla commissione atleti Fina e dal consigliere legale Fina, si é riunita il 18 maggio 2009 a Losanna - afferma in un comunicato la Federazione internazionale nuoto - e, dopo aver esaminato 348 costumi di 21 produttori, ha avanzato le sue proposte all'esecutivo Fina, che ha deciso quanto segue: - 202 costumi approvati; - 10 costumi bocciati per non aver passato i test di galleggiabilità e/o di spessore; - 136 costumi da modificare in conformità alla 'Carta di Dubai' (norma 3.1 c), in quanto non soddisfano le specifiche richieste secondo cui 'il materiale per i costumi da nuoto non deve essere costruito per, o includere elementi/sistemi che creino effetti da immagazzinamento di aria/acqua durante l'usò. I produttori hanno ora un termine di 30 giorni (fino al 19 giugno 2009) per ripresentare all'approvazione della Fina lo stesso costume con le modifiche corrispondenti (Carta di Dubai, regola 4.3 d)".
In altre parole, i costumi potrebbero (condizionale usato nel comunicato dalla stessa Fina) produrre bolle d'aria tra il doppio strato di tessuto e il corpo, essendo composti interamente da poliuretano, e favorire così la galleggiabilità. Un rischio solo teorico: e su questo punto si prevedono battaglie tra periti. Quello che la Federazione non ha precisato è se la non omologazione porterà o meno all'invalidamento dei primati di Pellegrini e soci. La veneta indossava lo Jaked 01 quando, a marzo, realizzò il primato mondiale dei 200 stile libero (1'54''47), a Riccione.
Stesso dicasi per Fréderick Bousquet, in occasione del primato dei 50m (20''94), fatto ai campionati di Francia. Alan Bernard portava, invece, il nuovo e mai approvato X Glide quando ha nuotato i primi 100 metri sotto i 47'' (46''94). "Valuteremo in un secondo momento, dopo aver ricevuto anche i test antidoping", si sono limitati a dire dalla Fina. Sicuramente non corrono rischi i record stabiliti prima della famosa Carta di Dubai (15 marzo), anche se, assurdo nell'assurdo, stabiliti con lo stesso costume.
E' il caso, appunto, di Federica Pellegrini, che potrebbe perdere il primato registrato a Riccione, ottenuto con J01, ma non quello con cui ha vinto l'oro ai Giochi di Pechino, con indosso sempre lo J01. "Aspettiamo. Io mi alleno come sempre, per me non cambia nulla", sono state le poche parole della Pellegrini, che in vista dei mondiali non ha ancora deciso quale costume indossare. Il body del suo sponsor, la Mizuno, ha già ricevuto l'ok dalla Federazione, mentre quello dello sponsor tecnico della nazionale, la Jaked, è ancora nell'occhio del ciclone.
Stessa reazione per il francese Bernard, che sembra andare incontro al sicuro annullamento del record dei 100 stile: "Nemmeno chi fa le regole sa cosa succederà, quindi non chiedetelo a me. Io stavo davanti anche prima che uscisse questa nuova generazione di materiali. Basta che i divieti valgano per tutti e siamo a posto", ha detto il transalpino. Intanto, le case produttrici annunciano ricorsi in tribunale: "Abbiamo ricevuto l'omologazione il 28 giugno 2008 e non ci sono state evoluzioni. I sospetti arrivano solo perché diamo fastidio, perché siamo piccoli, appena arrivati e già abbiamo questo successo", ha tuonato Francesco Fabbrica, l'uomo che ha avuto l'idea del body-muta e inventato il marchio della ditta fondendo il nome dei figli (Jaked viene da Giacomo e Edoardo).
In tutto questo marasma, a farne le spese, manco a dirlo, sono gli atleti. In vista dei Mondiali, Magnini ha scelto Speedo, Pellegrini dovrebbe virare su Mizuno, mentre gli altri sono ancora alla finestra, in attesa di ricorsi e appelli. E la prossima settimana, agli Assoluti di Pescara, molti azzurri si giocheranno l'ultima carta per i Mondiali, nella totale incertezza del body da utilizzare. Gli converrà, forse, tornare al vecchio slip?
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