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Traduzioni doc: visitare Bologna in dialetto

Nascosta all'ombra delle sue torri e rinchiusa tra i versi dei suoi poeti, la città emiliana parla di nuovo la sua antica lingua a viaggiatori e abitanti.

» Cronaca Libri Maria Fusca - 31/03/2009
Titolo: 'Balanzone', maschera bolognese
Fonte: www.provincia.venezia.it

Bologna la dotta e la grassa, Bologna una ricca signora che fu contadina. Bologna e le tre T, Parigi in minore. Gli stereotipi su città e regioni non mancano mai e per il turista last minute, quello che ricerca la stupore immediato e a buon mercato, rappresentano idee da cui partire e a cui tornare. 

Da questo punto di vista Bologna offre poco, si sa. Non ci sono basiliche grandi come paesi o templi della pittura che attirano centinaia di aspiranti "io l'ho visto". Per capire Bologna bisogna fermarsi un secondo, spostare la patina di polvere che la storia ha lasciato sulle sue torri e le sue piazze e ascoltarne la voce, che parla una lingua tutta sua.

Le visite guidate in dialetto sono un modo tutto nuovo per far conoscere a viaggiatori e cittadini la città dimenticata. "Bulåggna, zitè däl tårr, Una vôlta ai n êra un stracantån: zêrt autûr i dscårren ed zîrca 200, mo l'é una stémma un pô carghè. (Bologna città delle torri, Un tempo ce n'erano tante: certi autori parlano di circa 200, ma è una stima un po' esagerata)". 

D'obbligo, quindi, partire da una di queste, e non solo le più famose ma anche quelle meno celebri, magari perché più piccoline o perché proprietà privata, non per questo prive di fascino. Presso la Torre dei Prendiparte (nota come l'incoronata per via delle decorazioni sulla cima) per esempio, appartenente a un'importante famiglia ghibellina del XII secolo, è possibile seguire una di queste visite, serie e competenti, rigorosamente in lingua. 

L'impressione è proprio quella di sprofondare lentamente attraverso i secoli, in un flusso di parole forse non immediatamente comprensibili ma che portano con sé esperienze e pensieri di epoche passate, che improvvisamente riprendono vita tra le prigioni della torre, i disegni dei carcerati vecchi di secoli e poi la cima da cui pare finalmente di uscire a rimirar le stelle.

Se poi l'impresa sembra troppo ardua ai non cultori della lingua bolognese, nessun problema, basta frequentare un apposito corso. "Al Cåurs ed bulgnais"  è un ciclo di 7 lezioni in un anno, divise in tre livelli, dove è possibile apprendere la grammatica, la fonetica e fare conversazione in dialetto. Chi lo frequenta sono italiani, stranieri, studenti di passaggio o residenti, ma tutti accumunati dalla voglia di conoscere e riconoscere la città in cui vivono. 

Alonso, per esempio, ha 22 anni è di origine peruviana e studia economia e finanza all'università di Bologna. Parla bene lo spagnolo, perché l'ha imparato a casa dai genitori, e parla bene l'italiano perché lo parla con i coetanei e l'ha studiato a scuola e all'università, ma un suo grande dispiacere è di non poter far pratica anche di dialetto. Eppure in questo modo sente di potersi identificare ancora di più nella città in cui è nato ed sempre vissuto. Innamorato di Bologna, ha deciso di conoscerla più a fondo.

Ci sono poi le generazioni di mezzo, quelle dei quarantenni che lo capiscono, ma non lo parlano perché ancora vent'anni fa l'accento provinciale e la parlata rustica erano considerati segno di ruvidezza se non proprio di ignoranza. "Mia nonna lo parlava ma mia madre no" ricorda la signora Simona, una delle allieve del corso, "e io sento di aver perso qualcosa, le mie origini. Il dialetto è la lingua dell'affettività per me e avverto anche la responsabilità di non lasciar morire una lingua così bella, dalle radici tanto antiche".

Ma non si tratta solo di passione antiquaria. Se è vero che l'emiliano orientale fa parte del ceppo linguistico gallo-italico ed è quindi molto antico, è altresì vero che non ha mai smesso di parlare e di far parlare la città in cui è residente, secondo una tradizione che è arrivata fino a noi e che non accenna a voler svanire.

Oltre alle visite guidate e alle traduzioni di importanti opere letterarie, come il "Piccolo Principe" o la "Divina commedia",  la cultura dialettale prosegue il suo cammino. Già nel secondo dopo guerra esistevano circoli di artisti e intellettuali dell'area dialettale come "E' circal de giudeizi" (Il circolo della saggezza) di cui facevano parte personaggi del calibro di Raffaello Boldoni (poeta e giornalista), ma anche oggi si assiste a una nuova spinta dal basso di rivalutazione artistica.

I nuovi media non sono esclusi da questo percorso e lo dimostra "Pizunèra", il primo cartone animato 3D in dialetto bolognese con sottotitoli, vincitore del secondo premio al Future Film Festival 2007 e vincitore del Cartoons 2007 di Roma come miglior cortometraggio.

Un mix di antico e moderno per conoscere fuori dagli schemi del turismo mordi e fuggi "la donna emiliana di zigomo forte, Bologna capace d'amore, capace di morte".


LINK
- Sito di Bulgnais
- Torre Prendiparte
- Club Diapason
- Piccionaia 3D