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Berlino 1989-2009: quel che resta del muro
La divisione tra est e ovest è ormai un ricordo lontano e, vent'anni dopo, il rinnovamento urbanistico della città quasi completato. Pochi i tratti di parete intatti, ma ancora forte è l'entusiasmo rivolto al futuro.
Fonte: Andrea D'Addio
BERLINO - "Nessuno ha intenzione di costruire un muro". In una conferenza stampa passata alla storia, il 15 giugno 1961, questo diceva il presidente della DDR e Segretario del Partito Comunista Tedesco, Walter Ulbricht .
Due mesi dopo, nella notte tra il 12 e il 13 Agosto, i sovietici recintarono, in gran segreto, i tre settori occidentali della capitale tedesca, trasformandoli in un'isola all'interno della Germania dell'est. Famiglie che un tempo cenavano assieme si ritrovarono, da un giorno all'altro, divise senza possibilità di appello, costrette a vedere in quei pochi metri che potevano dividere due abitazioni dello stesso quartiere, una distanza incolmabile, un pianeta di un altro sistema solare.
Una storia, quella del muro di Berlino, che nasce prima delle parole di Ulbricht, quando, nel dopoguerra, gli alleati ebbero paura che la Germania potesse rincarnare in futuro la grande potenza che era stata un tempo, ripresentando le proprie mire espansionistiche, ma che termina con il crollo del 9 novembre 1989, che per tutti coincise con la cessazione della guerra fredda.
A distanza di vent'anni dall acduta del muro, Berlino si prepara a celebrarne l'anniversario il prossimo novembre, simbolo non solo di una riunificazione nazionale, ma anche di una "rinascita" urbana. Oggi il muro quasi non c'è più. Se all'epoca fu smontato pezzo per pezzo sulle ali dell'entusiasmo, ora viene rimpianto non certo per la sua funzione, ma per l'importanza monumentale che riveste nella coscienza collettiva.
Negli ultimi anni, infatti, la capitale tedesca, infatti, sta vivendo un notevole ricambio generazionale; unica città tedesca ad aver aumentato nell'ultimo anno la propria popolazione, Berlino ha il più alto tasso di immigrati sia interni (provenienti dalla stessa Germania) che stranieri. Quasi un terzo dei cittadini di oggi non era qui nel 1989, ed un'altra parte è troppo giovane per ricordarsene bene.
Nel 2009 non restano che tre tratti di muro visibili. Il primo parte vicino a Chek point Charlie, lo storico, e per molti anni unico, punto di passaggio tra Est e Ovest, e si estende fino a Postdamer. E' il cimelio meno rappresentativo per capire come funzionasse questa barriera di calcestruzzo.
Nuovi edifici gli sono stati costruiti a pochi metri (siamo tra Mitte e Kreuzberg, due zone piuttosto centrali), c'è una sola torretta di controllo e nessuna "striscia della morte", quei venti metri di "nulla" successivi al muro, creati per controllare che nessuno ci si avvicinasse. Cecchini dalla visuale libera erano pronti a punire ogni violazione. "Se dovete sparare, fate in modo che la persona in questione non vada via ma rimanga con noi", disse il 28 aprile 1989, Erich Mielke Ministro per la Sicurezza della DDR, riferendosi alla necessità di uccidere chiunque fosse appena riuscito a oltrepassare il muro, ma che ancora si trovava nei venti metri della "striscia" di territorio della DDR.
Il secondo tratto di muro rimasto fino ai giorni nostri sorge nel quartiere universitario di Prenzlauerberg, a Brenauer strasse, vicino al luogo in cui, nel 1990, iniziò lo smantellamento ufficiale della parete. Lì le torrette sono ancora visibili così come la striscia della morte. Poco distante un centro di documentazione raccoglie testimonianze, foto e documenti storici di chi visse il terrore di quell'esperienza. Il terzo tratto ancora in piedi è quello forse più noto agli occhi dei turisti, la "East side gallery", 1300 metri di parete accanto al fiume Sprea, vicino la stazione Ostbanhof (siamo anche qui tra Mitte e Kreuzberg) ricchi di murales che hanno fatto il giro del mondo.
Per celebrare la caduta del muro, nel 1990 il comune invitò artisti da tutto il mondo per realizzare sul versante est della parete 106 murales che rielaborassero il significato della riunificazione. La Trabant azzurra che entra dentro nel calcestruzzo, Larry Bird e Magic Johnson che si passano il pallone di pallacanestro e, soprattutto, il bacio pop tra Honecker e Breznev nascono in quegli anni. Nasce così la East side gallery, la "più grande galleria d'arte al mondo all'aria aperta".
Purtroppo gli anni sono passati anche per questa installazione complici il logoramento dovuto al tempo e all'umidità portata dal vicino fiume e l'inciviltà che in Germania come in Italia non fa sconti a nessuno e porta le invadenti scritte dei vandali anche sui monumenti. L'unica soluzione per mantenerla è un radicale restauro: via il vecchio calcestruzzo, via i murales rovinati, compreso "il bacio" tra il leader sovietico Leonid Breznev ed il premier della Germania orientale Erich Honecker. Per Novembre tutto dovrà essere tirato a lucido.
Berlino 1989-2009: le celebrazioni dell'anniversario
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