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Salute migrante: la storia di Ramona, ha rischiato di partorire sotto un ponte

Il caso di una giovane mamma rom salvata dal dottor Calabrò e il suo ambulatorio-contanier.

» Salute e Prevenzione Valentina Difato - 24/02/2009

Un ponte in zona Anagnina: un bel po' di cartoni, qualche coperta e delle lampade ad olio in una baracca fatiscente e malmessa. Questa l'umile dimora di Ramona, nel 2007, durante la gravidanza della sua secondogenita, Maria. Non una parola di italiano, non un lavoro, nessun permesso di soggiorno. Arrivata in Italia dalla Romania solo due mesi prima di rimanere incinta, con il marito e una bambina di cinque anni.

Ramona è bella, lineamenti marcati, eredità dalle donne rom della sua famiglia, e colore olivastro. Traumatizzata dai suoi precedenti sette aborti, la giovane si è subito rivolta a don Paolo, il parroco della parrocchia San Giuseppe Moscati, che attualmente ospita lei e le sue bambine. Grazie alle indicazioni del sacerdote Ramona ha conosciuto l'ambulatorio medico e il dottor Calabrò che l'ha subito presa in cura. A seguire da vicino il quadro clinico della ragazza in attesa, la dottoressa Simona Draghi, ginecologa al Fatebenefratelli.

"Durante la gravidanza seguivo una cura - racconta Ramona - prendevo delle compresse e mi facevano delle punture. Ero una donna a rischio, per questo mi sono rivolta al dottore. Purtroppo al nono mese di gravidanza ho avuto delle complicazioni. Non ricordo quasi nulla di quel giorno, sono svenuta e non so come avrei fatto se non ci fossero stati il dottor Calabrò e la dottoressa Draghi, che mi hanno salvato la vita".

Ramona era in difficoltà, sola con se stessa, il giorno in cui doveva partorire la sua bambina. Dopo molte ore, qualcuno si è accorto di lei, chiamando in causa il personale medico che l'aveva seguita durante i nove mesi. Sola con se stessa, questa donna è rimasta sotto il ponte per ben sette ore prima di essere trovata e trasportata in ospedale. Una grande perdita di sangue ha provocato grandi sofferenze a lei e alla bambina.

"Il caso mi ha colpito sin dall'inizio - ha spiegato la ginecologa Draghi -. La madre della ragazza è morta molto giovane, di parto, perchè aveva una patologia trombofilica, una patologia della coagulazione. Ramona era molto intimorita inizialmente, per la sua gravidanza". "Purtroppo -prosegue la dottoressa - agli sgoccioli del suo travaglio, ha avuto un distacco di placenta per cui è stata trasportata con urgenza al pronto soccorso de Fatebenefratelli, dove è stata operata. È nata così Maria, con tanta sofferenza e delle anomalie piuttosto gravi, che stiamo seguendo tutt'ora".

Maria ha un anno, entra ed esce dagli ospedali, e viene imbottita di farmaci. I suoi genitori sono giovani, senza lavoro, senza documenti e disperati. Sperano solo che qualcuno li aiuti ad ottenere il permesso di soggiorno, in modo da provvedere alla terapia della loro piccola.

Storie di donne, di gravidanze e di nascite. Sono queste le storie che si ripetono più di frequente all'ambulatorio medico di Cinecittà. Almeno una ventina all'anno, le donne in attesa di veder nascere il proprio bambino sono seguite nelle cure e nel parto dal personale medico volontario dell'Associazione Condividi.

Nalla sala d'attesa dell'ambulatorio-container ora ci sono Coco e Amina. La volontaria dell'associazione, addetta alla registrazione delle cartelle, archivia per ogni paziente una situazione clinica, scrivendo nome, cognome, età, patologia e sintomi. Coco ha dei forti dolori di pancia e attende il responso delle analisi del sangue. Fa parte del 'popolo dei tubi', è romeno e vive nelle grandi fognature sotterranee della stazione Anagnina.

Dopo gli sfollamenti dei campi nomadi, persone come Coco sono andate alla ricerca delle parti più nascoste, meno visibili dove rifugiarsi e continuare la loro vita. Tra di loro anche una donna incinta che, per il 'privilegio' della sua condizione, dorme in macchina.

Amina, invece, badante in casa di una coppia di anziani di Cinecittà, chiede al dottore un collirio per il suo occhio infiammato e delle compresse antivertigini. Soffre di questi fastidi già da tempo, da quando ha lasciato l'Ucraina in cerca di lavoro, otto mesi fa; i farmaci sono terminati ed ha bisogno di nuove prescrizioni.