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Diabete: 86 anni fa, si diffondeva l'insulina, il farmaco salvavita

Nel 1923 entrava in commercio per la prima volta, il farmaco vitale per i diabetici, ad opera di un'azienda farmaceutica statunitense. A due anni dalla sua scoperta, il mediciale diventava alla portata di tutti.

» Patologie Paola Simonetti - 15/04/2009

A qualche decennio dall'individuazione della funzione vitale del pancreas nella gestione degli zuccheri nell'organismo umano, ad opera nel 1880 di alcuni scienziati tedeschi, nei primi anni '20 del 1900 arrivava nel mondo scientifico una seconda rivelazione che si sarebbe dimostrata epocale: quella dell'insulina, sostanza fondamentale per la cura del diabete. Una svolta, che metteva la parola fine alla lunga lista di decessi a cui erano destinati allora i diabetici. Un paio di anni dopo, il 15 aprile del 1923, veniva messa in commercio con la "griffe" della Eli Lilly, azienda farmaceutica statunitense, che ottenne la licenza per la produzione di questa nuova medicina miracolosa.

Ma autori della straordinaria scoperta, per la quale vinsero il premio Nobel, erano stati nel 1921 i ricercatori canadesi, Frederick Grant Banting, Charles Herber Best e Rickard Macleod, che dopo alcuni studi riuscirono a salvare la vita di una ragazza di quattordici anni affetta da diabete, mentre era ricoverata al General Hospital di Toronto, iniettandole insulina. Per la prima volta il diabete, come malattia, poteva essere dunque tenuto sotto controllo, seppure restava non curabile. Pochi digerirono l'idea che il paziente diabetico avrebbe dovuto prendere l'insulina ogni singolo giorno della vita, ma questo diventò accettabile come male minore rispetto a una morte ancor più prematura.

Banting, già aveva mostrato molto interesse per la patologia e aveva cercato di seguire i lavori di suoi colleghi, che avevano osservato come il diabete fosse originato dalla carenza di una proteina generata nelle cellule delle isole di Langerhans, che avevano denominato "insulina". Si supponeva che questa, controllasse il metabolismo degli zuccheri nel sangue e la sua eliminazione per mezzo dell'urina, che dunque in caso di malattia diveniva molto più abbondante del normale.

E mentre, la Eli Lilly produceva già, nel gennaio 1923, 100mila Unità di insulina ("Iletin") alla settimana, il fermento in tal senso contagiava anche l'Europa: in Inghilterra la Burroughs Wellcome e la Boots Pure Drug Company immettevano sul mercato nel maggio dello stesso anno, al prezzo di sterline 1.25, flaconi di insulina da 5 ml. E' in quel mese che Robert Daniel Lawrence, medico a Firenze della colonia inglese e diabetico disperato in fase finale, corre con la sua Fiat a Londra dall'amico Harrison che, al King's College Hospital lo tratta con 20+20 U di insulina. Dieci anni più tardi, diveniva  diabetologo e costituiva la British Diabetic Association. 

I decenni che seguirono, furono segnati da altre iniziative farmaceutiche, che svilupparono prodotti sempre più innovativi e comodi: una varietà di insuline ad azione ritardata la cui capostipite fu l'insulina protaminica, introdotta dalla Novo Nordisk. Nel 1936, infatti, grazie agli studi di Hans Christian Hagerdon, si ottenne la prima insulina ad assorbimento ritardato fino a 24 ore, la zinco-protamina-insulina, che consentiva il trattamento con una sola iniezione al giorno. Dopo la commercializzazione dell’insulina, già nel 1924, tempo in cui meno della metà di tutti i neonati nati da madri diabetiche riuscivano a sopravvivere, la dottoressa e ricercatrice Priscilla White, iniziava a condurre a Boston, Stati Uniti, la Joslin Pregnancy Clinic, dove cinquanta anni dopo raggiungeva il 90 per cento di tasso di sopravvivenza fra i nati dalle sue pazienti diabetiche.

Il diabete, che a cavallo del '900 aveva un'incidenza dello 0.0028 per cento pro-capite, nel 1933 aveva raggiunto l'1 per cento negli Stati Uniti fino a diventare una patologia sempre più riscontrata da un maggior numero di medici. Questa malattia, era destinata a minare la salute di più della metà della popolazione americana e a farne diventare invalida, in maggior o minor misura, almeno il 20 per cento entro il 1990. Il cammino da allora, nel perfezionamento di farmaci, è stato lungo, complesso, tempestato di studi su insulina e diabete. Ad oggi, tuttavia, la malattia resta incurabile, ma certamente controllabile in modo efficace, con controlli costanti e stili di vita adeguati.