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Manipolatori della mente: "Maglie più strette per i maghi truffatori"

In un disegno di legge nuovo di zecca, la proposta di inserire aggravanti nel reato di truffa imputabile a chi svolge attività di ciarlatano attraverso il mezzo televisivo. Chiamati a rispondere anche i dirigenti delle emittenti tv.

» Giustizia e criminalita' Paola Simonetti - 19/05/2009

La prassi legale in Italia, ha lasciato sgombro il campo da controlli, sanzioni, pene esemplari. Una carenza, ma anche mala applicazione legislativa, che ha consentito al mondo della ciarlataneria di sottrarsi con una certa facilità al pagamento delle proprie responsabilità, soprattutto nell'ambito del reato di truffa, che ad oggi, non conosce aggravanti se commesso da un sedicente mago o indovino.

Un vuoto che ha permesso ai colpevoli di sfuggire alla legge, spesso per paura o vergogna della vittima a sporgere querela, unico atto quest'ultimo (in assenza di aggravanti), che consente alle forze dell'ordine di poter procedere alle indagini del caso.

La lacuna ha reso spesso la vita difficile ai legali delle vittime, costretti a barcamenarsi fra i cavilli di legge per agirare gli ostacoli, e strappare una giusta sentenza per il colpevole. Un peso che, Marco Marzari, legale di alcune delle persone cadute nella rete della famigerata Wanna Marchi, nonché membro del Centro Studi Abusi Psicologici (Cesap), sente ormai insostenibile.

Proprio da lui nasce infatti, la proposta di un disegno di legge di modifica dell'art. 640 del codice penale, in tema di aggravanti della truffa, firmato e presentato in Parlamento il 13 maggio scorso dall'onorevole Jole Santelli. 

"Le aggravanti che ho previsto sono due e cruciali - spiega Marzari-: ovvero quando la truffa sia commessa durante l’esercizio del mestiere di ciarlatano, e quando il fatto avvenga attraverso il mezzo radiotelevisivo, strumento potentissimo per queste persone". "Il caso Marchi - prosegue l'avvocato - insegna. L'art 21 del T.U.L.P.S (Testo unico leggi di pubblica sicurezza), sancisce il divieto di esercitare il mestiere del ciarlatano, eppure per quest'ultimo l'unica conseguenza prevedibile ad oggi, è una contravvenzione di pochissimo conto, sempre che venga applicata".

Due sfumature non da poco, che cambierebbero lo scenario attualmente in vigore in materia, sottolinea l'avvocato: "Con queste modifiche, si potrebbe procedere d'ufficio, cioè senza la necessità che la vittima sporga querela. In poche parole, la stessa autorità giudiziaria potrebbe procedere non appena avesse notizia del reato, indipendentemente dalla eventuale lesione di diritti di terzi e dalla loro eventuale facoltà di rivalsa, così peraltro avviene già in altri ambiti della legge".

Ma la vera rivoluzione che apporterebbe la proposta, è quella incentrata sulla responsabilità di quei dirigenti televisivi, che traggono profitto dagli spazi pubblicitari venduti ai ciarlatani: "Nel comma 5 bis - aggiunge Marzari -si precisa che i titolari di concessione privata o pubblica e tutti coloro preposti al controllo delle trasmissioni, siano chiamati a risarcire insieme ai responsabili diretti, i danni provocati alle vittime". Un capitolo che si configurerebbe come un colpo ben assestato, a quella grande cassa di risonanza di cui i maghi si sono serviti indisturbati per decenni, facendo lievitare i loro guadagni.

Seppure non ottimista sui tempi di valutazione del disegno di legge, Marco Marzari confida nel primo passo operato per dare visibilità ad un fenomeno di enormi proporzioni, che troppo spesso, a suo dire, giudici e forze dell'ordine in generale ignorano per pigrizia, miopia, mancanza di coordinamento o eccessiva iper specializzazione dei vari corpi preposti ai controlli.

"E' importante ricordare - aggiunge -, che prima che Striscia la Notizia facesse scoppiare lo scandalo Marchi, sui tavoli di molti giudici comparirono numerose denunce a riguardo, rimaste però inascoltate, sulle quali nessuno ebbe la voglia e la curiosità di indagare. Perfino la Guardia di Finanza, entrando a controllare l'amministrazione dell'azienda, non si accorse di quello che aveva sotto il naso. Solo la tv ebbe la capacità di legittimare la lotta a quell'enorme illecito, portando al processo che conosciamo. Una mancanza grave della nostra magistratura, per la quale occorre un cambiamento profondo della cultura. Ci auguriamo che la strada non sarà troppo lunga". 

Prossima tappa, anche la definizione di una nuova proposta di legge sul plagio mentale, (il cui articolo 603 del Codice penale, fu dichiarato costituzionalmente illegittimo nel 1981 e dunque eliminato): "Un cammino molto complesso, più mirato alle psicosette - conclude Marzari -, che dovrebbe prevedere un gruppo di lavoro multidisciplinare, con la collaborazione di valenti psicologi".  

DOCUMENTO
- Proposta di legge contro l'attività di ciarlatano

LINK
- Cesap