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Filippo Minelli: giovane poeta dell'arte globale

All'estero è ormai una celebrità, ma in Italia è ancora poco conosciuto. L'artista bresciano è capace di trasformare parole semplici in critiche della società, lasciando messaggi in tutto il mondo, dall'Africa fino alla Palestina.

» Correnti artistiche Francesco Amorosino - 31/03/2009
Titolo: Una creazione in Cambogia
Fonte: Filippo Minelli

Un recinto di lamiera arrugginita in mezzo alla terra mossa in Cambogia e una scritta: "Second life". Le dune candide del deserto del Sahara, dove si potrebbe procedere per ore senza incontrare nulla e invece ecco un recinto bianco con dei fiori finti: solo guardandolo da lontano emerge la scritta "Non sense". 

Sono solo due delle geniali creazioni di Filippo Minelli, classe 83, giovane artista di Brescia che si sta affermando sulla scena mondiale non solo come pittore, ma anche per le sue opere concettuali dove ciò che importa di più è la location. 

Sul suo biglietto da visita si presenta come "the idiot son you would like to have", ma Minelli è un istancabile viaggiatore che il gira il mondo disseminando le zone più calde del pianeta di messaggi, semplici parole che proprio per il luogo in cui compaiono riescono a far aprire gli occhi a un Occidente troppo spesso cieco. 

È la tecnologia, o meglio il suo cattivo uso, uno dei "nemici" attaccati da Minelli nelle sue opere, come nella serie "Contradictions", dove i nomi di social network, multinazionali dell'informatica e concetti legati al lusso e allo spreco, campeggiano su luoghi poveri, dal Mali alla Cambogia, dalla Cina al Vietnam, in mezzo a persone per cui "internet" è spesso una parola vuota di significato. 

Il suo ultimo lavoro, invece, prende di mira Google, capace di entrare con prepotenza nelle nostre vite, senza che neanche ce ne accorgiamo. Minelli, perciò, ha riempito il mondo di adesivi dove al nome del motore di ricerca si affianca quello di un'applicazione che grazie alla location ha un effetto straniante: "Sono partito dal lavoro sulle contraddizioni - racconta l'artista - e mi sono divertito a esplorare la reazione mentale a cui siamo portati dalle tecnologie 2.0 che conducono a un distacco dalla realtà, a non rendersi conto delle diferenze, delle cose ancora da fare nel mondo"". 

"Sono stato colpito - prosegue Minelli - da come in questi anni lo sviluppo tecnologico riesca a far dialogare la gente sui social network, ma invece di dare più libertà alle persone, la gente viene ingabbiata. Ormai il 90 per cento dei discorsi dei giovani ruota intorno a Facebook , la realtà diventa solo quella di quei mezzi, ma è una sorta di pubblicità personale, sembra che la vita sia quella finta. Il mondo reale, però, è una cosa diversa dall'Occidente". 

"Anche io - conclude - uso questi strumenti, ma la gente viene presa da una sorta di distacco percettivo. Google, ad esempio, non sembra pericoloso, ma ormai fa parte della vita di milioni di persone e il fatto che nessuno ne parli dimostra quanto non ci si renda conto di ciò che si fa".