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Basket in carrozzina: la voglia di vincere del Santa Lucia

In campo come nella vita la grinta di ragazzi che vogliono superare difficoltà e avversari.

» Altri sport Gianluca Colletta - 07/11/2008
Fonte: www.hsantalucia.it

Una palestra nella periferia di Roma, lontana dai clamori della stampa e dalle luci delle televisioni. Eppure, in pochi sanno che lì, sulla via Ardeatina, si allenano i ragazzi del Santa Lucia, la squadra di basket in carrozzina più titolata d'Italia. 

L'anno scorso hanno perso la finale scudetto contro la Sincon dream Team Taranto all'ultima partita dei play off e in questa stagione puntano alla loro 18esima finale consecutiva, con la speranza di aggiungere un altro trofeo ad una bacheca già prestigiosa: 16 scudetti, 2 coppe Italia e altrettante Coppe Campioni.

"Quest'anno - dice Carlo Di Giusto, allenatore nonché bandiera storica della squadra capitolina - abbiamo attivato la campagna acquisti nei tempi giusti. A differenza dello scorso anno, quando ci  siamo trovati all'ultimo momento a fare a meno di un giocatore fondamentale come l’australiano Justine Eveson, che è andato in Turchia al Galatasaray portandolo alla conquista della Coppa Campioni, abbiamo lavorato in tempo". "Era già in previsione l'arrivo di Matteo Cavagnini - prosegue - che con le sue caratteristiche, la sua visione di gioco e la sua personalità, può essere fondamentale per riportare il Santa Lucia ai livelli che merita. E anche l'arrivo di giocatori come il belga Sam Bader dal Taranto mi permetterà di ruotare di più gli uomini in campo, di giocare con tre lunghi e avere una maggiore copertura difensiva rispetto all'anno passato".

Già entrando in palestra si percepisce che non è un posto come tutti gli altri. I meccanici curano le carrozzine fin nei minimi particolari e nulla è lasciato al caso, così come ogni cosa all'interno della struttura della Fondazione Santa Lucia, all'avanguardia in Italia per quanto riguarda le tecniche riabilitative. La maggior parte dei componenti della squadra è passata prima dall'ospedale, a causa di incidenti stradali, e poi, mentre si trovava all'interno della struttura, ha conosciuto il basket. Emiliano Rocca è il capitano della squadra, da 3 anni a Roma, 18 sui parquet di questo sport dopo un incidente motociclistico che gli è costato una lesione alla colonna vertebrale che non gli ha più permesso di camminare.

"La squadra penso non abbia bisogno di presentazioni - ci racconta - è la più blasonata che ci sia in Italia e in Europa. È stata una delle prime ad iniziare l'attività sportiva non solo nel basket". Come lui tanti suoi compagni hanno trovato nello sport un nuovo stimolo per affrontare le difficoltà della vita di tutti i giorni. "Per me è stata una delle cose fondamentali. Mi ha aiutato moltissimo a diventare più forte, più autonomo, a confrontarmi con gli altri, mi ha riportato ad uno stile di vita normale. Ho avuto la fortuna che a Torino, la città dove vivevo ci fosse una società di basket in carrozzina, mi hanno contattato e ho cominciato a giocare in A1 e in nazionale, ho partecipato agli Europei alle Olimpiadi, ho vinto due scudetti una Coppa dei Campioni e pian piano è andato tutto per il verso giusto". "Certo - spiega - difficoltà in campo ci sono state come nella vita di tutti i giorni. Nell’88 mancavano molte cose, c’erano barriere e poca assistenza. Adesso la situazione sta migliorando lentamente ma siamo ancora lontani dagli standard degli altri pesi europei, per non parlare poi degli Usa".

Per molti dei ragazzi del Santa Lucia lo sport rappresenta il minimo comune denominatore. Come capitan Rocca, che prima dell'incidente aveva giocato a basket per 3 anni, praticato nuoto e calcio fin da piccolo. Molti suoi compagni hanno avuto un percorso analogo e per questo per loro è stato più facile ottenere risultati anche dopo. 

Tra questi, il neo acquisto Matteo Cavagnini, bresciano e pivot della nazionale italiana. "Il calcio - racconta - era la mia passione. Il fatto di non riuscire più a praticarlo, era stato il trauma più grosso. Poi però lo sport mi ha salvato la vita". "Dopo l'incidente (che gli è costato l'amputazione sotto il ginocchio della gamba sinistra) grazie alla pallacanestro si scopre il piacere di competere, di migliorare". "A distanza di 20 anni - coclude - è la mia vita, si è impossessata della mia vita. Il fatto di non poter fare le stesse cose passa in secondo piano. La mia vita non è cambiata. All’inizio però un incidente come il mio porta ad avere dei complessi e a non accettarsi".

Matteo lavorava, prima di trasferirsi a Roma, in una ditta informatica ma nella capitale ha trovato un ambiente fantastico. "Sto vivendo un'avventura - continua - completamente diversa dalla mia vita normale. Sono qui per dedicarmi solamente al basket tanto che ho preso un'aspettativa al lavoro. Qui c'è tutto a disposizione, mentre io vengo da una realtà completamente diversa ma per fortuna ho portato con me la mia famiglia e le mie bambine".

Grandi aspettative per questa stagione le ha un altro neo arrivato, il pivot Sam Bader. Lui nato in Tunisia e cresciuto in Belgio (dove ha vinto uno scudetto e una Coppa del Belgio), prima di trasferirsi a Parigi dove ha fatto sua anche la Coppa Capioni, già conosceva bene il Santa Lucia. Proprio lui infatti fu tra i protagonisti del Taranto che lo scorso anno negò alla formazione di Di Giusto la soddisfazione di vincere in finale lo scudetto. "Ho deciso di venire qua - spiega - perché mi ha sempre affascinato come squadra e società ma soprattutto come gruppo. Possiede una mentalità positiva che poi si riflette nella vita quotidiana. Tramite lo sport vogliamo far capire al mondo che non c'è differenza tra noi e i normodotati, che siamo atleti come tutti gli altri e nient'altro".

La stagione del Santa Lucia è iniziata nel migliore dei modi. Nelle prime tre giornate ha conquistato altrettante vittorie e ogni singolo giocatore, anche se alcuni per scaramanzia non lo dicono, spera in cuor suo di poter aggiungere un altro trofeo alla già ricca bacheca, che sia Coppa Campioni, scudetto, Coppa Italia o tutti e tre. Tutti vogliono lasciare un segno nella storia di questa società. 

Perché il basket in carrozzina, troppo spesso lasciato ai margini da stampa e televisioni, come ci insegnano le storie dei ragazzi del Santa Lucia, "può anche dare un aiuto alle persone che hanno problemi e sono chiuse in casa. Lo sport è importante e il mio consiglio è di avvicinarsi a questo mondo. È bello da praticare o anche solo da vedere dal vivo". Parola di Bader.


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