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Diabete: terapia, dieta e controlli per una vita normale

Tra le patologie di più forte impatto sulla popolazione italiana, la malattia può essere oggi tenuta a bada con più facilità e una migliore qualità di vita. Ma a fare la differenza nell'efficacia delle cure, c'è la buona volontà del paziente.

» Patologie Paola Simonetti - 15/04/2009

Cento anni fa il diabete uccideva. Prima della scoperta dell'insulina quale terapia salvavita, (soprattutto del diabete di tipo 1), la malattia falcidiava vite senza speranza di salvezza. Da 86 anni a questa parte, il cammino di ricerca e terapia ha tracciato una buona strada di sopravvivenza, ma ad oggi il diabete resta una patologia non curabile e molto diffusa, seppure gestita molto meglio che in passato. In Italia colpisce il 3 per cento della popolazione, pari a circa 3 milioni di pazienti diabetici diagnosticati, tralasciando i malati privi di diagnosi che, si stima, ammontino ad 1 milione. Una preoccupante tendenza degli ultimi anni, hanno fatto notare molti ricercatori di settore, registra in Italia come all'estero, un incremento di incidenza di diabete tra adolescenti e bambini, riconducibile all'aumento di sovrappeso e obesità in queste fasce di popolazione.

I TRATTI DEL DIABETE. La patologia si caratterizza per la presenza di elevati livelli di glucosio nel sangue (iperglicemia), dovuta a un'alterata quantità o funzione dell'insulina, ormone prodotto dal pancreas, che consente al glucosio l'ingresso nelle cellule e il suo conseguente utilizzo come fonte energetica. Quando questo meccanismo è alterato, il glucosio si accumula nel circolo sanguigno, con ripercussioni, spesso anche gravi, nelle funzionalità dell'organismo.

IL DIABETE DI TIPO 1. Ne è colpito circa il 10 per cento dei malati di diabete, e vede la sua insorgenza per lo più nel periodo dell'infanzia o nell’adolescenza. Fonte della patologia, il malfunzionamento del pancreas, non in grado di produrre insulina a causa della distruzione delle cellule ß, fonte dell'ormone. L'integrazione di questa, deve dunque avvenire dall'esterno ogni giorno e per tutta la vita. Sconosciuta ad oggi la causa del diabete tipo 1, anche se è stata individuata, in questo caso,  la presenza nel sangue di anticorpi diretti contro antigeni presenti a livello delle cellule che producono insulina. Un danno che il sistema immunitario induce nei confronti delle cellule che producono insulina, probabilmente legato a fattori ambientali (tra i quali, sono stati chiamati in causa fattori dietetici) oppure a fattori genetici, individuati in una generica predisposizione a reagire contro fenomeni esterni, tra cui virus e batteri. Caratteristica questa, che ha posto il diabete 1 nella classificazione delle malattie cosiddette "autoimmuni", cioè dovute a una reazione immunitaria diretta contro l'organismo stesso.

LA TERAPIA. "Il diabete di tipo 1, possiamo oggi curarle meglio che in passato - spiega il professor Emanuele Bosi, Direttore del Dipartimento di medicina interna e specialistica e primario di Medicina generale indirizzo diabetologico ed endocrino-metabolico al San Raffaele di Milano -, grazie al fatto che nel corso degli ultimi anni, possiamo disporre di preparati insulinici molto 'flessibili' dal punto di vista terapeutico, in grado cioè di controllare meglio il diabete". "Peraltro, l'obiettivo di questa terapia, è quello che di controllare o quasi normalizzare - prosegue Bosi -, la glicemia, ovvero gli zuccheri, nel sangue nell'arco delle 24 ore. E questo obiettivo è fondamentale. Non è un capriccio del medico, ma una necessità di controllo della glicemia, che può provocare complicanze cardiovascolari nel corso degli anni. Problemi molto seri possono ad esempio insorgere a danneggiare reni, occhi, nervi periferici, e contribuire alla vascolopatie e cardiopatie di tipo alterosclerotico". La cura dunque è molto importante, tiene a sottolineare il professor Bosi, e va condotta al meglio: "Questo tipo di diabete necessita - prosegue - di quattro somministrazioni di insulina al giorno e altrettanti controlli della glicemia, un parametro che può variare nel tempo. La misurazione avviene con l'analisi del sangue, attraverso uno strumento che provoca una micro puntura su un dito".  Il paziente può far da sé, ma sempre sotto la stretta supervisione del diabetologo. 

IL DIABETE DI TIPO 2. E' la forma più comune di diabete e rappresenta circa il 90 per cento dei casi di questa malattia. La causa è ancora ignota, anche se è certo che il pancreas è in grado di produrre insulina, tuttavia le cellule dell'organismo non sono in grado di utilizzarla. In genere, la malattia si manifesta dopo i 30-40 anni e numerosi fattori di rischio sono stati riconosciuti associarsi alla sua insorgenza. Tra questi, la familiarità per diabete, lo scarso esercizio fisico, il sovrappeso e l'appartenenza ad alcune etnie. Riguardo la familiarità, circa il 40 per cento dei diabetici di tipo 2 ha parenti di primo grado (genitori, fratelli) affetti dalla stessa malattia, mentre nei gemelli monozigoti la concordanza della malattia si avvicina al 100 per cento, suggerendo una forte componente ereditaria per questo tipo di diabete. Il diabete tipo 2 in genere non viene diagnosticato per molti anni in quanto l'iperglicemia si sviluppa gradualmente e inizialmente non è di grado severo al punto da dare i classici sintomi del diabete. Solitamente la diagnosi avviene casualmente o in concomitanza con una situazione di stress fisico, quale infezioni o interventi chirurgici.

LA TERAPIA. La patologia deve essere tenuta a bada soprattutto attraverso la dieta e uno stile di vita che contempli attività fisica ogni giorno. Solo in alcuni casi è prevista anche la somministrazione dell'insulina.

COSA NON DEVE MAI MANCARE. "Un corretto stile di vita - conclude Emanuele Bosi-, è obbligatorio per tutti i malati di diabete. Prevedere sport e una dieta adeguata, è garanzia di una sopravvivenza migliore per il paziente. Elementi questi, che in qualche modo possono rappresentare anche interventi di prevenzione 'primaria' ". "Ma tengo a precisare - aggiunge il primario del San Raffaele -, è cruciale non indursi a trascorrere un'esistenza da invalidi: il diabete richiede delle regole ferree certo, ma può essere controllato senza prigioni o limitazioni eccessive. Un'ottima qualità di vita oggi è davvero possibile, a patto che il paziente sia attento e pieno di buona volontà, per tutta la vita". 

LINK 
- Ospedale San Raffaele di Milano