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Edgar Allan Poe: i 200 anni di un genio letterario

Poe non fu solo scrittore del mistero e del poliziesco, fu poeta e autore satirico e d'avventura. Le sue storie piene di introspezione psicologica hanno aperto una nuova porta nel mondo della letteratura.

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Un folto crine nero e ribelle, baffi spioventi ma ben curati e due occhi intensi e magnetici questo è il ritratto di uno dei più grandi maestri della cosiddetta letteratura di genere: Edgar Allan Poe. 

Artista eclettico, poliedrico, tormentato e maledetto, ma indubbiamente un genio. Lo scorso 19 gennaio, il noto narratore e poeta statunitense, che ha lasciato un inestimabile patrimonio letterario tra racconti e poesie, avrebbe compiuto duecento anni. Scrittore dall'invenzione potente, ha anticipato generi letterari quali il romanzo poliziesco (ma indubbiamente anche il noir e il thriller), la fantascienza e il giallo psicologico. E' ormai certo che egli abbia ispirato H. P. Loevecraft, Conan Doyle e Julius Verne. 

Benché la sua vita e i suoi lavori siano posteriori rispetto al periodo del Romanzo Gotico vero e proprio, Poe ha finito per essere considerato uno dei rappresentanti più importanti di questo genere. Del movimento neogotico, infatti, ereditò talune tematiche e suggestioni, quali il gusto per il mistero, l'orrido, l'angosciante, liberandosi, però, dalle ambientazioni tipiche di qeul tempo, e lavorando più sul lato psicologico, indagando fra le ossessioni e gli incubi personali.

Nato a Boston nel 1809 Edgar Poe era figlio di due attori che perse quando aveva 2 anni, trascorrendo l'infanzia con lo zio John Allan, un ricco mercante di Richmond. Nel 1815 si trasferì con gli Allan in Inghilterra, poiché volevano dargli un'educazione strettamente inglese, dove frequentò le scuole fino al 1820. Nel 1821, a undici anni, tornò in America, dove compose le sue prime poesie. 

Espulso nel 1825 dall'Accademia di Richmond, iniziò una serie di rapporti sentimentali molto dolorosi dal punto di vista umano ma molto formativi per quello artistico. Per Poe l'anno 1826 fu decisivo, perché abbandonò il padre, che non volle rispondere dei debiti in cui era precipitato durante la vita studentesca dissipata che aveva condotto all'Università della Virginia. Accusato di essersi indebitato al gioco, Poe si trasferì a Boston dove pubblicò a proprie spese, nel 1827, il suo primo libro di poesie "Tamerlano e altre poesie". 

Spinto da un impeto eroico e romantico si arruolò poi nell'esercito statunitense raggiungendo il grado di sergente maggiore; in seguito si iscrisse alla prestigiosa ma durissima accademia militare di West Point, ma ben presto si fece deliberatamente espellere per infrazioni disciplinari. Vinse un premio di cento dollari offerto dal giornale letterario Saturday Visitor di Baltimora con il "Manoscritto trovato in una bottiglia" e con la poesia "Il Colosseo".

Iniziò a guadagnarsi da vivere scrivendo, a Baltimora, Richmond, New York e Filadelfia e nel 1835 pubblicò i suoi primi racconti sul Courier, entrando a far parte della redazione del Southern Literary Messenger di Richmond, ma continuò comunque a condurre una vita angosciosa ed oscura. Si sposò con la giovane cugina cagionevole di salute la quale morì nel 1846 tubercolosi cosa che lo fece sprofondare nella più cupa depressione. 

Dopo la perdita della moglia, il genio dello scrittore fu travolto dal dolore e dal rimpianto, tanto da affogare ancor di più nell'alcool. L'estrema povertà in cui viveva, lo costrinse addirittura ad usare le lenzuola del corredo nunziale come sudario per la moglie stessa. Un periodo umanamente buio che coincise, inevitabilmente, con la grande crisi artistica dopo un breve periodo di fama negli anni '30. Sembrò riprendersi dopo il suo secondo matrimonio, mentre la sua ultima apparizione in pubblico risale al 3 febbraio a New York, partecipando ad una conferenza sulla "Cosmologia dell'Universo". 

Il 3 ottobre 1849 Poe fu ritrovato delirante nelle strade di Baltimora. Ricoverato all'ospedale Washington College, morì il 7 ottobre 1849, alle cinque del mattino. Poe non rimase mai lucido abbastanza per spiegare come si fosse trovato in tali gravi condizioni, né come mai indossasse vestiti che non erano i propri. I giornali dell'epoca attribuirono la morte dello scrittore ad una "congestione del cervello" o "infiammazione cerebrale", termini blandi per riferirsi al delirium tremens. 

Comunque siano andate le cose, Poe ha conquistato un suo posto nell'Olimpo dei grandi scrittori. Il suo stile benché forbito, non era mai ampolloso o noioso. Sapeva essere descrittivo senza mai dilungarsi troppo. Fu poeta con "Il Corvo"; scrisse di avventura con "Le avventure di Gordon Pym" e universalmente riconosciuto come capolavoro della letteratura per ragazzi. Seppe anticipare psicosi di massa come quelle del contagio ne "La mascherata della morte rossa". 

Ma il mistero, l'introspezione e la morte non furono i soli temi toccati nei suoi scritti. Poe fu anche autore di racconti satirici e spesso comici molti dei quali tesi ad una feroce critica di certa letteratura popolare del suo tempo come ad esempio "Gli occhiali", "Il diavolo nella torre" e "Perché il francesino porta il braccio al collo". Anche i suoi personaggi sono rimasti emblematici come il detective criminologo Auguste Dupin de "I delitti della rue Morgue", antesignano di Sherlock Holmes, il nano Hop Frog, il terribile Re Peste o la mostruosa Sfinge delle omonime novelle. 

Poe colpì così tanto l'immaginario collettivo da ispirare tutti i tipi di settori. La stessa letteratura usò la sua figura per alcuni romanzi come ha fatto Harold Schechter in "Nevermore", "Omicidio al museo delle cere" e "Il ritorno della morte rossa". Le sue storie sono state il punto di partenze per altri libri come il recente "La Maledizione degli Usher" di Robert R. McCammon. I fumetti, poi, hanno fatto manbassa delle sue novelle negli ormai storici Creepy per non parlare del nostrano Dylan Dog che ha spesso reso omaggio al genio di Boston.