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Fallimenti immobiliari: la truffa di Massarosa
Stessi appartamenti venduti a pił persone e fideiussioni non valide: settanta famiglie travolte dalla crisi finanziaria dell'impresa edile.
Titolo: Segnaletica di lavori in cantiereFonte: dal web
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Massarosa è un piccolo centro di 20mila abitanti in provincia di Lucca, uno di quei paesi dove le persone si conoscono tra di loro e le informazioni circolano col passaparola.
Negli ultimi anni però questo metodo informale per conoscere le cose non ha funzionato e settanta famiglie sono rimaste scottate da uno dei più dannosi tra gli ultimi fallimenti immobiliari. Persone che hanno pagato degli appartamenti in costruzione e hanno perso tutto: sia i soldi versati che la casa.
"Era uno dei più grossi costruttori della zona - racconta Giuseppe Ardito, che rappresenta tutte le vittime - e mi fidavo di lui, perché tutti me ne parlavano bene. Anche un direttore di banca mi aveva detto che con lui i soldi erano al sicuro". Così nel 2006 Ardito non solo ha accettato il compromesso per comprarsi una villetta per sé, ma ha anche firmato il preliminare per l'acquisto di un altro appartamento per il suocero.
La consegna doveva avvenire all’inizio del 2007, periodo in cui, invece, iniziano i problemi. "I lavori nel cantiere - ricorda Ardito - della mia villetta si sono fermati, c'è anche stato un pignoramento. Ho fatto delle indagini e ho scoperto che c'erano molte persone che erano state truffate da lui". Truffate perché l’impresa edile faceva dei doppi contratti, ovvero vendeva la stessa casa a più persone: "La casa di mio suocero - conferma - è stata venduta ad altre due persone, tra le quali un rifornitore a cui doveva dei soldi. In pratica ora sono in tre con lo stesso contratto in mano".
Come al solito a peggiorare la situazione arriva, puntuale, il fallimento dell'impresa, dichiarato dal Tribunale di Lucca nell'aprile del 2008. A quel punto Oldrini, sia per la sua casa che per quella del suocero, aveva versato in tutto 250mila euro. Pensa di essere al sicuro, perché aveva richiesto la fideiussione, che, come prevede il D.Lgs 122/05, doveva tutelare i soldi versati all’impresa poi fallita. Invece arriva la seconda doccia fredda: l'impresa edile aveva stipulato la fideiussione con un intermediario finanziario che non rispetta i criteri della legge citata, e che non risarcisce gli acquirenti.
Alla fine, quindi, le vittime di questo fallimento immobiliare si sono ritrovati beffate tre volte: ditta fallita, doppi contratti e fideiussioni non valide. Persone che hanno perso soldi e visto svanire il sogno della casa, e sanno che difficilmente riavranno indietro qualcosa. La conclusione di Ardito non lascia spazio all’ottimismo: "Siamo in tanti a essere travolti, proveremo a fare un concordato con il curatore, ma dovremmo coprire anche i nove milioni di debito dell'impresa con le banche. E poi - prosegue - risolvere il problema dei doppi contratti, perché alla fine ci sono 70 famiglie che si contendono 58 case. Temo che non riusciremo a risolvere la situazione. Se siamo fortunati tra molti anni ci restituiscono il dieci per cento di quanto abbiamo perso".
Ora quindi le case dell'impresa fallita, già in parte pagate da sfortunati acquirenti, sono in mano al curatore fallimentare e molto probabilmente saranno vendute all'asta.
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