Scienze e Tecnologie » Natura e Ambiente » Inquinamento e Rifiuti

Biocarburanti: a che punto siamo?

Pubblicati nel libro a cura di Ercole Amato per l'Università Europea di Roma gli aspetti scientifici, economici e legislativi di un'importante possibilità di sviluppo per l'Italia.

» Inquinamento e Rifiuti Tiziana Palmieri - 13/03/2009

Fare il punto sullo stato della ricerca, della legislazione e delle iniziative in Italia riguardo i biocarburanti: è su questa analisi che si concentra il libro di Ercole Amato "Biocarburanti e biocombustibili: minaccia o risorsa energetica nazionale?", presentato nei giorni ascorsi a Roma.

La pubblicazione, presentata dall'Università Europea di Roma, in parte deriva dalla giornata di lavori tematici lo scorso ottobre, che ha visto la partecipazione di esperti di settori diversi e specifici: un discorso organico sull'argomento non sarebbe possbile senza toccare gli aspetti economici, legislativi, tecnologici e di ricerca.

A seguito della realizzazione del pacchetto clima-energia dell'Ue, meglio conosciuto come Direttiva 20-20-20, infatti, parlare di biocarburanti è quanto mai attuale, sia per quanto riguarda la tutela dell'ambiente, sia per il rilancio di settori che possono favorire la crescita del Paese. 

Dalle pagine del libro emerge la necessità di un apparato legislativo che faccia chiarezza nel settore con incentivi alla ricerca poiché, se da un lato l'Italia può essere fiera dei risultati raggiunti finora e dei progetti in elaborazione per il futuro, dall'altro l'Europa e il sistema-mondo sono vittime di ritardi o errori strategici proprio per quanto riguarda i 'biofuels'.

La nota dolente riguarda la questione legislativa: con la Direttiva 2003/30/CE, l'Europa si è posta l'obiettivo di sostituire i combustibili fossili con biocarburanti nella misura del 2 per cento entro il 2005, per arrivare al 5,75 per cento entro il 2010. Il primo obiettivo non è stato raggiunto a livello europeo (in questo caso l'Italia si era posta l'obiettivo del 3 per cento per il 2009), e questo non depone certo a favore degli apparati legislativi e burocratici. 

Non solo: sia a livello nazionale che comunitario, i biocarburanti,  e le biomasse da cui derivano, sono oggetto di contenziosi che spesso finiscono in tribunale; questo, a causa delle definizioni di biomassa e rifiuto che entrano in conflitto tra loro. Come mai? Nella Direttiva 2006/12/CE si intende per rifiuto "qualsiasi sostanza od oggetto…di cui il detentore si disfi o abbia l'intenzione o l'obbligo a disfarsene". 

Una definizione piuttosto evanescente, che ha spesso creato problemi nella divisione tra rifiuto vero e proprio e biomassa derivata, invece, da scarti di coltivazioni agricole e della forestazione, compresi i residui delle lavorazioni agricole e della silvicoltura, gli scarti dei prodotti agro-alimentari destinati all'alimentazione umana o alla zootecnia, i residui non trattati chimicamente,dell'industria della lavorazione del legno e della carta, tutti i prodotti organici derivanti dall'attività biologica degli animali e dell'uomo, come quelli contenuti nei rifiuti urbani.

In un quadro del genere, la sensazione dell'opinione pubblica è che l'argomento 'biofuels' sia di difficile gestione e causa di problemi ambientali, economici e legislativi, soprattutto agli occhi dei produttori delle materie prime, come sostiene Marcello Del Ferraro, del Gruppo Oli per Usi Tecnici dell'Assitol: "Dare agli agricoltori indicazioni fumose, che cambiano ogni anno, crea confusione e rallentamenti".

Eppure, i risultati ottenuti in campo sperimentale sono alquanto soddisfacenti: durante la conferenza tematica di ottobre sono stati portati esempi pratici, poi ripresi nel libro, di come la produzione di biocarburanti e biocombustibili non debba necessariamente entrare in conflitto con le coltivazioni destinate all'alimentazione, e anzi possa essere un aiuto per l'eliminazione di rifiuti pericolosi. 

La società di Sviluppo Tecnologico e Ricerca Applicata (Asteria), operativa nelle Marche, ad esempio ha presentato un lavoro sperimentale dove sono stati utilizzati gli oli di scarto di cucina per la produzione di biodiesel con risultati soddisfacenti. Il presidente dell'Asteria, Dante Bartolomei, ha definito il progetto "un successo. Sarebbe interessante provare a recuperare anche altri tipi di rifiuti, magari molto pericolosi o inquinanti".

In questo caso, i biocarburanti e biocombustibili sono da considerare un'ulteriore soluzione per la riduzione dell'inquinamento, dato che contribuirebbero all'eliminazione dei rifiuti dannosi prodotti a livello domestico e industriale.