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Honduras: il prete calciatore eroe nazionale

La storia di un sacerdote italiano missionario in Honduras.

» Americhe Valentina Dello Russo - 26/11/2008

C'è solo un sacerdote italiano in Honduras, ma lo conoscono tutti. Si è conquistato pagine di giornale grazie alla sua passione per il calcio, questo padre futbolista, ma la fiducia dei più è arrivata solo con le opere, che, in breve tempo, ha saputo portare avanti.

Don Ferdinando Castriotti, 39enne originario della diocesi di Melfi-Rapolla-Venosa, in provincia di Potenza, da quasi due anni  è missionario "fidei donum" nella diocesi di El Paraiso. Quando il cardinale Oscar Andrés Rodríguez Maradiaga, arcivescovo di Tegucigalpa, gli chiese di scegliere un posto in cui andare a prestare il suo servizio, lui cercò il più lontano dalle "isole dei famosi". 

Il dito sulla cartina scivolò proprio su quella località dal nome promettente, dove sorge la parrocchia di San Juan Bautista, immersa fra le montagne e popolata da 90mila abitanti. Di paradisiaco, a parte la denominazione e la natura selvaggia, vi ha trovato ben poco: povertà diffusa, scarsa scolarizzazione, situazione igienico-sanitaria pessima, alcolismo e tossicodipendenza dilaganti.

"Ho oltre cento comunità - racconta il missionario - io vorrei visitarle ogni giorno, ma sono troppo distanti fra loro e per fare il pieno di benzina all’automobile va via l’intero stipendio". Eppure non rinuncia a portare il messaggio: si sposta con un asino, dove non può arrivare la sua jeep. "E' importante salire qui su, sulle montagne - chiarisce - perché le persone vedano che non sono sole e che il messaggio di Gesù può arrivare ovunque".

Don Ferdinando durante i lavori dell'anfiteatro inaugurato il 23 settembre 2008In poco più di un anno, grazie all'autoimprenditorialità, raccogliendo offerte in Italia e Stati Uniti, chiedendo prestiti alle banche, don Ferdinando ha realizzato moltissime opere in sostegno della bisognosa popolazione de El Paraiso. Il "Centro di carità Madre Teresa di Calcutta" raccoglie tre cliniche, una farmacia, una finestra sulle povertà e un centro di accoglienza per gli stranieri. Ci lavorano gratuitamente i fedeli della parrocchia: un volontariato contagioso, cominciato fra i cristiani ed allargatosi anche ai protestanti. Vi hanno accesso solo i cittadini di bajo recurso económico e q uelli provenienti dalle aldeas più lontane, sprovviste di elettricità e acqua potabile, prima ancora che di un pronto soccorso.

Dal primo febbraio di quest'anno, inoltre, la "Casa di riposo don Dante Casorelli" ospita 48 anziani indigenti e malati. Le domande sono troppe e non si riesce a soddisfarle tutte: "Ogni volta che incomincio o termino qualcosa mi rendo conto che c'è ancora tantissimo da fare - spiega amareggiato don Ferdinando - so che non posso risolvere tutti i problemi, ma alcune risposte dobbiamo darle e tante volte, la sera, chiudo gli occhi con la tristezza nel cuore per non essere riuscito a dare il massimo per gli altri!". 

Particolare attenzione è andata poi alle donne, spesso maltrattate, con la creazione di un centro di formazione, di una scuola e internato per bambine povere. Anche per questo è nata la Città dei Giovani, con tante sale, un anfiteatro e campi sportivi. L'ultimo progetto, in fase di completamento, è un centro di recupero per tossicodipendenti, avviato in collaborazione con la Fondazione Exodus di don Antonio Mazzi, grazie all'aiuto di un benefattore.

Due anni intensi, dunque, che hanno portato molti frutti e sono stati scanditi da paginoni sul quotidiano nazionale honduregno El Heraldo. Il giornale più diffuso nel Paese ha dedicato a don Ferdinando due aperture: la prima per parlare della facilità con cui questo religioso italiano mette da parte gli ornamenti sacri e indossa calzoncini da calciatore, primo sacerdote a giocare nella lega nazionale veterani. La seconda volta, invece, è stato inserito fra i dieci eroi nazionali, per i meriti raggiunti con le opere di bene.

Ogni giorno, alla sua porta, bussano madri sole, famiglie povere, padri disoccupati, clandestini, tossicodipendenti, bambini costretti a lavorare. Ogni giorno, lui apre paziente a tutti, ascolta e invita tutti a pregare Padre Pio. Il frate di Pietrelcina è ormai venerato anche fra le montagne di caffé e banani di questo lontano Paese centramericano: don Ferdinando, a lui molto devoto, ne ha diffuso il culto, come ringraziamento per il sostegno che ogni giorno riceve da Lassù.

LINK
- Missione Don Ferdinando
- Articolo di El Heraldo dedicato a Don Ferdinando