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Gaza: Shareef Sarhan, fotografare la tragedia

Negli scatti dell'artista palestinese si riesce a vedere senza mezze misure l'orrore della guerra nella Striscia di Gaza, terra che ora più che mai "ha bisogno dell'impegno di tutti per la pace".

» Fotografia Francesco Amorosino - 23/02/2009
Fonte: Shareef Sarhan

Una gallina si aggira tra le macerie mute sotto il sole. Una mano immobile tra il grigio del cemento. Un palazzo lacerato e un bambino stupito. Ma anche sorrisi e volontà di andare avanti. 

Sono alcune delle visioni che Shareef Sarhan ha mandato al mondo da ciò che rimane della Striscia di Gaza, dopo l'ultima guerra tra palestinesi e israeliani. Nato proprio in quel territorio insanguinato nel 1976, Sarhan, fotografo professionista, ma anche designer e pittore, è uno dei membri fondatori del collettivo Windows from Gaza for Contemporary Art e un esponente dell'Associazione degli artisti palestinesi. 

I suoi lavori sono stati esposti in molte nazioni e alcuni degli scatti più forti visti in quei giorni di conflitto sono usciti dalla sua macchina fotografica. Anche se è difficile per un artista uscire dalla Striscia adesso, internet è un valido modo per comunicare e mostrare ciò che resta dopo la tempesta.

Shareef, cosa significa essere un artista nella Striscia di Gaza?
"Significa essere un artista assediato, che non è in grado di comunicare direttamente con gli altri, ma noi cerchiamo di creare nuovi mezzi di comunicazione con il mondo esterno, specialmente noi che non possiamo partecipare alle nostre stesse mostre o a workshop o eventi che accadono fuori dalla Striscia di Gaza: siamo palestinesi di Gaza, e non possiamo viaggiare e muoverci in libertà".

Cosa può fare l'arte, seconto te, per portare un po' di pace? Di cosa ha più bisogno Gaza?
“Forse l'arte può avvicinare la strada per la pace o spianare la strada per la pace, ma la pace è qualcosa di veramente grande che ha bisogno di decisi sforzi politici e un sacco di duro lavoro. In ogni caso questo non succederà se le cose continueranno a essere come sono ora. Quello di cui la Striscia di Gaza ha bisogno è tanto impegno, forse più tempo per la ricostruzione e più stabilità, per permettere ai palestinesi di vivere una vita normale, che sia anche piena di un po' d'arte. Anche l'arte, però, ha bisogno di duro lavoro, comunicazione e supporto”.

Come è possibile rappresentare la distruzione della tua terra in una fotografia o in un'opera?
"Una fotografia può essere un modo veloce e diretto di diffondere la visione del conflitto nella propria terra. Un artista o un fotografo possono riflettere questa immagine di sofferenza di un popolo e di distruzione in un modo artistico che può produrre un eco più forte di migliaia di parole!".

Hai fatto dei nuovi lavori durante la guerra? Cosa ti ha colpito di più?
"Gli artisti interagiscono subito con gli eventi di ogni giorno, perché sono parte della comunità in cui vivono, anche perché gli artisti vedono cose che gli altri non vedono, e ciò rende difficile essere artisti quando si vuole produrre altro che non sia una fotografia per esprimere e mostrare la realtà. Durante la guerra ho interagito a lungo con il conflitto, anche perché avevo altre esperienze di lavoro circa la guerra a Gaza. Ho fatto molte foto e anche alcune istallazioni sulla guerra piovuta sulla mia città, ma anche sulla mia casa e i miei bambini".

Quale pensi sia stata la reazione del mondo alla guerra?
"L'intero mondo ha avuto a che fare con la guerra, le foto, in particolare, hanno avuto un grande impatto nel mostrare la realtà. Israele non ha considerato questo grado di interazione e la solidarietà verso le persone di Gaza. Ora qui noi stiamo cercando ogni giorno di creare una realtà differente anche grazie alla solidarietà internazionale e questo è anche parte del compito degli artisti che vogliono rendere la comunità globale cosciente delle condizioni del popolo palestinese".  

LINK
- Shareef Sarhan sul sito di Windows from Gaza
 
- Shareef Sarhan su Flickr