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Lavoro notturno: il quadro legislativo

Lavorare di notte č considerata un'attivitą usurante, per questo motivo deve essere remunerata in maniera adeguata e dare diritto ad una pensione anticipata.

» Cronaca Lavoro Sandro Foschi - 10/11/2008

LAVORO USURANTE.  Il decreto legislativo 374/1993 inserisce il lavoro notturno tra le attività usuranti, "per il cui svolgimento è richiesto un impegno psicofisico particolarmente intenso e continuativo, condizionato da fattori che non possono essere prevenuti con misure idonee".  Una legge, quindi, che ammette il lavoro notturno come un fattore di rischio le cui conseguenze sono difficili da attenuare.  Per questo motivo i lavoratori notturni hanno diritto ad una pensione anticipata. 

DEFINIZIONE DI LAVORO NOTTURNO.  La legge 532/1999 è la prima vera norma interamente dedicata al lavoro notturno, che viene definito come "l'attività svolta nel corso di un periodo di almeno sette ore consecutive comprendenti l'intervallo fra la mezzanotte e le cinque del mattino".  Il lavoratore notturno è colui che svolge questa attività per un minimo di 80 notti lavorative all’anno.

DIRITTI DEI LAVORATORI NOTTURNI.  La stessa legge stabilisce una serie di diritti molto importanti.  L’orario di lavoro notturno non può superare otto ore nell’arco di 24 ore, il lavoratore deve essere sottoposto ad accertamenti medici preventivi e periodici a spese del datore di lavoro e in caso in cui sopraggiungano problemi fisici che impediscano lo svolgimento dell’impiego notturno bisogna garantire al lavoratore l’assegnazione di mansioni diurne.  Il lavoratore deve essere informato dal datore sui rischi che comporta l’attività notturna e gli spetta una diminuzione dell’orario di lavoro e un aumento della retribuzione, stabiliti tramite la contrattazione collettiva.  Tutti questi diritti vengono confermati anche dall’ultima norma che regola il lavoro notturno, il decreto legislativo 66/2003.

LE DONNE.  In Italia storicamente il lavoro notturno era vietato alle donne.  Questo è quello che prevedevano le leggi all’inizio del secolo scorso, come la 653/1934, che impediva loro di lavorare di notte nelle aziende industriali.  Una situazione che in Italia resta immutata fino alla fine del Novecento, superando indenne anche il movimento femminista che reclamava pari diritti e opportunità per uomini e donne, ma incagliandosi poi contro le norme europee degli anni Novanta.  In particolare è la direttiva Ue 104 del 1993 ad abolire il divieto di lavoro notturno per le donne.  L’Italia tarda a recepire questa direttiva, motivo per cui, nel 1997, viene sanzionata.  Come conseguenza l’Italia cambia le sue regole con la legge 25/1999, che vieta il lavoro notturno solo per le donne in stato interessante, dal momento dell'accertamento della gravidanza fino ad un anno di età del bambino.

LEGGI
- Decreto legislativo 374/1993
- Legge 532/1999
- Decreto legislativo 66/2003