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Desaparecidos: la voce della tragedia taciuta

L'Italia ha reso giustizia alle sue tre vittime. Ma in Argentina altre 30mila famiglie attendono ancora chiarezza sugli anni bui della dittatura di Videla.

» Americhe Ursula Cospito - 28/04/2009

Ergastolo per i gerarchi argentini Jorge Eduardo Acosta, Alfredo Ignacio Astiz, Jorge Raúl Vildoza, Antonio Vañek e Héctor Antonio Febres. 

Ha deciso così meno di un mese fa la prima sezione penale della Suprema Corte di Cassazione, che ha confermato  la condanna emessa dalla Corte d'Assise d'Appello di Roma il 24 aprile 2008. I quattro furono, durante la dittatura di Videla, responsabili dell'Esma, la Scuola superiore di meccanica che il regime  tramutò nel più grande centro di detenzione clandestina di Buenos Aires.

Il primo storico processo aperto in Italia l'8 giugno 2006 davanti alla Seconda Corte d'Assise di Roma, ha dunque reso giustizia a tre desaparecidos di casa nostra, uccisi in Argentina. Numerosi responsabili di questa tragedia dopo trent'anni vivono ancora liberi a Buenos Aires. 

Ma l'Italia ha finalmente deciso di fare i conti con questo nero capitolo di storia, che ha visto  30mila persone sparite, più di 500 figli di scomparsi dati ai sostenitori del regime, migliaia di attivisti politici detenuti e  circa 2 milioni di persone esiliate. Questa l'eredità del regime dittatoriale che ha segnato l'Argentina dal 1976 al 1983.

E' il 24 marzo del 1976 quando ha inizio la dittatura militare guidata  da  Massera (comandante della Marina), Agosti (comandante dell'Aeronautica) e Videla (comandante dell'esercito e presidente di fatto). Abrogazione dei diritti costituzionali, sospensione delle attività politiche e di associazione e sequestro della stampa: il nuovo governo mostra da subito il proprio volto dittatoriale. Queste misure non bastano però a far dormire al Presidente Videla sonni tranquilli: i nemici del regime, o semplicemente i presunti tali, vanno eliminati, in una sola frase "devono sparire".

Il regime istituzionalizza così la pratica della tortura per ottenere informazioni riguardanti gli oppositori e nei locali dell'ìESMA, Escuela de Mecanica de la Armada, allestisce uno dei più terribili campi di concentramento. Dalla base militare dell'ESMA, partono aerei carichi di desaparecidos  diretti verso l'oceano. E' in mare che vengono lanciate, dopo essere state torturate e narcotizzate, migliaia di persone ancora vive. Il mondo intero sembra ignorare ciò che accade in America Latina e persino la Chiesa Cattolica che ha da sempre avuto in quelle terre un ruolo fondamentale, resta silente.

Nel 1978 il regime riesce a rendere suo complice anche il mondo del calcio. Lo svolgimento dei campionati mondiali in Argentina si configura come il riconoscimento formale dello scellerato regime di Videla. Ovviamente l'ambita Coppa del Mondo viene vinta (grazie ad arbitraggi favorevoli ed a numerosi altri inganni) dai padroni di casa e l'euforia serve al regime per diffondere un'immagine del Paese, sorridente e serena. In realtà l'esultanza ai goal dei beniamini si confonde tragicamente con il rombo degli aerei della morte che trasportano i desaparecidos verso la loro tomba, il mare.

Le autorità calcistiche internazionali non vedono e non sentono . Neppure il forte gesto dei calciatori olandesi che, sconfitti in finale dai padroni di casa, al momento della premiazione si rifiutano di salutare i capi della dittatura,è capace di svegliare il mondo intero dal torpore.

Il 30 aprile 1977 però qualcosa è cambiato. In  Plaza de Mayo, a Buoenos Aires, 14 donne si riuniscono per chiedere ragione della sparizione dei loro figli. La polizia immediatamente le bolla come  "locas" (pazze) e ordina loro di "camminare". 

Così inizia la lunga marcia delle Madres dei desaparecidos davanti alla Casa Rosada, sede della presidenza argentina. Con il capo coperto da un fazzoletto bianco e  stringendo in mano le foto degli scomparsi sfilano attorno all'obelisco simbolo della città. Non si fermano neanche quando il regime ordina la repressione militare e davanti a loro il mondo inizia ad aprire gli occhi. Nel 1983 il regime militare ha ceduto il posto alla democrazia, ma ciò non basta alle Madri di Plaza de Mayo che continuano il loro cammino.

Il cinema, la musica, la letteratura. Piano piano il mondo si è interessato al genocidio dei civili argentini e ha iniziato a raccontarlo. A far tremare autori e complici di quegli orrori è però soprattutto la memoria di quanti, sopravvissuti, vogliono la verità e continuano a parlare. A questa gente fu intimato di dimenticare, la sparizione doveva essere totale: psicologica e fisica.

Ma in questo il regime ha fallito. Nel 2009 i  volti delle madri sono cambiati, ma non le richieste di giustizia. E la marcia continua.